TANTA LUCE BIANCA
Sono sveglia da qualche minuto.
Ma il silenzio della mia camera questa mattina mi appare sconfortante. Non so bene perché.
Così mi alzo. E in pochi passi misurati raggiungo la porta. No, niente vestaglia. Solo il mio pigiama. Strano, non riesco a ricordare cosa ho indossato ieri notte per dormire, ma non ho nemmeno la mia solita curiosità infantile di sbriciare in basso e accorgermene, in realtà non me ne importa niente.
Mi sento piuttosto apatica mentre scendo silenziosa la rampa di scale e metto su il caffè.
Dovrei fare come al solito: prendere dalla scatola le fette biscottate e iniziare a imburrarle… ma non ho fame, anche se non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho mangiato. Strano… nemmeno l’odore del caffè che di solito mi stuzzica i sensi riesce a smuovermi dalla mia indifferenza. Deve essere proprio una di quelle giornate storte…
E ieri sera deve essere stata una di quelle volte in cui mi sono sbronzata, perché non ricordo niente…
Anzi, se non fossi certa di essermi guardata nello specchio e di essermi detta –sembri un cadavere Pruedence Hallywell, basta con i doppi turni a lavoro- potrei perfino giurare di non ricordare il mio nome e il mio aspetto!
La casa è molto silenziosa. Ma non mi sorprende. Sono sempre stata io, di noi tre, la mattiniera.
Eppure…
Eppure sento una certa angoscia, impazienza quasi, di vedere le mie sorelle. Come se per una qualche ragione, in effetti, non dovrei essere qui…
Che cosa ridicola!
E poi cos’è tutto questo buio? E tutti questi fiori? E questi drappi neri?
Piper avrà sicuramente cambiato di nuovo l’arredamento mentre ero a lavoro… si, però, troppo lugubre… devo dirglielo! Ma cos’è, un funerale? –andiamo, non criticarla. È lei che si occupa di tenere la casa in ordine oltre al suo lavoro- dice nella mia testa la vocina di una certa Prue, quella adulta-comprensiva-paziente-sorellamaggiore
-bè, anche io lavoro. E se non penso alla casa è solo perché ho orari complicati- dice quasi per discolparmi l’altra Prue, quella non-sono-perfetta-ma-datemi-tempo.
Ok, time out.
Cerco di distrarmi versandomi caffè nella tazzona celeste. Lo zucchero molto. Questo è uno dei miei piccoli segreti. Il generale-Prue non ama il caffè amaro. Il generale-Prue nemmeno riuscirebbe a concepire come si possa bere il caffè amaro.
E benchè io l’abbia sempre preso nero (no, niente panna, grazie. No, nemmeno il latte. Se avessi voluto un cappuccino l’avrei chiesto…) non ho mai dimenticato due chucchiaiate abbondanti di zucchero di canna.
mmm… strano silenzio.
Lo so che è ancora presto (che ore saranno? È ancora così buio…) ma stamattina sono inqueita e non mi va di stare sola.
Quando sono sola comincio a pensare. È inevitabile.
Solo che il più delle volte non penso a quanto sono fortunata per avere due sorelle che mi amano, un lavoro per cui sono pagata bene e che per di più mi piace, o essere la più potente strega mai esistita…
No. Quando elucubro, comincio sempre a pensare alle cose che non vanno…
Per esempio l’amore! Essere una strega è un disastro per la vita sentimentale!
E io non amo da così tanto tempo… da quando era vivo Andie.
Vivo. Questa parola stamattina mi mette paura…
E poi, e poi ho quasi trentaquattro anni. E di questo passo non avrò mai un figlio. Non ho nemmeno un uomo, come potrei avere un figlio?
O, e poi naturalmente c’è sempre il fatto di essere una strega potente… si, è divertente essere COSI’ potente, per un po’… però devi vivere costantemente sul chi vive e preoccuparti non solo dei demoni e degli stregoni che vogliono ucciderti e rubarti i poteri, ma anche di quelli che ti vogliono sedurre.
Certe volte mi sembra tutto una merda!
