SKEPTOMAI
(The Game We Play)

Who knows? Not me
I never lost control
You're face to face
With the Man who Sold the World

‘The man who sold the world’ – Nirvana

A Liz.
Perchè ha scritto SottoPelle. Perché di quella storia mi deve ancora un seguito.
E perché così spero di comprarmi quel famoso lieto fine che lei non sa ancora se potrà scrivere.

A Ale.
Per il suo compleanno.
E perché è sempre meravigliosamente Ale.

Lost. Spoiler per tutte le stagioni, compresa la quarta.
Le frasi virgolettate e in corsivo sono tutte tratte dalle puntate finora trasmesse in Usa e tradotte da me, perciò potreste trovarle diverse da quelle del nostro doppiaggio. La serie in italiano non l’ho mai vista completa.

Non scrivo a scopo di lucro. Non intendo violare copyright. I personaggi non sono miei, ma appartengono alla ABC, a JJ Abrams e a quanti ne detengono i diritti.

Il titolo della storia mi è stato gentilmente suggerito da MargotJ (e lei mi ricorda di essere arrivata a quest’idea dopo molti tentativi, che non riportiamo qui per decenza) , ed è una parola greca che significa ‘ricercare’.


PRIMA PARTE
(Sawyer)

There's a game life plays
makes you think you're everything they
ever said you were
Like to take some time
Clear away everything I've planned

Was it life I've betrayed
for the shape that I'm in
It's not hard to fail
it's not easy to win
did I drink too much
could I disappear
and there's nothing that's left but
wasted tears

There's nothing left but wasted years

‘Wasted years’ - Cold

Lasciami andare.
Lo so che lo vuoi.

Il gioco era iniziato così.

Uno sguardo di troppo.
Una sfida lanciata e raccolta.
Una risata di scherno, un pugno, un trionfo.
E su tutto… parole usate come armi appuntite. Per ferire e mascherare.
Per nascondere la verità che spaventa.

Prima c’era stata la ragazza.
Poi le armi.
Poi la leadership.
Poi di nuovo la ragazza.

Poi qualcosa non era andato secondo i piani. E la storia diventava meno divertente.

Vincere…

Ho la donna che vuoi tu.
Ho la stima dei tuoi amici, che si fidano di me.
Ho il potere per diventare un tuo alleato, eppure ti mostro che di te non ho bisogno.

… non gli dava la minima soddisfazione.

È questo che stavi aspettando?
Non vedevi l’ora di essere ancora un eroe.

Il sangue era caldo, colava.
L’arteria del braccio sinistro pompava a tempo con il suo cuore, indebolendolo ogni momento.
Ogni momento che passava il suo corpo era più vuoto.
Di vita. Di voglia di vivere.

Finché Jack non gli aveva impedito di muoversi e aveva premuto con le dita all’interno della ferita.
Le dita di Jack sono lunghe e fredde dentro la sua carne.

In quel momento, in quello stato febbrile aveva detto una cosa vera. E una grossa bugia.

Ehy Jack, se la situazione fosse capovolta io ti guarderei morire.

Si, l’avrebbe guardato morire.
A Jack avrebbe voltato le spalle.
L’aveva già fatto, quando il dottore era rimasto bloccato alle grotte sotto cumuli di rocce e terreno.
Nessuna sorpresa.

“Che stai facendo?”
“Quello che faccio sempre.Sopravvivo.”

L’avrebbe guardato morire.
Gli avrebbe voltato le spalle.
Ma non voleva davvero che Jack si arrendesse.

Lasciami andare, lo so che lo vuoi…

Quella era una provocazione.
Una tentazione.

Vuoi lasciarmi andare Jack?
Puoi sopportare di vedermi morire?
Io si, io lo farei.

Ma allo stesso tempo non voglio che tu ti arrenda.

“Stai zitto! E non muoverti.” – gli aveva intimato Jack, vicino al suo viso madido. Vicino alla sua bocca screpolata e troppo bianca.

Chissà perché… forse l’adrenalina, forse il dolore pulsante e intermittente ai polpastrelli… non aveva sentito il pugnale tagliare, solcare pelle, muscoli e tessuti, affondare nel posto sbagliato.

Aveva gridato d’istinto.
Era finito in terra, e Sayid lo aveva fissato con orrore.

Ma Jack aveva sfilato la lama. E aveva affrontato quel sangue denso, che lo abbandonava innaffiando il fango, con efficienza.
Jack era una macchia grigia sopra di lui. Più che vederlo ne sentiva il calore, l’odore.

Kate era una figura più definita, verde e bruna. Terra, cielo e fronde degli alberi. Aveva ancora il suo sapore nella bocca, ma il mondo aveva la forma delle mani di Jack.

Si, ti guarderei morire, perché altrimenti sarai tu ad uccidermi.

***

Il gioco era iniziato così.
Come un gioco.

Mi prendo la ragazza, i tuoi amici, le tue armi, il tuo ruolo.
Si, anche le tue medicine…

“Mi stai minacciando?”
“Ultima chance Doc.”

Mi prendo tutto.

Tutto quello che vuoi e che possiedi.
Perché è te che vorrei e non ti posso avere.

Il gioco era andato avanti pensando che sarebbe rimasto un gioco.
Ma niente rimane uguale a se stesso.
Nemmeno gli esseri umani.
Soprattutto gli esseri umani.

E Sawyer aveva iniziato a capire alcune cose.

Che sarebbe voluto essere come lui, per esempio.
Si, come il buon dottore.
In un mondo alternativo, dove James non aveva mai visto suo padre uccidere sua madre e poi spararsi, avrebbe voluto essere esattamente come Jack.

“Non dirmi che ti stai paragonando a lui…”

Uno che vale qualcosa, senza bisogno di barare alla roulette russa che è la vita.

Ma James era nato James, ed era diventato Sawyer.
E alla roulette russa avrebbe perso se non avesse imparato a ingannare gli altri.

***

Peccato non si potessero ingannare anche i proiettili.

Se ne era beccato uno in una spalla per proteggere il ragazzino. Ma non era servito a niente. Nulla di eroico e nemmeno di risolutivo.

L’oceano era freddo, come le dita di Jack. Ma pungeva e soffocava.
Non era grigio e mite, incorniciato dal sole.
Era un muro nero che gli bruciava i polmoni.

Mentre Sawyer cercava di nuotare e ritornare a galla, con le riserve di ossigeno al limite, pensò che poteva morire senza respirare mai più l’odore di Jack.
E quando aprì gli occhi nella jungla su una barella improvvisata, trasportato di peso da mani irriconoscibili, pensò che Jack poteva essere vicino o lontano.

