POSSIAMO?
Rimescolava il suo caffè.
Senza nessuna effettiva voglia di berlo.
Il cucchiaino di stagnola tintinnava nella tazzona di ceramica e lei svogliatamente seguiva come ipnotizzata i piccoli gorghi del liquido scuro.
In realtà stava pensando.
A LUI.
A chi sennò?
A come lo aveva visto quella sera stessa.
Lei, nella sua canotta nera che giocava nervosamente coi bordi della sciarpina rossa, lunga e sottile attorno al suo collo, che lo aspettava fuori casa senza il coraggio di bussare.
Era rimasta folgorata. Non aveva saputo nemmeno aprire la bocca e tentare di chiamarlo.
Lui che sembrava non aver fatto caso a lei. Che usciva.
Una mano appoggiato allo stipite bianco.
Lo sguardo rivolto altrove…
Vestito con un giubbotto di pelle corto e una maglia chiara.
Che lo facevano sembrave ancora più ragazzo.
Non aveva mai visto Angel senza il suo cappotto lungo.
Cioè, che sciocchezze, è chiaro che l’aveva visto senza cappotto! L’aveva visto vestito in molti modi diversi, in caldi maglioni morbidi, in camicie eleganti, in giacche scure, in comode t-shirt o canottiere. L’aveva visto senza vestiti AFFATTO…
No, a quello meglio non pensarci!
E non divagare, cazzo Faith! Stiamo cercando di finire un concetto qui!
Solo che non l’aveva mai visto così diverso, così, aveva quasi paura a dirlo, ma si… così in pace.
Ecco perché non lo aveva fermato. E per dirgli che cosa?
Perché non poteva adesso.
Adesso, cioè a un anno dalla fine di tutto. Dalla fine del loro rapporto burrascoso e intenso.
Quando lei, la cacciatrice di seconda scelta con l’animo randagio, aveva mandato tutto a puttane.
Se l’era fatta sotto dalla paura.
Perché sentimenti così ne aveva provati mai. E non sapeva cosa si facesse in quei casi. Cosa si diceva?
Amore stiamo insieme da sei mesi, che ne dici di mettere su casa?
Tesoro perché non proviamo a convivere, in fondo passo qui comunque la maggior parte del mio tempo…?
Bello mio o mi dici che intenzioni hai, o abbiamo chiuso?
Si, perché sotto sotto quello Faith voleva sapere.
Quali sono le tue intenzioni?
Quali sono le tue intenzioni, Angel? Mi ami davvero o mi farai a pezzetti il cuore?
Perché sai, a me non sembra l’abbiano dato infrangibile in dotazione…
Si era persa dinuovo. Ma vacca schifosa!
Faith! Concentrati! Decidi cosa vuoi fare della tua vita!
Perché sei tornata?
Si guardò ancora attorno. Gli enormi occhi neri che lo cercavano, nella saletta semi buia.
Mentre s’illudeva che lui potesse sentirla. Potesse trovarla.
Anche se nemmeno sapeva che fosse in città.
Che potesse stringerla forte e baciarla.
Anche se non aveva mai risposto alle sue telefonate. E aveva fatto in modo di sparire senza lasciare tracce…
Oh Angel… sapessi quanta paura avevo…
Prese la tazza viola scuro tra le mani, e giusto per scaldarsi le dita tanto fredde la tenne così. Senza bere, senza lasciarla.
Cosa ci faccio qui?
Si chiese.
Si era sentita quasi sempre di troppo o fuori luogo.
Ma MAI qui.
Qui. Los Angeles.
Dove era Angel.
Casa.
E adesso ?
Anche questo non era più il suo posto.
Chissà se lo era stato mai…
Possiamo costruire qualcosa Angel?
Se lo era chiesto così tante volte.
“Lo abbiamo già fatto” le rispose lui quell’unica volta in cui ebbe il coraggio di esprimere quel dubbio a voce alta.
E fu allora che Faith, la ribelle senza patria, decise che era il momento di cambiare aria.
Abbiamo costruito qualcosa. Ma cosa?
Vampiro e cacciatrice? Endless love?
Ma per piacere!
Lei non lo voleva il filmetto romantico di serie b. Lei non cercava il forever.
E non voleva che anche Angel la considerasse come Faith/2 la vendetta!
Quello che Faith cercava non lo sapeva nemmeno lei.
Ma sapeva bene che aveva una paura fottuta di legarsi e poi di ritrovarsi con quattro bruciole.
Perché per quanto Angel potesse amarla, lo sapevano bene entrambi, non gli apparteneva.
Angel non era di nessuno.
E Faith era di Angel.
E no, bello mio. Così non vale! Non siamo in parità!
Gli aveva scritto una lettera, poi.
Quando la voglia di sentire la sua voce, le sue mani, la voglia di tornare indietro sui suoi passi era diventata insopportabile.
Meglio tagliarsi ogni possibilità di ritirata ed essere costretti ad andare avanti.
