Things I know

 


- È qui.
Anche stamattina.


Sta sorseggiando un caffè nero, amaro c’è da scommettere.
Io ormai ho imparato che è l’unico modo in cui lui riesce a prenderlo.
E poi ne riconosco l’odore!
Oh, non prendetela nel verso sbagliato, non è che io sia proprio una fanatica del caffè… È solo che mi tiene in vita! Tutta colpa di mia madre! Deve essere genetico…
E, credetemi, SO qual è l’odore di un buon caffè zuccherato con panna.
Quell’aroma dolciastro che sembra avere il potere di riscaldarti anche solo aspirando. Quel calore che riempie i polmoni e scende in ogni cellula del tuo corpo, provocando quel leggero brivido… si! Devo essere drogata!


Ecco! Ha girato un’altra pagina.
Sta leggendo. Non riesco a vedere bene da qui quale libro sia stavolta.
Ma deve essere bello. Naturalmente lui lo negherebbe… intendiamoci: ha la sua reputazione da mantenere!
Ma io so che gli piace. Lo capisco da come gira le pagine, impaziente. Dalla linea sottile che prendono le rughe della fronte. Anche se deve essere un testo difficile. A giudicare dal modo tutto suo con cui a intervalli irregolari si passa le mani nei capelli.
Tristan ha sempre avuto dei capelli impossibili! Biondi e morbidi, o si! Ma completamente, perfettamente indisciplinati! Come se fosse appena sceso dal letto. anche nelle rigorose uniformi della Chilton…


Tra poco, come di consueto, mi noterà. Mi farà uno dei suoi saluti accennati, sollevando una mano e tenendo il segno della pagina con l’altra. Leggerà ancora una decina di minuti. Poi ordinerà un altro caffè. Zuccherato, macchiato. Per me stavolta. E verrà a sedersi al mio tavolo. Apprezzo che non mi abbia mai chiesto di raggiungerlo al suo. Sembrerebbe un’invasione del suo spazio. Oppure un appuntamento.
E noi siamo fuori da entrambe le cose.


È strano! Questo ragazzo ha reso un inferno i miei primi due anni di scuola superiore!
O almeno credo fossero stati i primi due anni… non posso ricordare esattamente: passava troppo tempo in sospensione, anche quando c’era!
Eppure ora il suo prendermi in giro non mi secca come in quegli anni.
Continua a chiamarmi Mary. È chiaro.
E io continuo a ritenerlo il mio insulto biblico preferito…
Ma il modo in cui lo dice adesso è più soft.
E poi ci sono quei momenti in cui mi chiama Rory. Con quel modo tutto suo di carezzare le lettere del mio nome con la sua voce arrochita.
Come quando mi strinse un plaid sulle spalle e mi disse “andrà tutto bene Rory. Lo supereremo.” Il giorno in cui Jess venne a trovarmi qui al college per dirmi che era finita. O quando mi chiese “sei disposta a fare una cosa irresponsabile con me Rory?” E io gli dissi che fino a che non mi avrebbe uccisa sarei stata al gioco! Avrei dovuto saperlo che mi avrebbe trascinata nella piscina riscaldata del campus in piena notte. E che si sarebbe spogliato fino ai boxer aspettandosi lo stesso da me… finì che lo gettai in acqua. E rimasi a guardare. Almeno fino a quando lui non si decise a venire a prendermi per gettarmi nella piscina vestita. Credo di avere ancora gli strascichi di quel raffreddore… anche se sono passati due anni.


“ciao Mary” dice. Ha in mano il consueto monouso. Me lo porge. E poi mi fa l’occhiolino “da quanto tempo eri li ad ammirare la mia bellezza incomparabile?”
“potrei risponderti… ma non vorrei far esplodere il tuo ego Tristan!”
“Oh tesoro, le tue parole uccidono!” e quando lo dice si tocca il cuore e fa una smorfia sofferente. “Tristan, se avessi questo potere ti assicuro che ne farei buon uso!”
“davvero?”
mi chiede con voce calda. Sembra sempre che sottintenda qualcos’altro in alcuni momenti…
ed è in quei momenti che un brivido mi corre lungo la spina dorsale…
“in effetti Ror ricordo che anche alla Chilton ero il tuo bersaglio preferito!”
“semmai il contrario…”
ecco, già cambiato argomento, qualsiasi innuendo volatilizzato.
“…e poi allora eri un tale idiota!”
“fa pure. Infierisci!”
“non prendertela a male…”
“no, tranquilla. Non so nemmeno come devo prenderla…”


Ecco. Questi siamo noi.
Due amici che cercano di non fare caso alle cose che non tornano.
Voglio dire, non vi aspettereste di rimanere a fissare la bocca di un vostro amico per ore intere, sperando che lui non se ne accorga e immaginando come potrebbe essere la sensazione di dividere la stessa aria il secondo prima di sentirla sulla vostra…