Non avrebbe fatto la minima differenza.

***

Non l’aveva capito o aveva ignorato di saperlo, ancora per molto tempo.
La coscienza, i ricordi, l’inconscio, mischiavano gli eventi e la loro linearità nella sua mente.

Stava affogando.
Poi si trovava nella jungla.
Poi era su un letto di foglie marce, con un coltello nel braccio e Jack sopra di lui.
Era in un bar, a Sidney. A parlare con un uomo già morto.
Nel letto di una donna troppo simile a mille altre.
Era sotto la pioggia, con una pistola in mano.

Ma l’acqua stranamente usciva da una doccia.
E l’incontro con le maioliche e il getto gelato, fu uno shock.

Mugolò, sentendosi andare a fuoco, mentre delle mani… non sconosciute, non irriconoscibili… Jack. Le mani di Jack.

Quelle mani lo avevano spogliato, con un panico latente, una fretta incontrollabile.
Mani che lo sorreggevano, solcavano la sua pelle nuda alla ricerca di altre ferite.

Jack, la voce di Jack.
Jack che allontana qualcuno. “Non ora, pensa al bottone, John.”

Mani che ispezionano la ferita e che, come sempre, lo salvano.

Non lasciarmi andare.
Salvami da me stesso.

***

Aveva capito che il gioco non era affatto un gioco, quando Kate gli aveva detto che Jack li aveva visti su un monitor.
Jack lo aveva visto mentre entrava dentro di lei.
Lo aveva visto mentre godeva.

Saperlo poteva avere un fascino perverso.
E in altri tempi, in un altro mondo, avrebbe suggerito una cosa a tre e fatto qualche battuta sconcia con un’alzata di spalle.

In quel momento, mentre pensava a Jack, tenuto prigioniero dagli altri, che lo osservava su un monitor fottere Kate, non aveva voglia di ridere.

Aveva voglia di spaccare la faccia a tutti quei sadici guardoni che avevano messo in gabbia lui e la ragazza, come bestie da far accoppiare, e lasciato Jack dietro a un vetro.

La cosa peggiore è che dietro a quel vetro Jack non era solo.
C’era Juliet con lui.

“C’è qualcosa che vorresti chiedermi Sawyer?”
“Si. Voglio sapere perché combatti contro ognuno di noi per proteggere lei.”

Sawyer odiava che Juliet fosse così bionda, sottile e determinata.
Odiava i loro sorrisi e sguardi complici.
Odiava che avessero la medicina in comune e che lei potesse essere sul serio in gamba.

Sawyer la odiava.

“Allora, ti stai già scopando Jack?”
“No. E tu?”

Si, la ragazza oltre ad essere in gamba, pareva immune al suo fascino. A quanto pare aveva occhi solo per il dottore.
Niente a che vedere con la bruna. E si vociferava che Jack le preferisse bionde.
Juliet sulla carta aveva già vinto.

“È per questo che mi sei saltata addosso la notte scorsa, hai visto Jack e Juliet…”
“Non è per questo.”
“Ah no? Non sei tu che mi usi, Freckles. Basta chiedere.”

In quel momento aveva capito che non era un gioco.

Poteva perdere Jack.
Poteva sfuggirgli.

Jack era prossimo a voltargli le spalle.

Andiamo non arrenderti.
Lo so che non è ciò che vuoi…

***

“Sei ciò che di più vicino ad un amico io abbia mai avuto.”

Ricordava perfettamente quando gliel’aveva detto.
Ricordava il gesto di gettare indietro la testa per sbarazzarsi di ciocche troppo bionde.

Ricordava gli occhi smarriti di Jack, la sua espressione incredula.

Gli occhi di Jack cambiano colore.
Diventano marroni passando per il verde.

E sembrano fragili come cristallo se sono pieni di lacrime.

“… e questo tizio, Christian, mi dice che vorrebbe avere il coraggio di prendere il telefono e chiamare il figlio, dirgli che gli dispiace, che è un medico migliore di quanto lui stesso non sia mai stato, che è fiero, che gli vuole bene. Qualcosa mi dice che non ha mai fatto quella telefonata.”

Forse era quello il momento.
Vita e morte. Un padre e un segreto.
Una confessione e un lampo di complicità.

No, non è un gioco.
E se lo è, io non voglio vincere.

***

“Tu sei ancora fermo alle regole del mondo civile Jack.”
“Perché, tu dove sei?”
“Io? In territori selvaggi…”

Non si erano mai parlati senza antagonismo.
Senza quella sottile corrente di push/pull che rappresentava alla perfezione la dinamica del loro rapporto.

Mi vuoi salvare Jack?
Se anche volessi non è detto tu ci riesca.

“È tutto qua?”

Di cosa sei capace?
Un pugno, un secondo…
Sei capace di legarmi ad un albero e di lasciare che l’iracheno mi torturi.
Ma non avrai nessuna reazione da me.

“Mi chiedevo quando avresti smesso di giocare pulito…”

Contiamo le tacche sulle nostre cinture, dottore.
Vinco sempre io.

Ti ho preso la ragazza.
Quella viva e quella morta.

Ma non ho ottenuto niente.
Non mi hai odiato e non ti sei ingelosito.

“Si, lo so. Tu l’ami.”
“Che hai detto?”

Forse non è colpa tua.
È mia.

Sto giocando per perdere.
Contro le mie stesse regole.

***

“Perché non mi dici che succede? Non ti importa più dei tuoi amici, va bene. Ma sembra che non ti importi più di nulla.”
Ha ragione la ragazza.
Non mi importa più di nulla.

Ho ucciso il vero Sawyer e non ho provato niente.
Se non un profondo senso d’ingiustizia per quell’azione.
Non avrei dovuto, ma non l’ho capito in tempo.

Ho aspettato tutta la vita di assaggiare la vendetta, senza sapere che il suo gusto è assolutamente insapore.
Vagamente amaro.

E Jack?
Che sapore ha Jack?
Forse ho paura di scoprirlo…

“Ciò che spaventa di più è perdere un’opportunità.”

***

“Che fai qui Doc? Tu hai le tue ragioni, io le mie.”

Micheal.
Micheal aveva fatto un gran casino.
Li aveva traditi e venduti.

E si ritornava alla ragazza.
Alla prigionia, alle gabbie, ai monitor. A Juliet.

