Il mare di notte  
- Lo senti?
Lo senti l’odore del mare?
Ettore era in piedi, fuori all’enorme balcone che dava sulla sua città. Verso la costa.
Anche se la spiaggia era troppo lontana per poterla vedere. Eppure era come se questo non fosse realmente un problema. Ettore amava il mare, allo stesso modo in cui amava la sua terra, ogni roccia, ogni filo d’erba, ogni scoglio, ogni duna di sabbia dorata.
È li. Riesci a vederlo? Riesci a vedere le onde che si infrangono sulla battigia?
E poteva immaginarlo. In ogni momento. Poteva sentire il rumore dei flutti e rinfrescarsi nei suoi salati frangenti, poteva vedere la pace delle onde di notte, quando pigre, smosse piano dal vento di terra, si allontanano dal litorale. Lo portava nel cuore.
Per questo poteva descriverlo così bene a suo figlio.
Il mare bacia la nostra Terra piccolo Astianatte.
Sai, quando ero un bambino amavo correre sulla sabbia bianca delle nostre spiagge…
Oh, ci andrai anche tu! Ti ci porterò… Anche tu correrai sulla sabbia, e ti scotterai i piedini. E riderai felice figlio mio.
Il bambino, come sollecitato da quell’ultimo commento, emise un gorgheggio e sollevo il visetto grinzoso. Cercò di scalciare, al sicuro tra le forti braccia di suo padre. Allungò le piccole mani paffute, tese le braccine verso quel punto lontano, come se sapesse esattamente dove guardare.
Ed Ettore rise. Illuminandosi di gioia profonda mentre guardava quella piccola meraviglia umana venuta al mondo solo da poche ore.
Andromaca, ancora provata dal parto, dormiva profondamente.
Ettore guardò verso il letto che cullava i sogni di sua moglie. E il suo sorriso si colorò di un bagliore scuro, fatto di passione e speranze.
Amava la sua famiglia.
Amava suo padre e lo rispettava. Aveva amato molto sua madre. E amava suo fratello.
Amava la sua Terra, certo. E combatteva per essa.
Ettore era un grande guerriero.
Il più grande fra tutti i troiani. Forse, anche fra tutti i greci.
Ma sopra ogni altra cosa al mondo amava sua moglie. E adesso suo figlio.
E tenere in braccio quel minuscolo esserino, tutto grandi occhi neri, gli metteva in corpo una gioia talmente profonda che palesava di poter esplodere. E pertanto rideva. Sorrideva sempre.
Da quando la moglie due notti prima l’aveva mandato a chiamare per l’inizio del lungo e dolorosissimo travaglio.
Il bambino gorgheggiò di nuovo.
Ettore lo guardò. E suo figlio afferrò con una delle sue deliziose manine un ricciolo scuro che gli pendeva sulla tempia.
Tirò un poco, il piccolo Astianatte.
Ed Ettore fece una smorfia.
Ahi!
Hai già la forza di tuo padre, piccolo mio?
Il bambino emise un profondo suono di gola. E poi spostò in avanti la testolina, quasi come ad annuire. E ad Ettore si sciolse il cuore.
Diventerai un grande guerriero. E io t’insegnerò ogni cosa. Come mio padre l’ha insegnata a me.
E ti vedrò crescere. Ti vedrò diventare grande, mentre sarai corteggiato dalle ragazze.
Ti vedrò innamorarti della tua Terra, appena i tuoi occhi si apriranno abbastanza per poterla abbracciare tutta con un solo sguardo.
E tu giurerai di proteggerla, di combattere per essa, come ho fatto io.
Astianatte, come di solito fanno tutti bambini, lo fissò lungamente. Ed Ettore si impressionò di uno sguardo che sembrava contenere una tale consapevolezza liquida.
Ci fu un intenso scambio di emozioni tra padre e figlio.
L’uomo non riusciva quasi a lacerare il contatto visivo.
E fu allora che il bambino fece una smorfia dolce. Ad Ettore sembrò un sorriso.
Si, piccolo. Sarai un grande eroe.
Le braccia vigorose di Ettore si strinsero maggiormente ma con attenzione e delicatezza attorno al neonato. E cercò di cullarlo, inesperto com’era. Guidato solo dall’istinto di protezione e dall’amore. Cominciò a muoversi avanti e indietro, a dondolare sulle gambe atletiche, mentre la tunica blu lapislazzuli strusciava contro la sua pelle.
Il piccolino si mosse, cercando un equilibrio su quella culla umana fatta di muscoli e tenerezza.
E quando si portò il ditino alla bocca e cominciò a succhiarlo rumorosamente, Ettore gli allontanò la manina.
No, piccolo… le gengive sono ancora troppo morbide per un ciuccio, anche se fatto di carne…
Ma Astianatte probabilmente aveva già capito come ottenere quello che voleva da suo padre…
I suoi occhioni, incredibilmente grandi, come quelli di tutti i bambini, nel visetto minuto, si inumidirono e una piccolo lacrima giocherellò sulla pelle delicata. Un istante dopo la notte fu rotta dalle sue grida disperate.
Ettore, sorpreso e commosso, asciugò quella traccia trasparente e sorrise. Innamorato di suo figlio, senza speranza.
Shhh… sveglierai la mamma…
Va bene. Va bene… soltanto per un poco…
Pensò. E allungò la punta del suo indice verso le labbra dischiuse e umide della sua creatura.
Astianatte smise immediatamente di lamentarsi. E cominciò a succhiare soddisfatto.
Un eroe. E un uomo saggio e giusto.
Che governerà Troia con mano ferma ma benevola.
E ti vedrò scegliere una donna, una donna che ti ama, a cui consacrarti.
Una donna che amerai e rispetterai per tutta la tua vita. E che ti darà figli e figlie.
Una donna che mi renderà un nonno felice…
Ettore non riusciva a smettere di guardare suo figlio. Come non riusciva a smettere di sorridere. Ed era così assurdamente orgoglioso! Perché una tale meraviglia apparteneva a lui. Solo a lui. E alla donna che amava.
So che tutto questo accadrà. Ma sei ancora così piccolo…
Il pensiero si incupì. Si tese. Giorni di guerra si prospettavano all’orizzonte. Agamennone non aveva freni per la sua brama di potere…
E fu in quel momento che il posto di un Padre venne preso da un Principe. Un guerriero preoccupato per la sua Terra e per coloro che amava. Un uomo che sapeva che ci sarebbero state battaglie da combattere…
Ma il bambino sorrise di nuovo, e smise di ciucciare, lasciando andare la mano di suo padre. E delle rughe che corrucciavano la fronte del valoroso Principe non ci fu più traccia.
Sorrise di nuovo Ettore. Senza preoccupazioni. Senza pensieri. Senza domani.
Dormi.
Dormi figlio mio. Dormi Astianatte.
E il bambino, stanco, cominciò piano a sbattere le ciglia sottili. Una, due, tre volte.
E poi i grandi occhi neri e belli come quelli di suo padre, si chiusero.
Ettore si chinò e appoggiò la bocca sulla minuscola testolina spelata e baciò quella pelle fresca e odorosa di lozione alle rose.
Il bambino si mosse, inquieto. Solleticato, forse, dalla barba corta che copriva le guance e il mento dell’uomo.
Ettore si voltò e rientrò nella sua stanza. Depose la sua creatura e la coprì con la copertina azzurra. Diede un lento movimento oscillatorio alla sua culla.
Chiuse con lo sguardo in un abbraccio sua moglie e suo figlio.
Dio come vi amo…
Dormi Astianatte, dormi amore mio.
Avremo tempo…
THE END