MOMENTI. UNA STRADA.



Era arrivato con qualche minuto di anticipo.
Un incrocio qualunque. Una strada affollata.
La gente lo urtava con quella fretta tanto comune in una città come Los Angeles.
E lui nemmeno ci faceva caso.
Qualcuno lo fissava, qualcun altro gli chiedeva con poco garbo di scansarsi.
Le auto nella lunga coda del traffico del rientro lampeggiavano le une alle altre.
E le sue sensibilissime retine erano infastidite da tutta quella luce.
Ma Angel quella sera non aveva problemi a immergersi in quella cacofonia di voci e rumori che di solito debitamente evitava, prediligendo la soffusa malinconia della tarda notte.
Era lì con qualche minuto di anticipo.
Per godersi pienamente l’ansia dell’attesa.
Lui, che non aveva mai aspettato nessuno.
Quanto era cambiato il gioco dai suoi anni ruggenti…
Ora era la donna che si faceva attendere. E desiderare.
Erano molte notti, ormai, che la vedeva.
Una donna bruna, dai lunghi capelli lisci e la pelle ambrata, leggermente olivastra.
La pelle baciata dal sole dei giorni caldi dell’estate anche nel pieno del freddo…
Era bella.
Una donna bella come ne aveva viste poche.
E da quando l’aveva salvata da un’aggressione umana in un vicolo non era stato più capace di cancellare il suo volto…
E ogni notte, da quella notte, la vedeva.
La vedeva lasciarsi scivolare addosso il vestito elegante di un porpora sanguigno, mentre una cascata di capelli lucidi dalle tonalità calde di miele e castagna accarezzava la sua schiena nuda.
La vedeva slacciare piano, bottone dopo bottone, la sua camicia leggera e lasciare che lui stesso le togliesse i jeans. Passando le mani sui fianchi rotondi e stringendole la vita sottile.
Perdendosi nel contatto di quella pelle morbida e nell’odore di fresco, di buono, che emanava.
La vedeva spogliarlo, nel buio della sua camera.
Mentre dita delicate di una piccola mano accarezzavano ogni pollice di pelle.
E sentiva il frusciare dei tessuti e il solletico dei capelli di lei vicino alla zona sensibile del collo.
E sentiva tanti piccoli baci seguire la linea perfetta dello zigomo.
E sentiva il sapore della sua bocca, accogliente, dolce e calda.
Si riscosse guardando velocemente l’orologio,
mentre una pioggerellina lieve disegnava il contorno dei lampioni.
Era impaziente Angel, di rivederla anche stasera.
E i lineamenti del suo volto impassibile si animavano ogni momento che scorgeva una donna bruna tra la folla.
Era impaziente di vederla camminare verso di lui, con quel suo intercedere sicuro e femminile, che sembrava non fare caso agli sguardi d’ammirazione che destava.
Eccola.
Camminava piano, sotto un ombrello che a qualche metro da lui si fermò a richiudere.
Era bello ogni sera scoprirsi a fotografare nella mente i sui atteggiamenti, espressioni.
Era bello scoprirsi ansiosi di scorgere il suo vestito ondeggiare sulle gambe lunghe e immaginare di sollevarne l’orlo fino a carezzare il morbido incavo dei ginocchi…
Lentamente la donna si avvicinava.
Non dava segno di averlo notato.
Chiuse gli occhi Angel.
Così fu lui ad andare verso di lei.
A stringerla nel cerchio sicuro delle sue braccia, facendole posare la testa sul petto virile.
A carezzarle la schiena, infilando piano le mani fredde nel tepore della scollatura.
Si perse in quegli occhi scuri, Angel.
Chi sei veramente?
Cosa mi aspetto da te?
Occhi che gli sorridevano.
Mani tenere che gli prendevano il viso, lusingando il filo di barba che un poco si notava sulle sue guance. E costringendolo dolcemente a chinare la testa verso di lei, tanto più piccolina di statura.
Per baciarlo. Lentamente.
Prima il labbro superiore, poi quello inferiore. Carezzando con la lingua quella bocca tanto bella.
Provocandolo. Invitandolo a sentirla.
Ed Angel accettò la sfida.
E la fece aderire a sé, la trascinò con impeto nel vicolo, spingendola contro la parete e frenandola con il suo corpo in una prigione eccitante.
“Angel…”
sussurrò la sua voce di ragazza incantata contro la sua bocca.
E le loro lingue si toccarono bramose, esigenti.
“… portami a casa.” Gli disse ancora.
Riaprì gli occhi Angel. Stordito e un po’ affannato.
La vide incrociare in suo sguardo.
Sorridergli, forse.
E passare oltre.
Mentre la folla se la inghiottiva.


No!
Non quella sera.
Almeno quella sera DOVEVA parlarle!
La cercò. La seguì.
Fece finta di urtarla.
“Scusa” le disse fingendo imbarazzo “hai un volto così familiare…
posso sapere il tuo nome?”
“Michela”
Angel sorrise.
Con quei sorrisi sghembi di luce e tenebra. Capaci di affascinare il mondo intero.
“grazie Michela” disse educatamente, con un brillio da monello negli occhi.
“di aver prestato il tuo volto ai miei sogni”
Non aggiunse altro. Scivolò nel buio.
Sparì alla vista.


END