Già, centrava sempre una ragazza.
Sawyer non era geloso di Kate. Né la usava.
A Sawyer, Kate piaceva.
E la voleva.

Perché Jack la voleva. Tra lei e il dottore c’era un legame sotterraneo.

Kate era quanto di più vicino a Jack che Sawyer potesse avere.
Kate che era stata con lui la prima volta, perché pensava che fosse un condannato.

“Ti senti in colpa. E non parlo di Jack. Ti senti in colpa per noi. Lo so che l’hai fatto perché pensavi che ero un uomo morto.”

Kate non gli si negava.
Kate stava con lui e poi tornava da Jack.
Kate litigava con Jack e cercava ancora lui.

Era un tramite, un filo, una pallina che continuava a rimbalzare tra loro.
Jack era il vertice del triangolo isoscele.
Lui e Kate invece stavano alla base.

A quel punto poteva anche essere un gioco, non aveva più molta importanza.
Ma la posta era salita.
All’improvviso la partita era diventata pericolosa.

E nei giochi pericolosi Sawyer si era sempre sentito a suo agio.

“Io non ho mai fatto una cosa buona in vita mia.”

Ma quel confronto inizia a diventare inevitabile.
Jack è il nostro leader, anche se mi affanno a negarlo. Jack è giusto, saldo, onesto. Ha dei valori per cui si farebbe uccidere. Jack non si tira indietro, non fa le scelte più comode per se stesso e non esita a premere il grilletto o a sporcarsi le nocche di sangue. Jack è tutto ciò che io non sono. Anche su questa maledetta isola.

“Come vuoi Doc. Sei tu l’eroe.”

Jack non potrà mai salvarmi perché non potrà mai volermi.
Eppure…
Non è detto che le cose vadano come previsto.

Stupiscimi Doc.
Stupiscimi, salvami, liberami. E poi… si, magari fottimi.

***

Non lasciarmi andare.
Lo so che non è ciò che vuoi.

Forse avrebbe avuto un senso dirlo.
Forse Jack l’avrebbe ascoltato. Forse… si, forse, sarebbe cambiato qualcosa.
Oppure niente.
Ma almeno Sawyer avrebbe smesso di sentirsi un codardo.

“Io… io non sono una brava persona.”

Ed essere coraggiosi non è facile.
Non quando si tiene così tanto a ciò che si può perdere.
La posta è troppo alta.

Non è un gioco.
Non è un gioco, dannazione!

***

Jack era bello e fiero. Stagliato contro il cielo blu del pomeriggio e il mare agitato.
La spiaggia veniva mangiata un po’ di più a ogni onda e lo iodio lo investiva come una nuvola, come un banco di nebbia, mentre il sole calava.

Sawyer non l’aveva mai visto così. Non si era mai concesso di osservarlo e farsi travolgere dalla marea che gli montava dentro.

“State partendo alla ricerca della dinamite… quando tornerai noi saremo in mare aperto. Direi che allora questo è un addio.”
“Buona fortuna Sawyer.”

L’ultima volta si ricordava ancora perfettamente com’era andata.
Si c’era stato l’addio. E Sawyer aveva compiuto per Jack una delle poche azioni disinteressate della sua vita.
Quel Christian… non doveva essere un buon padre. Ma nemmeno il suo lo era. E Sawyer ancora lo sognava. Lo identificava con un cinghiale e ripensava alle macchie del suo sangue che si allargavano sotto il letto dove era rifugiato.
Ripensava alle braccia dei soccorritori che avevano dovuto sollevare la rete arrugginita nella sua cameretta, per tirarlo fuori da quel nascondiglio.
Tante braccia sconosciute nella sua vita. Tante mani che l’avevano toccato. Mani di cui non gli importava niente.
Tranne le mani di Jack.

E così gli aveva regalato la chiusura col passato.
Quella che a lui mancava e che nessuno al mondo, nemmeno uccidere il vero Sawyer, poteva dargli.

Ora, mentre si preparavano a un altro addio, più definitivo e sconcertante, non aveva parole da dirgli. Non aveva verità e segreti da regalargli.
Se non uno soltanto.
Un segreto, il suo, che si sarebbe portato nella tomba.

Perché come dirti che ti voglio…
Che aspiro al tuo senso di giustizia, alla tua lealtà.
Come dirti che ti ammiro e che…

“Direi che questo è un addio…”
Sawyer aveva camminato lentamente verso l’inevitabile. Le mani nelle tasche dei jeans, il viso basso. I capelli nel vento contrario gli coprivano la faccia. E gli strappavano l’odore di Jack, portandolo lontano dalla costa, come uno scherzo beffardo.

Jack si era voltato. I capelli cortissimi spruzzati di grigio e la barba di qualche giorno. Un’espressione indecifrabile e occhi troppo scuri per essere sereni.

“Non sei contento Doc? Stai per tornare al mondo civile…”

Jack sorrise imperscrutabile, abbassando il mento e donandogli un profilo controluce.
“Non so se sto facendo la cosa giusta, Sawyer.”
“La cosa giusta Jack? Non pensare a ciò che è giusto. Pensa a ciò che vuoi.”

Jack ritornò a guardarlo. “E tu cosa vuoi James?”

Per Sawyer sembrò un giro di vite.
L’attimo che fugge.
L’occasione da cogliere o da non rimpiangere.

Voglio essere salvato.
Voglio sopravvivere.
Voglio che qualcuno creda in me.
Voglio credere in me stesso.
Voglio che tu mi voglia.

“Io?”
Aveva allargato la bocca, per deriderlo, e le fossette erano apparse nel suo viso scavato.
“Cosa voglio io, Doc?”

Jack annuì. Probabilmente intuiva che non avrebbe ottenuto la verità.
Un truffatore rimane tale, e le menzogne sono la sua unica merce.

Sawyer lo fissò dritto negli occhi.
Mentire così richiedeva talento. Ma il dottore doveva credergli.
“Ho già qui con me tutto quello che desidero.”

Jack. La sabbia. E la sua ombra sempre più lontana.

***

“Per te è tutto come un gioco, non è vero?”

Jack sembrava arrabbiato, fuori di sé.
Gli occhi sgranati, i muscoli tesi.
La notte lo disegnava, lo accompagnava e lo rendeva un bellissimo miraggio, come le illusioni del sole nel deserto.

“Un gioco Doc, che vuoi dire?”

