Commento a 'La Donna in Catene'
di Pedistalite

Napoli, 8 Marzo 2007

Sapevo di non essere pronta all’epilogo. La storia della Donna in Catene mi ha accompagnato sulle orme della nostra amicizia, Franca.

Ed ero sicura che la sua conclusione mi avrebbe portato tanta malinconia.
Chains negli anni mi ha fatto compagnia in molti momenti. Ha stimolato la mia fantasia, mi ha spinto a scrivere di più e meglio. Mi ha regalato tante emozioni.
Anche le sue, quelle che io, impudicamente, spiavo ogni volta che leggevo il suo diario, la sua eredità. Quel libro con la bellissima copertina testa di moro. Quante volte ci ho passato sopra le dita…

Ed erano vere, le sue emozioni. Laceranti, i suoi sentimenti.
Chains non è solo un artificio letterario o un personaggio che rimane definito dalle parole, racchiuso nella pagina. Chains va oltre. E non ha paura di osare.

Un pezzo di notte che tagliava la pioggia battente.
Vestita di pelle nera, i capelli rossi, fradici di pioggia, come sangue scuro.

Sapevo di non essere pronta.
Infatti stanotte, dopo aver letto ‘Lacrime nella pioggia’, prima di addormentarmi, ho pianto. Lo confesso con un vago imbarazzo, perché detesto sembrare patetica. Eppure…
Non ho saputo trovare una reazione migliore. Non saprei usare, per spiegare quello che ho provato, parole efficaci, adeguate.

No, mi devo accontentare di quelle lacrime. Poche, per la verità. Santo cielo, non pensare che mi sia data ai fiumi di disperazione. No! Il giusto.
Quanto basta per sentirsi prima infinitamente tristi, poi appena sollevati e infine in pace.

Suppongo sia stata la sorte anche di Angel e Chains quella.

Me lo auguro.
Dolore, tristezza, malinconia, passeggero sollievo. E infine… pace.

Del resto, lo sapevamo che non si sono mai trovati nello stesso posto, allo stesso momento, per realizzare la loro storia d’amore.
Uno dei due era sempre un po’ più distante, nel bene o nel male. E l’altro cercava di raggiungerlo, o di allontanarsi per lasciarlo indietro. Per sfuggire ai propri, testardi sentimenti.

"Un mondo per te e per me? Ma é sempre tardi. O troppo presto"
"No... Abbiamo semplicemente finito il tempo, Chains"
"Finito?"

No, mi dispiace. In fondo sono una romantica. Patetica, appunto. Per quanto mi sforzi di ribellarmi all’idea. Patetica e romantica. Perduta, lo ammetto.

E quindi mi rifiuto di crederlo.
Mi rifiuto di credere che per l’angelo e la falena il tempo si sia come essiccato. E di loro non si rimasto che cenere e sangue.

Magari, nell’altro posto, al di là, sono riusciti a sconfiggere il Drago, l’esercito… e sono rimasti insieme.
Hanno trovato l’unico posto in cui, dopo il cuore di Chains, potessero permettersi di stare insieme. Chissà… un tardivo regalo del destino che non ha mai fatto nulla per preservarli da tanta sofferenza, se non incatenarli…

Forse è per questo che non sono ritornati a Los Angeles. Perché vogliono rubare alla lotta, alla predestinazione, al mondo, ancora una manciata di magici istanti.
Per amarsi, per sorridere, per essere illuminati dal sole. Come a Venezia. Non è mica detto che nella loro storia tutto debba essere solo vicoli, notti infinite di pioggia e morte, giusto? Perché indulgere nel clichè?

Chains ha conosciuto Liam in un vicolo, Darla lo ha ucciso e ci ha partorito suo figlio. E in un vicolo Angel ha aspettato di lanciarsi in battaglia contro i Senior Partners.

Sempre in un vicolo, Angel ha finalmente compreso interamente il legame soprannaturale con la sua Tendresse…

"Hjarta...".
Chains tremò, nell'udire dalla sua voce quel nome.
Sembrava che avesse l'anima, mentre piangeva.

L’anima… l’aveva eccome. La divideva con Angel, non è vero?
Certo, il potere del destino, i sogni, Liam il guardiano…
Ma come dice Chains,

"Il destino é una semplice traccia. Dovevo incontrare Angel...ma io, solamente io, ho scelto di amarlo. E di non smettere."

E di fronte a tutto questo, che posso dire io che questa incantata e dannata, magica storia non abbia già sussurrato?
Mi piace l’idea di fermarmi un istante prima della fine.
Dà un che di meno definitivo al compimento degli eventi.

Lasciare che siano altri a concludere.
Io… io no, non ne ho il coraggio.

"C'é una speranza, allora?"
"Se c'é qualcosa che ho imparato proprio da Angel, é che una speranza c'é sempre."

Si, lo credo anch’io, amica mia.