Certe volte vorrei essere amata e tenuta al sicuro. Vorrei accoccolarmi tra le braccia dell’uomo che amo, fare le fusa estasiata e chiudere fuori il mondo! Che si fotta il potere del Trio!
Si suppone che una donna debba avere una vita…
Ecco, questa che ha parlato finora è Prue-sono-ribelle-non-contradditemi.
Ma purtroppo per lei non la spunta quasi mai! Mi ricordo di quella volta del matrimonio di Piper che…
Oddio! Se l’avessero fatto a me! Ancora mi chiedo come mi abbia perdonato…
Ecco. Ecco una di quelle parole che dovrebbero bandire! Matrimonio.
Avrò un mio matrimonio? Mi sposerò mai?
In effetti non mi interessa se mi dovessi sposare o no!
La domanda che mi preme è un’altra. Sarò sempre sola? Morirò sola?
O continuerò a essere brava e fortunata in percentuali uguali e morirò vecchia circondata dai miei nipoti?
Nipotimatrimoniovecchiasola.
Operamordidio!
Queste parole le dovrebbero bandire! Organizzerò una petizione!
O, andiamo Prue-penso-solo-a-me-stessa sii ragionevole…
Che ne sarebbe delle tue sorelle? E del mondo senza di te?
O, non lo so… per questo tengo duro.
Ma certe volte… Andie…
Stupida. Stupidastupidastupida sciocca Prue. Piangere non serve!
Ah, questo caffè fa schifo! Nemmeno il caffè mi tira su.
Mi alzo dal tavolo senza asciugare le guance bagnate. Sono sola. Non devo essere forte per nessuno. E scolo la tazza nel lavabo.
“cos’è, fa schifo?”
“si” rispondo con poca enfasi senza guardare, mentre mi nascondo dietro la porta del frigo per asciugarmi gli occhi. E non faccio nemmeno caso a chi a parlato.
Strano… non riesco a riconoscere la voce. Il rumore è giunto alle orecchie come familiare, ho intuito le frasi, ma è stato come se quei suoni incominciassero a perdere il loro significato…
Mio dio che succede?
Chiudo con un botto la porta del frigo e guardo attentamente la stanza. Vuota.
Esco nell’ingresso. La porta è chiusa. Mi affaccio in salotto e sbircio le scale. Apro la porta della cantina.
Nessuno.
“una volta il caffè ti piaceva in qualsiasi modo…”
Ma chi è?
Lo penso. E lo dico a voce alta. Comincio ad essere spaventata.
“non temere. Non ti farei mai del male” mi dice la voce. E io, stranamente, ci credo.
“chi sei? Perché non riconosco la tua voce?”
ma non ricevo risposta. “rifletti un secondo. C’è qualche rumore che riconosci?” chiede invece la voce misteriosa
“che vuoi dire?” sospettosamente chiedo io restringendo gli occhi.
E sento qualcos’altro. Un suono caldo, di gola. Come di una risata.
E poi svanisce.
“si, me lo ricordo quel gesto. È una cosa che hai sempre fatto. per intimorirmi, o per mettermi a tacere!”
“che cosa?”
“quella cosa con lo sguardo. È come se tu volessi dire –fa quello che ti dico io brutto idiota o te la vedrai male-
ho visto giusto?”
E’ assurdo! Come può saperlo?
“chi sei? Se mi conosci così bene da saperlo, perché non riconosco la tua voce? E soprattutto dove sei?”
A un tratto sento come una mano gelida che mi sfiora la gota. Mi scosto. Ecco, ora comincio ad avere paura sul serio. Perché è un gesto troppo familiare perché io non possa riconoscerlo. Ma non è, non può essere!
“chi sei?” dico stizzita. E non mi accorgo che lacrime di rabbia già si profilano tra le ciglia.
“davvero non sai chi sono Prue?”
e qualcosa –qualcuno- mi bacia una tempia. Ed è un gesto così SUO che non posso tollerarlo.
“chiunque tu sia farai bene a non prendermi in giro o io…”
“shh, Prue. Te lo giuro. Non voglio prenderti in giro. Sono io.”