Sawyer si era allungato nella sabbia, poggiando sui gomiti. Era rimasto lì fin da quel pomeriggio, da quando si erano parlati. Seduto sulla sabbia calda, tiepida e poi sempre più fredda. A contare le ore fino al mattino.

“L’isola. Restare qui. Dire addio all’ultima occasione che ti sarà concessa.”
Jack non lo guardava mentre gli parlava.
Si muoveva come una belva feroce, costretta in una gabbia. Si sentiva scoppiare.
“Ma come puoi?”

Il vento ora soffiava da mare. E Sawyer inalò una lunga boccata di quell’aroma salmastro. Jack. Finalmente l’odore di Jack.
Jack odorava di pelle sudata, di sole, di jungla.
Jack nascondeva un’insospettabile lato selvaggio.

“Vuoi sapere perché ho deciso di restare?”

“Guardati James. Certo, su quest’isola sei coraggioso, capace e attraente, sei qualcuno. Ma nel mondo reale non sei altro che un artista della truffa che non potrà mai competere con un chirurgo di prima categoria.”

Jack lo fissò, gli occhi determinati, il viso immobile.
“Voglio sapere perché ti stai tirando indietro.”

“È facile.”
Sawyer si tirò in piedi.
Convenientemente, per non doverlo guardare mentre gli diceva l’ennesima bugia.
“Perché non ho niente per cui valga la pena di tornare.”

Non è un gioco? Ho paura di scoprirlo.
Andiamo non arrenderti, lo so che non è ciò che vuoi…

Jack lo fissava con enormi occhi spiritati. Cercava di controllarsi, ma la rabbia era nel disegno delle vene che gli si gonfiavano sulle braccia, mentre stingeva i pugni.
“È questa la verità?”

Sawyer gli arrivò ad un passo.
Si, l’odore e il calore di Jack…
“Ti dirò la verità se anche tu me la dirai.”

Dimmi qualcosa di vero Jack.

Una patina di stupore incredulo gli scese sul viso. Gli occhi di Jack si appannarono.
“Sei il mistero che non mi spiegherò mai. La soluzione dell’enigma che mi sarà sempre negata.”

Le mani, come di una volontà propria, risalirono alla camicia di Sawyer e si chiusero attorno alla stoffa logora. I loro volti erano vicini, e ognuno respirava il respiro dell’altro.
Jack chiuse gli occhi. E gli disse qualcosa di vero, ma non osò guardarlo.

“Eppure basterebbe una tua parola. E io domani non salirei su quella nave.”

E Sawyer, in un lampo, semplicemente comprese.
Non poteva essere salvato da Jack.
Non poteva.
La sua salvezza esigeva un prezzo troppo grosso.
Non poteva e non voleva che fosse Jack a pagarlo.

“Ma devi Doc. Devi salire su quella nave e andartene da questa fottuta isola.”

“Devo?” gli domandò Jack, quasi smarrito. La presa sulla sua camicia che si allentava, movimenti appena accennati che arretravano.

Sawyer sorrise. Tutto bocca, denti e tristezza.
“Devi. Perché tu qui non hai niente per cui valga la pena di restare.”

***

La nave di Naomi si allontanava, con il suo cadavere a bordo. Povera ragazza, aveva provato ad aiutarli e ci aveva guadagnato un coltello nella schiena.
Del resto Locke sosteneva che si trattava solo di manipolazioni, la loro vita era come uno strumento nelle mani dei pochi che reggevano le fila della storia.
I segreti dell’isola e gli scopi di chi voleva impossessarsene rimanevano oscuri e Sawyer fondamentalmente se ne fotteva.

L’unica cosa importante era sapere che Jack era su quella nave. In rotta verso l’America. Al sicuro da tutto ciò che di minaccioso aveva provato a fagocitarlo.

Jack era salito a bardo.

“Era ora cowboy… Non pensavo ne fossi capace.”

Lascialo andare, James.
Anche se non vuoi.

Cazzo.
Non era abituato. E gli sembrava dannatamente stupido.
Non aveva mai compiuto una buona azione in vita sua.

E non aveva rinunciato per proteggere Jack.
Non era quello il motivo.

Non perché non voleva trattenerlo su un’isola fantasma dove si muore ogni giorno, o forse si è già morti.
Nemmeno perché allontanandolo da sé evitava di trascinarlo nel disastro che era la sua vita.

L’aveva fatto perché preferiva essere un rimpianto, piuttosto che un rimorso.

“Una tigre non cambia pelle.”

“Questa è la differenza tra noi.”

Jack poteva restare e un domani accorgersi di aver fatto uno sbaglio.
Accorgersi, capire, se già non lo sapeva, che lui, Sawyer, non valeva lo sforzo.

“Pensa alla tragedia. Sono diventato come l’uomo a cui davo la caccia. Sono diventato Sawyer.”

“Io… io non sono una brava persona. Mai fatta una cosa giusta in vita mia.”

***

“Sono convinto che ritornerà.”
La sagoma di John Locke si era profilata al suo fianco.
Gli occhi fissi su un identico orizzonte.

‘Ritornerà’.
Non ‘ritorneranno’.
John Locke parlava di Jack.
Forse credeva di aver capito, o di sapere qualcosa di loro.
Vecchio pazzo.

“Ah si?”
Sawyer gettò indietro la testa in uno scatto infido. E gli sorrise, con disprezzo.
“Te l’ha sussurrato l’isola?”

Locke gli dedicò una di quelle sue espressioni, un po’ innocue, un po’ luciferine.
“Qualcosa del genere.”
Indicò l’azzurro con il mento, e poi aprì le braccia, per raccogliere il verde della jungla e il dorato della spiaggia.
“Nessuno se ne va veramente da questo posto. E poi tu…”

“Io che cosa?” lo interruppe Sawyer, bellicoso.
Impaziente di ritornare a ciò che sapeva fare meglio. Sopravvivere.
Cominciare a dimenticare Jack Sheppard.

“Tu sei la sua faccenda in sospeso.”

Sawyer si affrettò a negare, mascherando una minuscola speranza in pura derisione.
“Non lo sono.” – disse perentorio. “E se quello là ha un po’ di cervello, se ne starà alla larga.”

“Tu sei l’eroe, è quello che sei. Sistemi tutto e tutti.”

Locke lo osservò con bonaria incredulità. – “Chi, Jack? Non ho mai visto Jack lasciare qualcosa in sospeso, James. È solo una questione di tempo.”


