DENTRO IL CUORE
La figura luminosa era accerchiata dalle tenebre.
Da ogni parte ogni più minuscola frazione del suo essere lottava per non essere sopraffatta dall'oscurità.
Una creatura potente, e ciò che era intorno a lei poteva chiaramente percepirlo.
Un potere inarrestabile e divorante che il Primo male avrebbe disperatamente voluto per sé, se fosse mai stato capace di assumere una forma e desiderare qualcosa che non fosse se stesso.
Ma era pur sempre anche lui un'entità invincibile!
Per quanto la piccola figura disperata si dibattesse tra poco tutto sarebbe finito.
Tra poco tutto sarebbe finito.
Lo sapeva e non poteva accettarlo.
Il male non poteva vincere, o tutto ciò che di più caro aveva sarebbe andato perduto.
Strinse ferocemente gli occhi e guardò l'amuleto che si sorreggeva nel vuoto poco distante.
Le era uscito dal cuore e l'aveva trasformata.
Non poteva vedersi, ma sapeva di non essere più lei, o di esserlo almeno in parte.
Non voleva morire, non voleva sacrificarsi per il bene del mondo, dio aveva vent'anni.
Era giusto morire a vent'anni?
Cosa era diventata?
Cos'era quell'essere che era diventata? Era un mostro?
Non lo sapeva.
Non sapeva niente, solo che aveva paura ed era forte e voleva lì con lei le sue sorelle.
Perché se doveva morire per salvare loro e il mondo, le voleva abbracciare un'ultima volta.
Il primo la circondava col suo effluvio oscuro, un fumo nero e denso le penetrava nelle narici, nelle carni.
Sentiva di potersi evitare il respiro e questo la atterriva.
Dio poteva non respirare!
Cos' era diventata, un demone?
Era morta?
Voleva piangere, voleva lasciarsi andare a quell'emozione tipicamente umana per ricordarsi che era viva.
O che lo era stata.
Voleva fuggire.
Voleva nascondersi in un angolo e tremare.
Ma come sempre nella sua vita non fece niente di quello che voleva.
Fissò gli occhi in quella massa scomposta che sembrava sommergerla e decise.
Decise che la vita era più forte.
Che c'erano tante cose meravigliose al mondo che andavano protette.
Si sforzo di credere che ce l'avrebbe fatta, e se anche non fosse stato così, qualcosa sarebbe rimasto!
Concentrò le sue energie verso quell'unico punto. Richiamò a sé la forza e pregò qualunque entità benevola di aiutarla a vincere.
Chiuse gli occhi e distese i lineamenti.
La fine…era vicina.
Lasciò defluire in lei l'energia, lasciò che si accumulasse nel suo petto tremante e quando sentì di esserne ricolma sferrò l'attacco.
Il flusso l'invase e si sentì trapassata da migliaia di spilli roventi che non lasciavano tracce nella carne. Un bagliore accecante si diffuse in quella dimensione atemporale, un fuoco salvifico cominciò a percorrere l'entità malvagia come se fosse stata improvvisamente dotata di un corpo.
Credette quasi di avercela fatta, quando il buio più nero la avvolse rubandole quella luce e soffocandola.
Spike indossò l'amuleto e scese verso l'enorme voragine che si era aperta sotto i loro piedi guardando un'ultima volta la donna che gli sorrideva.
E che gli aveva detto che lo amava.
Mai aveva fatto entrambe le cose con quella dolce rassegnazione di chi già si prepara a dimenticare. Buffy mosse la mano verso di lui nel caldo gesto di un ultimo saluto mentre sentiva le lacrime scivolare via come serpentelli luminosi.
Come a rispondere a quella muta invocazione di perdono, di ammenda per il male fatto e ricevuto, Spike la fissò col suo sorriso irriverente , il migliore del suo repertorio, non lasciò che lei dicesse altro dopo quella dichiarazione tardiva e alzò la mano in segno di resa
"tranquilla…voglio solo vedere come va a finire".
Scomparve nel buio.
La deflagrazione fu devastante.
Fino a un solo attimo prima credeva di essere spacciata e ora di fronte a lei il primo male si ritraeva. Come a volerla proteggere dall'oscurità incombente si erano materializzate due figure.
Rifulgenti, bellissime e inumane.
Si voltarono simultaneamente a guardarla e lei con orrore si accorse di non aver voce per gridare. Allungarono le braccia eteree verso di lei e finalmente si accorse di quanto fossero simili alle proprie. Le guardò sconvolta da un sentimento che si avvicinava alla gioia ma che era venato di terrore nell'apprendere che ciò che era avvenuto a lei, era successo anche alle sue amatissime sorelle.