“no, io non ti riconosco! Dimmi chi sei!” e stavolta è un ordine.
“Andie. Sono Andie” dice la voce.
E immediatamente, senza alcun dubbio, SO che è vero.
E allora niente riesce più a trattenermi.
“Andie…” gemo, e crollo sulle ginocchia. E comincio a piangere come una bambina. Le lacrime che ho pianto quel giorno. Quelle che ho inghiottito dopo, nei mesi a venire. E quelle che mi salgono a pungere gli occhi ogni volta che penso a lui.
Le lacrime amare del rimpianto.
“Andie, perché sei qui?” chiedo e sono così felice.
E lui mi da l’unica risposta che veramente desidero. E l’unica di cui ho paura con tutta me stessa.
“per te.” dice. E improvvisamente, evanescente e bellissimo, lo vedo.
“oh Andie!” e mi alzo, e vado verso di lui. E, chiaramente, lo attraverso mentre cerco di abbracciarlo.
“sei un fantasma?”
“si” risponde quieto.
“Andie! Oh Andie… sei tu e io non riconosco la tua voce!” esclamo dolorosamente costernata.
“shh. Bambina. Shh. Va tutto bene Prue” mi dice. E sento dinuovo quella carezza impalpabile e fredda.
Ecco. Mi ha sempre dato fastidio sentirmi chiamare bambina. Ma Andie l’ha sempre fatto con quella dolcezza e quel sotterraneo possesso che mi faceva tremare le ginocchia. A me! Al generale Prue!
“sei venuto qui perché hai bisogno di me? Sei nei guai con qualche demone?”
ecco, eccola di nuovo. Super-Prue.
“no” dice lui, con la sua voce calda di autunno e promesse “sono qui perché tu hai bisogno di me.”
I miei occhi si sgranano. Io ho bisogno di lui. Certo!
Ho sempre avuto bisogno di lui. Non ho mai accettato la sua morte. E non ho mai smesso di incolparmene. Dove sta la novità?
“perché ora?”
“è passato un anno, Pruedence.” Dice calmo.
O no. C’è qualcosa che non va. Andie mi ha chiamata Pruedence solo in rare, tristi occasioni.
Un anno.
Un anno da che? dalla sua morte?
Impossibile.
Da allora ne sono passati tre. Tre anni, cinque mesi e otto giorni, per essere precisi.
“è passato un anno, da cosa?”
lo guardo, cerco di metterlo a fuoco. Ma vedo solo ombre chiare.
“non andartene ti prego” imploro in preda al terrore.
“Prue devi aiutarmi. Non posso fare niente per te se tu non cominci a renderti conto di ciò che è accaduto!”
Andie sembra frustrato. Sembra quasi che l’ombra davanti a me si tormenti i capelli, come ha sempre fatto nei momenti di nervosismo. Ma che succede?
“Ma che succede? Andie, spiegami”
ma lui non sembra neppure avermi sentito.
“ti prego Prue, ti prego amore, ti prego. Aiutami ad aiutarti!”
sembra disperato. E io voglio scuoterlo, dirgli che sicuramente lo aiuterò. Che tutto andrà bene.
Ma soprattutto voglio dirgli quanto ho aspettato e pregato per sentirlo di nuovo chiamarmi amore.
“Andie…” non so dire altro. Continuo a ripetere il suo nome come una litania. Come se potesse darmi forza.
E lui si riscuote. “ti ho aspettato tanto.
Ma tu non sei mai venuta.”
Dove? Mi hai aspettata? Quando e perché? Andie, per quanto tempo?
DOVE?
“dove?” ma lui rimane zitto.
dove mi hai aspettata? Dove maledizione!
Al nostro albero? Davanti all’altalena dove mi baciasti la prima volta quando avevamo quindici anni?
Davanti a quello stupido ristorante il giorno in cui ti dissi che volevo spazio? Mentii, quel giorno. L’hai mai saputo?
Mi guarda enigmatico. In un certo qual modo, triste.
Dove Andie, in capo al mondo?
Perché in qualunque posto tu mi abbia aspettato, io sarei venuta se l’avessi saputo. Te lo giuro.