SECONDA PARTE
(Jack)

In a box high up on the shelf, left for you, no one else
There's a piece of a puzzle known as life
Wrapped in guilt, sealed up tight

What ever happened to the young man's heart
Swallowed by pain, as he slowly fell apart

‘45’ - Shinedown

Per lui si tratta sicuramente di un gioco.
Non per me.

Jack non ha mai considerato niente alla leggera nella sua vita.

È per questo che ha preso certe decisioni, che ha compiuto certe scelte.
È un medico. E si sforza ogni giorno di migliorare, di fare la cosa giusta. Non dimentica mai di essere solo un uomo, ma prova a non arrendersi.

“Come vuoi Doc. Sei tu l’eroe.”

Sawyer l’ha capito subito.
Perché questo è quello che fa.
Soprannomi, strafottenza, sorrisi impudenti o sprezzanti e verità sbattute in faccia come menzogne.

Dicono che ci si sente come dio ad avere tra le mani la vita di un altro uomo. A Jack è capitato spesso. E quando era il sangue di Sawyer a scivolargli sotto le unghie, a entrargli nelle pieghe delle dita, riusciva solo a pensare ai rischi che avrebbe corso se avesse fallito.

“Sto cercando il dottore.”

Mr Eko aveva l’imponenza di un gigante e l’aria di un trafficante di droga.
Invece era un prete. E con lui non si scherzava.
Quando Jack lo incontrò per la prima volta, si portava Sawyer su una spalla, come se fosse un burattino spezzato.

Sawyer, che si era strappato dalla carne un proiettile a mani nude.
Sawyer, che bruciava di febbre e che sputava le medicine, se non era Kate a dargliele.

“Io la amo… io la amo.”

Chissà se era una forma tardiva di onestà, o semplicemente il delirio.
Chissà se l’onestà è qualcosa di cui sei capace…

Jack non avrebbe mai dimenticato lo sguardo che aveva durante la setticemia.
Non aveva mai pensato di poterlo vedere in quello stato.
Per Jack, Sawyer era come un gatto selvatico. Con una luce inquietante in occhi di smeraldo.

Sei salito su quella zattera perché dovevi dimostrarmi qualcosa?
Che sei capace di lasciarmi indietro?
Lo so già. Quanta fatica sprecata.
Tu, più di tutti noi, sei bravo a sopravvivere. Sei capace di amputarti.
Segui la legge della jungla.

“Io sono in territori selvaggi…”

Probabilmente consideri questo gioco come un passatempo divertente. Una sfida intrigante.
Alzi la posta, avanzi, indietreggi. Sul più bello ti ritiri.
Strategicamente impossibile da prevedere.

Eppure Jack ci ha provato.
Ha provato a prevedere le sue mosse, a incontrarlo a metà strada, a tollerare le sue sfide e a spingersi oltre i limiti che si sono imposti a vicenda.
E Sawyer ha testato la sua pazienza, controllato la sua resistenza e si è assicurato che non gli passasse la voglia di giocare.

Jack, in qualche momento, ha avuto paura.

Come quando, legato a un albero, Sawyer veniva torturato.
Ribatteva con sarcasmo e indolenza. Il capo abbassato, come se il peso fosse troppo grande da sopportare, lui che, nonostante tutto, mantiene sempre la testa alta.
Jack gli prese la testa tra le mani, in un gesto quasi morbido.
Erano stravolti, sudati.

“Non deve andare per forza così Sawyer.”
“Si invece.”

Sawyer lo guardò con diffidenza, con occhi febbricitanti e trasparenti.
Gli lanciò l’ennesima provocazione.

“L’unica persona a cui lo dirò è lei.”

Chissà se era davvero il bacio di Kate che volevi così tanto, o se l’importante era farmi sapere che l’avevi ottenuto.

“Ci siamo già baciati, che altro vivo a fare. Digli di lasciarmi andare Kate, a te darà ascolto.”
“Lasciami andare. Lo so che lo vuoi.”

È stato quello il momento in cui ho capito.
Tu volevi che io ti volessi.

E io… io speravo di poterti ancora sfuggire.

***

Ho capito subito che non era un gioco.

“Lasciami andare. Lo so che lo vuoi.”

Sawyer lo provocava ogni volta che poteva, in qualunque circostanza.
Metteva in discussione la sua autorità, lo sfidava, con le azioni, con le parole, soprattutto con gli occhi.

“È tutto qui?”

“Te lo dicevo dal primo giorno che siamo in territori selvaggi.”

Quegli occhi verdi, freddi e colmi di sarcasmo, di voglia di confronto, alle volte di disprezzo. Occhi intriganti, come pietre preziose, lontani come stelle e irriconoscibili.
Sawyer portava sempre una maschera.
Non permetteva a nessuno di scoprire cosa nascondesse.
E Jack ne aveva solo intuito l’esistenza, in brevi attimi imprevedibili. In cui l’artista dell’inganno e del raggiro spariva e veniva sostituito da un uomo diverso.
Era solo una sensazione, un’impressione inafferrabile di cui fidarsi per istinto.

Sawyer con una luce fragile a scolpirgli i lineamenti.
Sawyer pensieroso e lontano con la mente, mentre contempla una lettera sulla spiaggia.
Sawyer che fuma da solo, con le spalle abbassate e ciocche umide sulla fronte corrucciata.

Cosa nasconde Sawyer, il bandito… al di là della pretesa di essere l’uomo sbagliato…

Sawyer che a parole non voleva niente a che fare con lui, ma che gli stava sempre intorno, come imprescindibile elemento di disturbo.
Quasi come a ricordargli ‘Io esisto. Non puoi dimenticarti o liberarti di me.’

È rimasto sulla spiaggia, quando Jack ha guidato alcuni del gruppo alle caverne.
Ma si è impossessato della sua tenda nel momento stesso in cui l’ha abbandonata.

“Ho sentito che il dottore si trasferiva…”

“Il possesso crea il diritto.”

Ha ragione. Il possesso crea il diritto.
Ed è per questo che si è preso tutto ciò che possedevo.
Tutto ciò che volevo, o che potevo avere.

Prima la tenda, poi le ragazze, poi le armi, perfino le medicine.
Santo Iddio, non ho mai capito cosa sperava di farsene delle medicine…

E quando tutto è finito male, ha ricominciato daccapo. Saltando la tenda, per evitare banali contenziosi sui domicili. E passando direttamente alla ragazza.

Kate.
“Si, lo so. Tu la ami.”

