Disegno a matita 
“Verrai?”
“Verrò…”
Tornerò ancora, Angel. Te lo prometto.
“Verrò perché mi fido di te.”
‘Cuori in soffitta’
Di Margot J.
La lampada bassa illuminava con il suo fascio di luce fioca il quaderno rilegato in pelle.
La mano, curata ed elegante, si muoveva tracciando la linea netta di un mento volitivo.
Alzò lo sguardo Angel, sulla figura che se ne stava sul ciglio della porta, e poi sfumò col pollice il contorno di uno zigomo.
“Allora, perché non entri?”
“Non ci posso credere Flagello! Ancora vicino a quel coso!”
Proruppe Spike. Entrando nella camera a passo di carica e rigando il pavimento lucidato quella mattina da Cordelia con la suola di plastica degli anfibi neri.
Avanzò fino a centro stanza, sotto l’atteggiamento impassibile dell’altro che prestava un occhio a lui e uno al foglio che aveva tra le mani.
Spike, sentendosi ignorato, incrociò le mani sui fianchi e sbottò, bellicoso
“Ma che avrai poi di tanto interessante da disegnare? Voglio dire, alla milionesima volta che ne tracci i contorni degli occhi non credo che potrai trovarli diversi! Così come non credo che sarai abbastanza bravo da riprodurne l’azzurro…”
“Spike…” lo zittì Angel, pacato. Mandando a farsi benedire tutto il suo arguto monologo “Che vuoi?”
“Che voglio?” l’altro s’infuscò “Come fai a sapere che voglio qualcosa? Me ne stavo per i fatti miei io, ma ho sentito i tuoi mugolii dal piano di sotto!”
Angel sollevò un sopracciglio e poi gli regalò un mezzo sorriso “Per questo te ne stavi sull’uscio a scodinzolare? Volevi un po’ di mie attenzioni?”
Dall’espressione di Spike, Angel capì che l’altro l’avrebbe volentieri azzannato.
Con somma soddisfazione e piacere.
“Ma di che diavolo cianci? Te ne stavi rinchiuso in questo budello da troppe ore e ho pensato che era il caso di controllare se ti fossi mummificato!”
“Apprezzo la tua sollecitudine.” commentò e senza aggiungere altro si immerse nuovamente nel disegno, una linea rigida gli solcava la fronte.
“E, no! Flagello non va! Sta diventando un’ossessione questa! Non fai che disegnarla! Pensarla! Sognarla! Finirai per consumare quella povera ragazza! Perché non la chiami?”
Angel lo guardò. Sorridendo piano. Senza reale divertimento negli occhi.
“Sei fuori strada”
Spike gli riservò un’occhiata incredula, “Non credo proprio amico. Va bene tenere sotto controllo le proprie pulsioni e tutte quelle psico-cazzate, ma non mi diventarai mica un’asceta! Chiamala.”
Angel sospirò, disegnando un particolare delle sopracciglia.
“No.” esalò quieto, “Non la chiamerò. Lo sai già che non la chiamerò. Perciò, ti prego, smettila d’insistere William.”
Spike sollevò gli occhi al cielo e poi imprecò. “La miseria Flagello! Sei un cocciuto testone irlandese! Ma possibile che tutte le miei bieche tattiche persuasive su di te non abbiano effeto? E mica ti ho chiesto d’intestarmi i tuoi averi! Ti ho solo chiesto di parlarle! Hai la fortuna di conoscere una donna bellissima, giovane, piena di passione come Kate, che potrebbe addirittura ricambiare i tuoi sentimenti e ti perdi questa grande occasione! Bhe, lasciatelo dire, sei un fesso!”
Angel non si scompose, sfumando un’ombra del profilo, “Fortuna che non respiri” chiosò distrattamente “Sai, la tua tecnica oratoria sembra migliorare…”
Spike iniziò a camminare avanti e indietro lungo la stanza per il nervoso.
“Ma si può sapere cosa esattamente riempia la cavità del tuo teschio? Comincio a pensare che non sia materia grigia…”
Angel continuò imperterrito nella sua opera di precisione nell’immortalare la fierezza dello sguardo, “Se lo dici tu…” replicò, lasciandosi tormentare come al solito.