“Prue, rifletti. Non ti senti strana? Non senti che i colori sbiadiscono, che i rumori sono sempre più indefiniti, i sapori inconsistenti? Non hai paura di essere sola Pruedence?”
di nuovo quel nome…
si Andie, ho molta paura.
Ma ho ancora più paura di vederti qui e non provare gioia a un tratto. Perchè ho la sensazione che mi accadrà qualcosa di terribile per colpa tua? Perché è come se improvvisamente volessi mandarti via?
Non voglio che mi tocchi. Non voglio sentire quel tuo soffio gelato. Ti rifiuto.
Nonvoglichemitocchi.tochitocchitocchi.
TOCCARTI!!
Oh Andie… che succede?
“guarda” mi dice lui.
E io mi giro.
Non è possibile! Di nuovo quella sconosciuta!
“ehy tu! Che ci fai in casa mia a quest’ora? Va fuori!” le ordino.
Ma quella impudente mi ignora.
“ehy, mi hai sentito? Ho detto va fuori!” grido più forte.
Ma la ragazza nemmeno mi guarda.
Adesso è troppo. Mi dirigo verso le scale. “Piper, Pheobe!! Scendete un momento, sveglia! Questa ragazza è amica vostra?” ma nessuno mi risponde.
“Piper, Pheobe!” grido ancora più frustrata.
“non ti possono sentire” mi dice la voce di Andie all’orecchio.
Ma io non gli presto attenzione.
Perché la sconosciuta apre le tende di casa nostra?
Perché fa entrare un sole che non riscalda e comincia a piangere?
Piper, Pheobe…
“ma che sta succedendo?”
“Prue, ascolta..”
no, non voglio sentire! So che mi dirà qualcosa di tremendo.
“NO!”
corro nella cucina, inciampo e resto con le ginocchia sulla maiolica.
“non voglio sentirti!” grido. E dico una cosa che avrei giurato non avrei detto mai
“va via!”
“Prue…”
“no, va via!”
nonvogliosentirenonvogliosentirenonvogliosentire
“VA VIA!” grido ancora
“e invece devi! Prue, tu sei sempre stata una donna forte.
È passato un anno Prue. Un anno fa tu sei morta”
Nononono. “NON è VERO!”
E Andie non dice niente. Cosa potrebbe dire di fronte a questo mio intimo dolore?
Però è come se la sua essenza si chinasse su di me. Come per proteggermi da me stessa. Nel suo modo tutto particolare di dimostrarmi che non sono sola.
“sei forte Prue. Accettalo.”
“come posso accettare di essere morta?” gli chiedo piena di astio.
“accetta di averlo sempre saputo.”
Ed è così vero, così inaspettato e così devastante che mi sommerge. Ho sempre saputo che sarei morta giovane. Come la mamma. Ma Andie si affretta a spiegare. “è un anno che non lasci questa casa. Che non lasci le tue sorelle. Ma loro non possono vederti, né sentirti. Ogni mattina ti svegli con la paura di essere sola e ogni sera ricordi di essere morta. Ma la mattina dopo fingi di averlo dimenticato. Per non lasciare questa vita.”
Si, è vero. È vero!
“mio dio…”
“lo so. Amore mio lo so. Se io fossi ancora vivo darei la mia vita per la tua. La mia anima, ogni cosa.”
“no. Non capisci… non ho ancora lasciato questa vita: l’hai detto tu! Posso fare qualcosa. Ci deve essere qualcosa per tornare indietro!”
“Prue, che dici?” e mi sembra che tra le sue parole sconosciute trapeli… orrore.
“non capisci? Le mie sorelle ed io, il potere del trio. Noi possiamo tutto! Deve esserci qualcosa, un sortilegio… io, noi, siamo le più potenti streghe mai esistite!”
“Prue tu sei già morta! Hai già rinunciato a questa vita, te l’hanno tolta e non la puoi riavere indietro.”
“no, non è tardi. Io e le mie sorelle… il potere del Trio…”
“il potere del trio non ti appartiene più! Paige ha preso il tuo posto”
Paige? Paigepaigepaige. Chi è Paige?
