DISCLAIMER: Questa storia è di pura fiction e non intende alludere agli orientamenti sessuali, o alla vita privata dei protagonisti.

Inoltre è anche una one-shot incredibilmente fluffy. Perciò prendetela per quello che è: un piccolo delirio.


Per Alessandra.
Per quanto abbiamo riso ieri sera al telefono.


THERE'S ALWAIS TIME FOR ROMANCE!

Non sapeva come era arrivato lì.
O meglio lo sapeva. Il processo involveva usare le gambe, riempire una valigia e prendere un’aereo.
Ma non sapeva davvero come ci era arrivato.
Quali erano esattamente i processi mentali che le sue sinapsi avevano attivato per concepire una scelta così distruttiva…

Oh, beh si… prima c’era stata una disastrosa telefonata…
Aveva pensato che, al diavolo, se parlargli di persona era tanto difficile, forse avrebbe dovuto provare in un altro modo.
Ma, certo, non aveva considerato che nel ricevitore avrebbe sentito la sua voce. E quel timbro basso e morbido, roco e vagamente impostato avrebbe strisciato lungo la linea telefonica e sarebbe entrato direttamente sotto i suoi vestiti…
“Viggo…”
Aveva ansimato. Cercando di mantenere un minimo di dignità e un po’ di self-control.
Non ricordava esattamente cosa gli aveva risposto lui. Quali erano state le innocue chiacchiere che si erano scambiati. Però ricordava che a un certo punto della conversazione, stanco di girarci attorno e con un peso allo sterno che gli opprimeva la respirazione e le mani sudate che lasciavano scivolare la cornetta, si era deciso a fargli la domanda.
“Credi che questo sia un buon momento? Per… uhm… noi?”
E Viggo aveva riso.
Ma prima di costringerlo a compiere un suicidio, lasciando orfane di lui un crogiolo di fan adolescenti e convinte che fosse, sure, straight, Viggo l’aveva salvato dalla sua dipartita anzitempo, sorprendendolo.
“Prendo il primo volo. È meglio se ne parliamo di persona.”
E Orlando aveva sorpreso se stesso.
“No. Resta lì. Vengo io.”

E così aveva fatto il recap delle ultime, folli, ore.
E adesso era in un taxi giallo di quelli di New York, a guardare dal finestrino con aria annoiata e cercando di convincere l’autista che lui non era what’s-his-name Bloom, quello famoso, ma era solo un ragazzo con un giubotto di jeans e una visiera troppo calcata sulla fronte.

Avevano deciso di vedersi in un appartamentino che Viggo aveva affittato recentemente.
E quando Orlando pensava di vedere Viggo, pensava, nello specifico, alla sua lingua sopra o dentro una qualunque parte del suo corpo.
Non male come idea…
Si erano salutati molto virilmente con amichevoli pacche sulle spalle. E avevano fatto ben attensione a non toccarsi.
“Ci hai pensato mai” gli aveva poi chiesto Viggo all’improvviso, con quella sua tendenza a mescolare frasi e pensiero senza curarsi di far seguire al suo inerlocutore le sue associazioni mentali “Ci hai pensato mai Orlando a come sarebbe baciarmi?”
La pressione di Orlando in quel momento aveva conosciuto il primo picco della giornata.
“Se… ci ho pensato?”
Viggo gliel’aveva chiesto con quella sua aria pacata, tanto da sembrare quasi disinteressato. Come se non stesse parlando di lingue che si incontrano, respiri che si mischiano e bocche che si reclamano.
Gliel’aveva chiesto come se l’idea di baciarlo non provocasse nessun effetto su di lui. Certo, non sembrava disgustato dall’idea (e questo era pur sempre un segnale positivo) ma nemmeno elettrizzato.
“Io credo… di averci pensato… qualche volta.” gli aveva risposto lui mentre si appoggiava al muro e la pressione stavolta scendeva sotto lo zero, minacciando di farlo svenire.
“Io ci ho pensato spesso, invece.” Aveva detto Viggo.
E stavolta la pressione di Orlando, all’improvviso ringalluzzita, era ritornata a livelli normali.
“Davvero?”
“Davvero.”
“Anche adesso?”
“Anche adesso.”
“Quindi mi vuoi baciare.”
“Si.”
Ecco. Era stato in quel momento che le coronarie gli dovevano essere esplose.
“Ma sei sicuro che mi vuoi baciare?”
“Si.”
“Cioè, proprio sicuro?”
“Si, direi di si.”
“E allora come mai non hai già la bocca sulla mia e le mani dentro i miei pantaloni?”
Dopo aver fatto spontaneamente quella domanda, Orlando aveva cercato di testare la teoria sulla disgregazione molecolare. Sperando che tal prodigio scientifico si compisse in quella stanza, sulla sua persona, in quel momento.
Not such luck!
Viggo, ovviamente, aveva riso. E poi l’aveva guardato. E gli aveva afferrato il collo con una delle sue mani grandi e ruvide. Per portarselo più vicino.
“E poi dicono che non sei un romantico…” aveva sussurrato dolcemente, baciandolo.
“Per il romanticismo avremo tempo. Dopo.”
Bhe, questo era sicuro.


Fine