L’ami come la amo io. Nella misura in cui lei rimane un legame tra noi.
Ed è orribile da confessare.
Vergognoso.
Ma in fondo tu sei un ladro che ha dimestichezza con le belle parole e io un medico con aspirazioni da leader, senza gli attributi.
Mio padre lo diceva.
È uno smacco ammettere che ci ha sempre visto giusto per tutta la mia adolescenza e che non è rimasto niente di lui, nemmeno un cadavere o una tomba, ad assistere alla conferma delle sue teorie mentre recitiamo le nostre parti.

***

Ho capito che per lui era un gioco, il giorno dopo la tortura.
Quando gli ho cambiato la fasciatura e somministrato gli antibiotici.

Ho sempre sostenuto che dovevi venire da me perché non mi fidavo a lasciare alcun tipo di medicina in mano tua. Una motivazione per vederti, parlarti, studiarti, buona come un’altra.

“Hai qualche problema di coscienza?”
“Sto benissimo.”
“Certo. Di cosa dovresti sentirti colpevole… Hai solo lasciato che quel dannato arabo torturasse me. Eri lì, fermo a guardare…”

Gli sembrava più grave che Jack fosse rimasto a guardare. Che avesse permesso a Sayid di far del male proprio a lui. Ma non era scandalizzato dalla pratica della tortura, come gesto ingiustificabile, di per sé. Da un farabutto a un altro, per ottenere uno scopo certe cose sono tollerabili.

Lo scopo di Sawyer era quello di farsi odiare.
Anche se era innocente. Anche se il gruppo non aveva motivi per temerlo o disprezzarlo. Anzi, soprattutto in quelle occasioni, Sawyer s’inventava qualche nuova perversione.
Alcune erano iniziative simpatiche.
Come la bisca, in cui si poteva puntare, vincere e perdere ogni cosa posseduta.

“Perchè hai preteso le medicine. Stavi vincendo… perché non mi hai chiesto le armi?”
“Quando mi serviranno le armi, verrò a prendermi le armi.”

Altre erano iniziative discutibili, o pericolose.
La più distruttiva, quella per cui è stato considerato un reietto dalla maggioranza di loro per un lungo periodo, è stata la messa in scena organizzata con Charlie, di cui complice involontaria fu proprio Kate.

Era appena tornato sulla spiaggia, con Jin e Micheal, più morto che vivo. E non c’era niente di meglio che esibire una spalla bucata per fare presa sulla simpatia delle masse.
Dopo che Jack, con infinita pazienza, l’aveva rimesso in piedi, era stato un susseguirsi di pacche sulle spalle, saluti e sorrisi. Approvazione. Affetto incondizionato. Rispetto.

Ma fare parte di una comunità gli deve essere sembrato spaventoso.
E ha voluto ricordarci quanto spietato possa essere. Quanto l’unica cosa importante per lui sia il tornaconto personale.

“Ehy Jack, voglio dirti una cosa… ti guarderei morire.”

Sempre a quella prima frase si ritornava. Uno dei pochi, nudi, momenti di onestà.

Quella macchinazione astrusa per impossessarsi delle armi non dimostrò nulla.
Nulla che già non sapessi.
Mi ha mortificato l’orgoglio, perché mi aveva battuto. Perché non ho previsto e anticipato il suo piano. Lo schema che aveva attuato è andato a posto con precisione millimetrica.
E lui ha riportato un vantaggio esterno nella nostra partita privata.

“L’unica cosa importante sono le armi. E se ne vorrete una, dovrete venire da me a prendervela…”

L’hai detto guardandomi dritto negli occhi.
Me, e la folla assiepata a godersi il tuo show, tra riverenza e paura.
Hai un discreto gusto teatrale, lo ammetto.
E il fuoco delle torce, il buio della jungla alle tue spalle e la spiaggia, erano uno scenario naturale perfetto per la tua performance.

Gridavi a beneficio di tutti che c’era un nuovo sceriffo, ma sottilmente parlavi solo con me.

Pensavi che non lo sapessi già che non giocavi pulito?
Volevi darmi una conferma?
Consigliarmi di non affezionarmi troppo alle partite di ben altro genere che ci sono fra noi?

Troppo tardi.
Non è un gioco.
Non è mai stato un gioco.

***

La prima volta in cui Sawyer era riuscito veramente a fargli del male, Jack lo osservava su un monitor. La sua espressione era ferma come una roccia, mentre scrutava quei fotogrammi muti.

Muti, santo dio, almeno non c’era l’audio.

Kate era piccola e acerba fra le sue braccia. E Sawyer sembrava un cacciatore a riposo, oppure una preda domata. E Jack… Jack era semplicemente una statua.
Quando essere spettatore di quell’incontro gli era diventato insopportabile, aveva teso le spalle e appoggiato le mani contro il vetro della sua prigione, esausto.

Si, era esausto.
Dei giochi mentali di Ben, della cattività, dei misteri dell’isola. Di Kate.

“Come ti hanno convinto a chiedermi dell’intervento? Cosa ti hanno offerto?”
“Uccideranno Sawyer!”

Kate l’aveva implorato di accettare un accordo, salvare la vita di Ben sul tavolo operatorio per quella di Sawyer, dentro una gabbia.
E Jack aveva fatto la cosa giusta.
Mentito, imbrogliato e vinto per loro la libertà.
Peccato che l’intero piano comprendesse rimanere indietro.
Rimanere un prigioniero. Accettare di essere abbandonato.

Accettare che Sawyer l’abbandonasse. Anche lì, già di nuovo, nessuna sorpresa.
Solo delusione, per qualche motivo che era meglio non analizzare.
E una sottile corrente di inappropriata gelosia…
Una rabbia di cui non voleva chiedersi le ragioni.

Un’altra ragazza, molto tempo prima, gliel’aveva quasi profetizzato.
Una ragazza su cui Sawyer non aveva avuto l’occasione di mettere gli occhi.

“Tu sei un leader. Un grand’uomo. Ma questo… questo ti rende solitario, spaventato e arrabbiato.”

Si, Jack era arrabbiato.
E si sentiva tradito.
Senza nemmeno essere certo di averne il diritto…
Farsi guidare dall’istinto di sopravvivenza era l’opzione migliore. E in mezzo a quegli estranei infidi e dall’ostilità mascherata, Juliet brillava come una stella appannata.
Juliet che voleva lasciare l’isola almeno quanto lui. Che era stata portata lì e trattenuta con l’inganno. Juliet che assomigliava a Sarah in maniera quasi disturbante e che lo sfidava con garbo e intelligenza. Che lo provocava come Sawyer, ma con altri mezzi e intenzioni.