“che vuoi dire?”
“non mi sento diverso da allora Ror. Sono lo stesso Tristan di sempre. Ma tu ogni tanto ripeti questa cosa. in che sarei diverso, sentiamo? Ho ancora lo stesso vizio di mangiarmi le unghie, lo stesso aspetto…”
“capelli appena più lunghi, e meno lisci”
“… le stesse auto”
“di cilindrata più potente”
“lo stesso modo di vestire”
“non saprei, ti ho quasi sempre visto in uniforme, ma non sembravi il tipo casual che sei adesso”
“ho ancora un fan club ufficiale”
“questo è vero, ma io non lo chiamerei fan club. Quelle sono proprio grupies!”
sorride Tristan, e sembra quasi riflessivo.
“attenta Gilmore! Potrei pensare che sei gelosa!”
“attento Du Grey potrei pensare che ti interessa!”
sorride ancora, ma stavolta il sorrisa si fa triste “ho ancora i miei vecchi problemi con i miei” abbassa la voce di un tono o due. Perché so che non vorrebbe dirlo, anche se è la verità “odio ancora mio padre…”
e io mi concedo una delle confidenze di cui non siamo soliti abusare. E gli carezzo la guancia e poi la tempia, scherzando con un ricciolo.
La cosa più bella è che le parole non servono. Lui sa che non lo giudico, che può dirmi qualsiasi cosa.
“forse non ti senti diverso, ma lo sei” comincio a dire annegando nel nero castagna del mio caffè. “e non perché prima fossi peggiore. Sei diverso perché sei cresciuto. E il ragazzino che eri si è trasformato nell’uomo che stai diventando. Tristan nessuno ti conosce meglio di me. E nessuno ti ha visto maturare tanto in tre anni di college. Eri già un po’ cambiato perfino quando sei arrivato a Yale il primo giorno.
Io continuo a dire che la scuola militare che tuo padre ti costrinse a frequentare ti ha fatto un gran bene!” sorrido e finalmente lo guardo di nuovo.
So che non è d’accordo con me.
Infatti storce la bocca “prova a ripeterlo dopo che per due anni sei stato costretto a svegliarti alle cinque del mattino per evitare la fila nei bagni!”
Mi guarda e poi mi prende la mano “te lo ricordi?” poi dice.
oh, si. Mi ricordo.


Stavo trascinando il mio ultimo borsone verso l’ascensore. Quando la sua voce “posso aiutarti dolcezza?” mi chiese. Il suo sorriso più falso e smagliante stampigliato in faccia “Mary!!” esclamò quando mi riconobbe “così siamo di nuovo tu ed io!”
“è Rory” dissi ormai, senza speranza
“già, certo. Certe cose non cambiano!” cercò di togliermi da mano il mio bagaglio
“e no! Adesso invece dovranno cambiare! Non sono disposta a sentirmi chiamare Mary ancora una volta! non sono disposta a sentirmi chiamare da te affatto! Perciò Tristan se non vuoi ritrovarti molto male stammi alla larga!” sbottai.
Non era esattamente un bel periodo per me, con Jess e il resto, ma non posso ammettere di non aver pensato ogni singola parola. Forse avrei potuto dirglielo in un modo che più si confaceva al mio stile di brava ragazza. Ma proprio non ce la feci.
E invece di cominciare una battaglia verbale come era lecito aspettarsi lui si limitò ad annuire e a issarsi sulla spalla il mio borsone. “tranquilla Gilmore, me ne starò lontano!”
disse premendo il pulsante per richiamare l’ascensore. E io mi sentì un verme.
“Tristan… non volevo essere così scortese. Ma tu… sembri avere il potere di risvegliare il peggio di me!”
“tranquilla” disse davanti alla mia mortificazione. E io scoprii che mi stava già facendo il suo famoso occhiolino. Il primo di una lunga serie.
Le porte si aprirono e lui entrò, poggiando finalmente a terra il mio borsone.
E io, stupidamente gli pulii con la mano la spalla impolverata.
“allora Mary…” disse cautamente aspettando una mia reazione. E io sospirai.
“… a che piano?”
Le porte si chiusero.


“eri così arrabbiata perché ti avevo chiamata Mary!”
“tu invece non sembravi per niente sorpreso di vedermi! Voglio dire, tutto il mondo sapeva che sarei andata ad Harvard. E tu, due anni dopo il nostro ultimo incontro mi ritrovi a Yale e non fai una grinza…”
“bè, Rory Gilmore, se c’è al mondo una donna che è sempre stata capace di sorprendermi e fare l’esatto opposto di ciò che io mi aspettavo da lei, quella sei tu! Ormai è una specie di abitudine!”
“una bella abitudine” gli faccio eco “nessuno meno di me immaginava che un giorno ti avrei rivisto. Anzi, se cinque anni fa mi avessero detto che noi saremmo diventati… quello che siamo, lo avrei mandato in terapia da un competente neuro-psichiatra!”


“che ci vuoi fare?” dice alzandosi e scostando la sedia rumorosamente.
Mi alzo contemporaneamente a lui.
“le cose cambiano!” dice chinandosi per lasciarmi un bacio sulla fronte.
E io SO che non è il tipo di bacio che si darebbe a una sorella o ad una migliore amica.
Perché mi stringe le braccia attorno alla vita e rimane qualche secondo più del necessario con il capo tra i miei capelli. E anche io lo stringo.
Solo perché mi piace sentire il suo corpo solido vicino al mio. Tristan è uno di quei rari ragazzi capaci di farmi sentire femminile e desiderabile, fragile e forte.
Forse perché mi da alla testa…
Si stacca da me, un po’ imbarazzati entrambi.
La verità è che nessuno di noi due sa cosa fare. Rischiare la nostra amicizia…
Nessuno di noi due vuole prendersi la responsabilità…
Ridacchia. “ora vado che ho lezione di diritto penale”
Già… non lo sapevate? Tristan vuole fare l’avvocato.
“oggi sei deliziosa, MARY!” mi grida dall’ingresso della caffetteria, già per metà voltato.
Già…
Per fortuna alcune cose non cambiano.

THE END