E così gli aveva scritto una letterina su carta rosa pallido pallido e prima di spedirla se l’era tenuta forte sul cuore.
Senza contare che poi, LUI, il SUO odore l’avrebbe riconosciuto…
Lei, che le cose le diceva in faccia. Proprio ad Angel non sapeva mentire.
Com’è che aveva scritto?
Non credo più nei miei sentimenti.
Andiamo avanti per le nostre vite.
e… ti auguro ogni fottutissimo bene?
??
E perché dopo un comportamento simile questo vampiro, questo sant’uomo, dovrebbe accettare di avere a che fare ancora con lei?
Perché dovrebbe perdere il suo tempo con la donna che l’aveva ferito?
Perché lui era Angel.
E non importava quanto qualcuno che amava potesse fargli del male.
Lui capiva sempre.
E RICORDAVA. Angel non dimenticava mai.
Si ricorderà ancora dei momenti che passavamo sul divano di casa sua, lei con le mani nei suoi capelli e lui che le carezzava la pelle sotto la maglietta?
Si ricorderà dei momenti di quiete post coito in cui le poggiava la testa sul petto e si addormentava al ritmo del suo cuore?
Ti ricordi ancora Angel della prima volta che ti ho detto di amarti e poi ti sono scoppiata a piangere in braccio?
Non ricordo nemmeno più perché, ero così spaventata all’idea che tu non mi volessi…
E quando mi sorridesti, facendomi uno dei tuoi impercettibili segni d’assenso, non potei più trattenere l’emozione.
“La cacciatrice è tornata nei sobborghi, vedo…”
E quella voce la distrasse dai suoi ragionamenti.
Spike. Sempre più psichedelico nel colore dei capelli.
Sempre più bello. Sempre uguale e diverso.
“Già” rispose lei, mogia.
“Allora aveva visto giusto” commentò ozioso l’altro, prendendosi una sedia dal tavolo affianco e sedendosi difronte a Faith senza tante cerimonie.
“Cosa cerchi qui, Faith?” le chiese coi suoi occhi blu cupo.
E lei non rispose “Davvero sa che sono qui?” chiese con un filo di voce
E Spike annuì.
“E per questo ha mandato te? Non mi vuole nemmeno vedere?”
“E tu? Dimmi un po’, Tu lo verresti vedere Faith, uno che ti ha trattato come tu hai trattato lui?”
Gli occhi blu di Spike divennero quasi neri.
“Non amo vederlo soffrire Faith” le disse.
Confessando quell’enormità senza battere ciglio.
Quanti progressi avete fatto tu e lui, Spike…
“Nemmeno io.” Lo rassicurò lei.
“E allora cosa vuoi?”
“Tornare a casa” ammise sinceramente.
Non era più tempo di nascondersi.
“Casa. Dove c’è Angel.” Aggiunse.
E gli occhi di Spike divennero una calda tonalità tra l’azzurro e il dorato.
“Conosco la sensazione.”
Si alzò in piedi, con la scusa di cacciare sigarette e accendino dalla tasca posteriore dei jeans attillati
“Ti sta cercando” le disse, muovendosi verso l’uscita.
“Io sono solo stato più fortunato.
O più bravo” le strizzò l’occhio, con il suo modo di fare da adorabile bastardo.
Sparito.
Nemmeno il tempo di rispondergli.
Un gran sorriso le curvò la bocca piena.
Spike Spike. Quanto siamo capaci di amarlo, eh?
Angel…
“Faith”
Disse la sua voce calda dietro l’orecchio.
“Dove eri sparita Faith? Mi sono preoccupato.”
Angel. Davvero lì.
In carne ed ossa.
Imponente, elegante, grandioso.
Molto più bello di come potesse mai ricordarselo.
“Non ero lontana Angel.” Gli disse lei, abbassando lo sguardo.
E Angel la fece alzare invece, e la portò fuori.
E la guardò bene per ammirare la sua bellezza fiorita.
I capelli schiariti dalle giornate di sole, ancora più lunghi. Belli e selvaggi.
Gli occhi. Che rivelavano ogni cosa che lui volesse sapere, senza che lei parlasse.
E la bocca. Il seno, la vita sottile, la corporatura minuta.
“Posso spiegarti ogni cosa Angel” prese a dire lei, convinta.
“Lo SO” le disse lui, baciandola. Sollevandola per i fianchi.
“Mi sei mancato così tanto!”
sospirò Faith, persa nell’odore, nel contatto, nella morbidezza attenta dei suoi gesti.
“Lo SO” ripetè lui.
“possiamo costruire qualcosa Angel?”
gli chiese, staccandosi, in cerca d’aria. In cerca di lucidità.
“Possiamo Faith?”
Sembrava gli piacesse pronunciare il suo nome.
Possiamo?
“Si, Angel. Possiamo.
Ma non so da dove cominciare…”
ammise lei, senza guardarlo.
“E' un inizio.”
Le soffiò lui, tra i capelli, prendendole una mano.
Sorridendo.
fine