“Pensi che io sia stupido?”
“No, penso che tu sia testardo.”

E quando Jack ebbe l’occasione di tornare al campo, dai suoi amici, scelse di portarla con sé, provocando un’ondata di sospetti e malumore per la presenza di un autsider inclassificabile.
Amica o nemica?
Nemmeno Jack poteva esserne certo.
Ma non poteva abbandonarla.
Non quando sapeva così bene cosa si provasse.

***

Quando Sawyer l’aveva visto camminare tranquillamente sulla battigia, dopo una settimana di soggiorno forzato nella succursale dell’inferno ai tropici, aveva assunto un’espressione sbalordita e colpevole.
Ed era rimasto in disparte fin quasi all’ultimo, mormorando tra sé incredulo…

“Figlio di puttana…”

Si era avvicinato lentamente e Jack aveva esibito una pacata indifferenza, toccandogli il braccio in un segno di riconoscimento. Quel semplice contatto, dopo giorni di negazione e sospetti, provocò una reazione spontanea e incontrollabile.
Difficile capire chi cedette per primo, perché fu veloce e impacciato, ma l’abbraccio fu reale, concreto, di mani grandi e familiari, che si riconoscevano, di braccia solide e muscoli che finalmente potevano rilassarsi.
Sollievo tangibile, dipinto nei loro occhi.
E forse un velo di commozione.

***

Jack non era stupido.
Sapeva che Sawyer voleva essere salvato.

Da se stesso. Dal suo passato. Dai suoi segreti.
Dalla convinzione di non poter amare, o di non meritare amore.

E Jack voleva disperatamente convincerlo del contrario.

Ciò di cui non riusciva a capacitarsi era la ragione per cui fosse proprio lui il destinatario di quel desiderio. Lui, un semplice medico, caricato di responsabilità che non voleva, che combatteva giorno per giorno le sue battaglie grandi e piccole.

Sawyer era un’incognita.
I suoi occhi gli dicevano che lo voleva.
Le sue provocazioni gli lasciavano intuire che voleva furiosamente che Jack lo volesse.
Ma le parole, i gesti, Kate…
Tutto il resto era troppo difficile da comprendere.
Soprattutto su quell’isola che li confondeva e avviluppava in una rete di menzogne, segreti e deliri. La loro unica possibilità era ritornare al mondo reale. Forse lì, lontani da quella follia, sarebbero riusciti a capire cosa provavano.

E quando la barca, con la gente di Naomi a bordo, era diventata un’opzione concreta, Jack aveva capito che erano ormai al dunque. Il momento in cui i giochi si compiono o si concludono.

Di solito il momento in cui Sawyer si ritirava.

Jack lo sapeva.
Perché non era uno stupido.

***

Affrontava il mare agitato, nella speranza di affrontare le sue inquietudini.
Ma quell’ultimo pomeriggio non gli portava nessuna soluzione.
E Sawyer gli venne incontro con lentezza, esibendo la sua camminata indolente, mentre avanzava in quella nuvola di iodio che li nascondeva come una nebbia.

“Direi che questo è un addio…”
Si sentì dire Jack.
Lo stesso tono incurante, lo stesso sorriso beffardo dell’ultima volta in cui Sawyer aveva pronunciato quelle stesse esatte parole.
Quando nel mezzo della jungla, alla vigilia di un’altra partenza, gli aveva raccontato di quanto era piccolo il mondo. E concesso una pace con il ricordo di suo padre che credeva impossibile.

I suoi occhi però non erano ridenti, ma cupi. Lo smeraldo era diventato un petrolio denso.
Portava le mani nelle tasche dei jeans, teneva il viso abbassato e i capelli gli coprivano la faccia, a causa del vento contrario.
Camminava come un condannato verso l’inevitabile.

Jack si era voltato, mentre le onde alle sue spalle lo incorniciavano e si mangiavano la spiaggia.
L’aveva guardato con attenzione, per riconoscere i segnali di quella conversazione.
Poteva andare in due modi.
Speranza o addio.

Sawyer ricambiò l’occhiata. Scrutandolo con lo stesso interesse.
“Non sei contento Doc? Stai per tornare al mondo civile…”

Jack abbassò il mento, si voltò controluce. E sorrise, senza alcuna ilarità, senza dargli modo di capire il suo stato d’animo. Gettandosi alla cieca in una conversazione risolutiva per cui non si sentiva pronto. Per cui sapeva di non essere pronto.

“Non so se sto facendo la cosa giusta, Sawyer.”
“La cosa giusta Jack? Non pensare a ciò che è giusto. Pensa a ciò che vuoi.”

Jack ritornò a guardarlo. “E tu cosa vuoi James?”

Gli fece quella domanda quasi di violenza, correndo tra le parole, prima del pensiero, per non impedirselo.
Jack avrebbe saputo come rispondere.
Non era difficile. E della verità aveva imparato a non avere paura.

Voleva salvarlo. Provargli che si sbagliava, che era degno.
Voleva stupirlo.
Cancellare dalla sua bocca quella piega amara e incredula, con un bacio. E mille altri.
Voleva liberarlo. E, ovviamente, fotterlo.

Perché Sawyer era il suo esatto opposto.
Perché era la persona più onesta che conoscesse, per essere così bravo a mentire con la verità.
Perché per certi versi lo invidiava, e per altri desiderava proteggerlo.

Perché era Sawyer. E lo faceva impazzire.

“Io?” aveva chiesto Sawyer, allargando la bocca in un viso troppo scavato per essere allegro.
“Cosa voglio io, Doc?”

Jack intuì che quello spettacolo era solo un modo per guadagnare tempo.
Per confezionare in pochi secondi rubati una bugia luccicante.
Un truffatore rimane tale, e le menzogne sono la sua unica merce.

Jack ne fu certo quando Sawyer lo fissò negli occhi con la precisione di un ago, una freccia, una spina. Sawyer stava per colpire.
Ed era meglio assicurarsi di non rimanere ferito a morte.
Aveva talento, pensò Jack, amaramente. Un talento per l’inganno in cui era difficile non cadere.

“Ho già qui con me tutto quello che desidero.” – replicò Sawyer, impegnandosi perché gli credesse.

Ma Jack con la mente era già lontano.
Non lo ascoltava più.
E i suoi piedi rincorrevano la sua ombra.