E fu allora, quando si sentì trattare con condiscendenza, che Spike esplose.
“Angel! Dimmi qualcosa, qualunque cosa. Ma non trattarmi come se fossi un visionario! Quella ragazza ti manca, ed è normale. Di più, è giusto che tu voglia aspirare a un po’ d’amore.” Annunciò, come il nuovo messia che porta ai discepoli la sua parola, con impeto.
Angel si limitò a fissarlo. E poi a snocciolare poche parole.
“Spike la mia vita è piena di amore, grazie a tutti voi. Ero solo prima e ora ho una famiglia. Non c’è altro amore che io possa desiderare.”
Spike rimase per un lungo momento in silenzio.
Frasi come quella, confermate con la pacata consapevolezza di chi sa di dire la più banale delle verità, Angel non le pronunciava spesso. Ma quando lo faceva non si poteva che rimanere imbambolati ad ascoltarne il rimbombo nel cervello.
Appena ripreso dallo shock, nuovamente eruppe.
“Tecnica interessante! Volevi distrarmi e dirottare la conversazione dalle tue mancanze amorose, alla famiglia. Bhe sappi che hai fallito! Per quanto tu sia il cardine di tutti noi, nessuno è in grado di darti quel tipo di amore di cui sto parlando. Liam.”
Angel, finalmente per un piccolo attimo staccò la mina dal foglio e gli dedicò vera attenzione. “Cosa vuoi che ti dica William?”
“Che ho ragione naturalmente. Che ti manca una donna, nella fattispecie una compagna. Che speri che tra voi le cose si sistemino e che per quanto tu sia palesemente folle d’amore per me non cercherai mai di attentare alla mia virtù!”
La parte migliore del suo serio discorso venne sciupata sul finale da una sghignazzata ignobile.
Angel si posò una mano sulla fronte e si coprì il viso con le mani, “Folle d’amore dici? Forse Spike non hai tutti i torti. Tu, più di chiunque altro, sei l’unica costante ossessione innocua della mia non-vita.”
Spike esibì una sorpresa non poi troppo reale. “Flagello, ma dichiararti così, senza corteggiamento… Io sono un ragazzo vecchio stampo! Pretendo i fiori, le poesie, le decorose passeggiate notturne… Non vuoi proprio impegnarti a conquistarmi come si deve?”
Spike sembrava un teppista adorabile mentre lo diceva.
Angel, sull’orlo della stanchezza mentale, oltre che fisica si decise finalmente ad alzarsi dalla poltrona. In pochi passi cadenzati e fluidi raggiunse Spike e gli prese il volto fra le mani fresche. Spike si lasciò toccare e misurare da quelle dita con ingenua fiducia.
Angel si chinò un poco per ammirare il cesellato profilo dell’altro alla luce del lampadario. Constatando la perfezione delle sue labbra.
Gli inclinò il capo e sollevò il mento.
“Stai fermo.” Gli intimò.
E tornò indietro sui suoi passi, verso la poltrona.
Riprese il taccuino e cominciò a tratteggiarte meticoloso linee oblique.
Spike trasecolò. “Ma che diav..”
“Non azzardarti a muoverti!” gli ordinò Angel imperioso, col tono del comando, senza staccare gli occhi dal foglio.
E Spike lo disubbidì
“Stai disegnando me? Io ho parlato per venti muniti buoni sulla mancanza di donne nella tua vita e tu perdi il tuo tempo a disegnare me?”
Era a dir poco basìto.
“Visto che non volevi proprio andartene, qualcosa dovevo pur fare mentre avevo davanti la tua faccia…”
“Flagello, ora te lo dirò, ma sappi che il mio affetto per te non verrà meno: tu sei malato!”
Angel gli sorrise. Un sorriso vero stavolta, pieno.
Un sorriso veloce che gli increspò fuggevolmente un singolo angolo della bocca.
Il sorriso angelusiano che dedicava ai suoi delitti più intriganti.
“La colpa è tua William. Dopo tutti gli anni che mi conosci mi ritieni ancora troppo prevedibile.”
Spike se ne uscì, offesissimo.
E per dispetto spense la luce.
Angel continuò a disegnare al buio.