“non hai più poteri!”
ecco, quello che già sapevo. Che già sentivo. La tremenda condanna.
E non la posso accettare.
“no. Nonono. Non è vero!” piango come una disperata.
“si invece. Accettalo. Accetta che sia accaduta questa terribile disgrazia. E lascia andare quella vita” dice dolcemente.
So che mi ama. Ma non basta.
“Ma le mie sorelle…”
e finalmente vedo Piper e quella Paige abbracciate, mentre si asciugano le lacrime.
E Pheobe, che con la sua tenera discezione le osserva dalle scale.
“Paige, tesoro, non piangere.” Le diceva Piper carezzandole i capelli rosso-arancio
“in fondo” singhiozza lei “nemmeno la conoscevo. Ma è un dolore così lacerante!”
“shh, cara calmati…” sussurra Piper e Pheobe dietro di loro, le abbraccia entrambe.
“Prue non smetterà mai di mancarci. Ma spero che ora sia in pace…” mormora con la sua innata dolcezza.
O mio dio. Sono morta.
“il tuo desiderio di proteggerle, di restare qui, ti ha impedito il trapasso. Hai scelto di dimenticare perpetuamente la tua morte per poterla tollerare. Ma sfortunatamente Prue, non hai più molto tempo.”
Lo guardo con i miei grandi occhi verdi “che vuoi dire?”
“se non le lascerai ora, non potrai lasciarle mai più.”
“intendi…” e una nuova speranza mi riempie la gola “che potrei restare qui? Potrei trovare il modo di manifestarmi e…”
ma mi fermo. Perché vedo in Andie il dolore di aver scelto male le parole.
“le dimenticheresti. Dimenticheresti il tuo nome e i loro volti.
I sapori degli oggetti e il loro tocco. Non riconosceresti più i rumori, le voci. Saresti uno spettro senza memoria, grigio e pieno di rancore. E… io, come potrei sopportarlo io?”
“questo è ridicolo! Non potrei mai dimenticare le persone che amo!”
è sempre stato così. Nei momenti di orrore, ho sempre preferito rifiutare la verità.
“allora… devo pensare che non mi ami per dimenticare la mia voce?” chiede esitante
oh Andie… è già cominciato.
Non dico niente. Ma piango.
E quando le mie lacrime si asciugano e le mie sorelle cominciano a ricordare alcuni episodi della nostra infanzia le sento ridere.
Allora finalmente mi sento in grado di parlare.
E c’è solo una cosa che devo dirgli e soprattutto una che devo chiedere.
“io ti amo Andie.”
“tu hai sempre saputo che anche io ti amavo” lo sento dirmi, rassicurandomi.
“ma allora Andie perché quando tu sei morto… non sei rimasto per me?”
All’improvviso mi sento stringere. Sarò impazzita, ma sento la solidità dei suoi muscoli, il calore della sua carne e l’odore del suo dopobarba sulla pelle rasata.
Il suo viso mi struscia sulla guancia, le sue braccia si stringono dietro la mia schiena e SO che mi bacerà.
Per questo faccio ciò che avrei sempre dovuto fare, senza essere fermata da dubbi e paure.
Lo bacio io. Gli entro dentro la bocca e faccio l’amore con lui. E con il mio bacio gli prometto di amarlo per sempre.
“immagino che i tuoi desideri di vita normale siano diventati irrilevanti a questo punto…” dico
Ride. E mi bacia lui stavolta.
“se non sono rimasto l’ho fatto perché non avrei sopportato di vederti mentre ti rifacevi una vita. Non avrei sopportato di desiderare di vederti sola Prue.
Non potevo far altro che lasciarti. Eppure… non ti ho mai lasciato veramente”
“allora potrai capire perchè io non le lascerò mai …”
“ti ho lasciato andare troppe volte. Non è un errore che rifarò Prue.”
Oh, lo so bene.
“non le lascerò mai… anche se verrò via con te.”
I suoi occhi s’illuminarono. E ci fu tanta luce bianca.
THE END