***

Non sapeva se poteva essersi sbagliato tanto.
Se era un pazzo cervellotico che non aveva mai capito niente e travisato i segnali…

C’erano sensazioni, intuizioni, impressioni che non potevano essere falsificate o manipolate. Non potevano essere distorte, alterate o ignorate.
C’era il battito del suo cuore, che aumentava ogni volta che lo vedeva. E c’erano gli occhi di Sawyer che anche mentre gli mentivano così sfacciatamente lo imploravano di salvarlo.

E dinnanzi a quell’incertezza Jack reagì nel solo modo possibile.
Con la rabbia.

***

“Per te è tutto come un gioco, non è vero?”
Jack era fuori di sé. I muscoli gli dolevano per la tensione, gli occhi gli bruciavano, perché il vento ci trasportava la sabbia.

“Un gioco Doc, che vuoi dire?”

Sawyer era semidisteso sulla spiaggia. Nello stesso posto in cui l’aveva lasciato poche ore prima. E vederlo era come immergersi in una melma imprevedibile, senza riserva d’aria. Si sentiva soffocare.

“L’isola. Restare qui. Dire addio all’ultima occasione che ti sarà concessa.”
Jack si sentiva scoppiare. Per l’ansia, per le emozioni che aveva razionalizzato e trattenuto in settimane di stillicidio. E che ora si prendevano la rivincita su di lui. Su di loro.
“Ma come puoi?”

Sawyer inspirò lungamente una boccata piena.
Era bellissimo, infido e tentatore.
L’immagine perfetta che rispecchiava la sua indole e i suoi limiti.
Inalò, come se il vento gli portasse il suo odore. E Jack si sentì quasi imbarazzato per la fame primordiale che gli balenò nelle iridi. Per riuscire a provocare in lui un desiderio tanto selvaggio.

“Vuoi sapere perché ho deciso di restare?”

Jack si riscosse. Lo fissò con determinazione, rimanendo immobile. Per non afferrarlo e costringerlo ad essere sincero, con i pugni e la lingua.
“Voglio sapere perché ti stai tirando indietro.”

Sawyer si piegò, facendo leva sulle ginocchia, per sollevarsi in piedi. A Jack sembrò di sentire un paio di sillabe coperte dal vento.
“È facile.” – disse probabilmente.
Poi il seguito fu espresso con chiarezza e in modo inequivocabile.

“Perché non ho niente per cui valga la pena di tornare.”

A Jack non sembrò solo spietato, ma anche gratuitamente derisorio.
Eppure quegli occhi preziosi, quello smeraldo verde petrolio, raccontavano un’altra storia.

Andiamo non arrenderti, lo so che non è ciò che vuoi…

Jack sbarrò gli occhi. Strinse i pugni, cercando un controllo che faticava a reggere.
Adesso.
Prenderlo adesso.
Fotterlo come un animale e semplicemente fargli vedere qual’era la verità.

Ma Jack non viveva in territori selvaggi.
E non aveva fatto sua la legge della jungla.

“È questa la verità?” – gli chiese, lasciando evaporare la brama con un senso di vertigine misto a rammarico.
Sawyer forse intuì confusamente quel limite su cui Jack avanzava.
E decise di spingerlo, divenne spavaldo.
“Ti dirò la verità se anche tu me la dirai.”

Ci siamo posti dei limiti, ma possiamo anche superarli.

Gli occhi di Jack si appannarono. La violenza svanì del tutto, ma il desiderio salì vorticosamente fino a stordirlo. Fino ad imporgli di agire.
Ed ebbe la lucidità per un’ultima azione, un’ultima confessione. Accordargli quanto richiesto. Qualcosa di vero.
Ammettere che non l’avrebbe mai capito fino in fondo.

“Sei il mistero che non mi spiegherò mai. La soluzione dell’enigma che mi sarà sempre negata.”

Poi le mani di volontà propria risalirono sul petto di Sawyer, ne sondarono la concretezza. Si chiusero attorno alla sua camicia, per avvicinarlo, per non strappargli la carne.
Lo guardò fino in fondo a quelle pozze di oro nero, respirò il suo respiro.
E per la prima volta nella sua vita non combatté la paura che gli attanagliava le viscere.

Chiuse gli occhi, per non vedere quella paura.
Per non leggere nell’espressione di Sawyer l’epilogo già scritto.

“Eppure basterebbe una tua parola. E io domani non salirei su quella nave.”

Sawyer si avvicinò alle sue labbra. Vi parlò, sfiorandole.
E Jack sentì il suo calore, il suo odore.
Foglie, pelle salata e rimpianti.

“Ma devi Doc. Devi salire su quella nave e andartene da questa fottuta isola.”

Jack assorbì quelle parole, come il respiro. D’istinto.
Rimandò il comprenderne il significato.
Stordito, si accorse di avere le mani ancora chiuse su di lui, si accorse delle unghie piantate nella stoffa logora.
“Devo?” domandò smarrito, indietreggiando, allentando la presa, per arretrare, allontanarsi.
Per assicurarsi di non rimanere ferito a morte.

Il sorriso di Sawyer era triste, quasi un ghigno. Jack lo registrò solo a livello superficiale.
Tutte le parole dette già lo tormentavano.
E attese, come un condannato, di assistere all’epilogo.

“Devi. Perché tu qui non hai niente per cui valga la pena di restare.”

Forse Sawyer aveva ragione.
Ma ciò non lo rendeva un verdetto meno crudele.

***

Io non sono un uomo di fede.
Sono un uomo di scienza.
Credo nelle prove, nelle spiegazioni, in ciò che vedo e in ciò che posso dimostrare.

Si, quello era Jack.
Un eroe. Che sistema tutto e tutti.

Eppure quell’addio imperfetto e doloroso che Sawyer gli ha regalato non riusciva a considerarlo definitivo.
Era a miglia di distanza, in una nave in mezzo all’oceano, verso gli Stati Uniti, e tutto ciò che pensava era che non è ancora finita.

Sawyer si era tirato indietro. E quello Jack l’aveva immaginato, previsto.
Aveva solo sperato di sbagliarsi, si era fatto prendere dall’emotività.
Ma sapeva bene come ragionava e agiva Sawyer.

Alzi la posta, avanzi, indietreggi. Sul più bello ti ritiri.

E non per quello l’amava di meno.

Jack strinse la balaustra del ponte con più forza, guardando l’orizzonte e perdendosi con lo sguardo alla ricerca di un’isola che non poteva più scorgere.

Avremo un’ultima chance James.
C’è qualcosa in sospeso tra noi.
È solo una questione di tempo.

FINE
(forse)