Si unirono in un abbraccio immortale, divine bellezze potenti e permisero alla forza ferale dei loro amuleti di scagliarsi contro l'origine di quell'inferno.
Lasciò che la sua mente si svuotasse.
Non voleva avere rimpianti Spike, o ripensamenti.
Non voleva ragionare su ciò che stava facendo e capire che l'umanità che l'aveva sempre disprezzato non meritava quell'ultimo rifulgente sacrificio.
Non voleva pensare a lei che gli aveva detto che lo amava e la risposta che lui le aveva dato
-no, non è vero-
mentre l'unica cosa che realmente voleva era baciarla e donarle tutto l'amore che aveva per lei e che ora, lo sapeva, non sarebbe stato rifiutato.
Non voleva andare incontro al suo giorno speciale convinto di stare facendo uno stramaledettissimo errore.
Voleva morire come era vissuto.
Da guerriero.
Il primo si sentì fortemente indebolito, veniva attaccato su due fronti da due entità potenti.
Sapeva che sarebbe uscito sconfitto da quello scontro.
Ma c'era ancora una cosa che poteva fare…
La luce che emanarono i tre corpi uniti fu loro quasi fatale, almeno quanto lo fu per il primo.
Le loro mani si separarono costrette da una forza a loro superiore e vennero scagliate lontano l'una dalle altre.
L'energia che loro stesse avevano creato gli si rivoltò contro potenziata dal primo e le sommerse con violenza.
Si aprì una voragine che le risucchiò strappandole dal loro confortante contatto.
L'ultima cosa di cui fu cosciente fu il tremendo impatto con qualcosa di rassicurantemente solido da poter essere terreno. Si guardò intorno smarrita prima di chiudere definitivamente gli occhi svuotata dì ogni forza.
Era sulla terra.
Era viva.
Era…sola.
Angel stava guidando sulla superstrada verso LA.
Doveva tornare a casa e parlare con Westly prima che le rivelazioni delle ultime ore lo distraessero.
Buffy amava Spike…
il suo vecchio rivale e prima ancora il suo childe;
suo…fratello.
Sorrise al pensiero che saperla innamorata di qualcosa che almeno parzialmente era suo rendeva quel dolore sordo un po' più sopportabile.
Quando un bagliore accecante illuminò il buio della strada desolata sterzò velocemente.
Fermò l'auto e scese a vedere chi, o…cosa era caduto da quel vortice spazio-temporale già richiuso, pronto a combattere e distruggere qualunque cosa fosse.
Perché ogni demone che lui sconfiggeva era un demone in meno per la cacciatrice.
E lui avrebbe fatto qualunque cosa per la cacciatrice.
Avanzò dietro una cunetta di terreno con i pugni protesi verso l'avversario, il volto trasfigurato in quello della caccia… e fu allora che la vide.
Una piccola figuretta straziata.
Riversa sul terreno, sciupata come se avesse affrontato una battaglia devastante, eppure anche in quello stato incredibilmente bella.
La prese tra le braccia spinto dal desiderio di proteggere un fiore già calpestato così delicato che chiunque avrebbe potuto spezzarlo definitivamente.
I lunghi capelli lucenti scivolarono dalle sue braccia in un nero ammasso scomposto ed Angel si sorprese di quanto fosse leggera e profumata nonostante l'aura di morte che poteva chiaramente percepire intorno a lei.
La guardò perplesso
-un solo buon motivo per caricartela in macchina e portarla con te invece che all'ospedale più vicino…-
Come se la ragazza avesse potuto intuire i suoi pensieri aprì leggermente gli occhi rivelandogli due gemme screziate di viola, un colore che lui non aveva mai visto in un essere umano, e gli sorrise. Di un sorriso dolce e sinceramente felice prima di ripiombare nell'incoscienza.
Angel la strinse a sé, riassumendo sui suoi lineamenti quella bellezza innaturalmente umana e avviandosi verso l'auto parcheggiata con i fari accesi sul ciglio della strada.
Aveva trovato il motivo che cercava.
La luce accecante che l'aveva separate dalle sue sorelle la lasciò ansante e percorsa da tremiti nella desolazione di un paesaggio infernale.
Ma almeno era…viva?
Si mise in piedi cercando di lottare contro il senso di vertigine che l'invadeva.
I suoi sensi acuti le permisero d'individuare una figura che avanzava verso di lei.
Si voltò in cerca di una via di fuga e vide solo una landa tristemente desolata.
Capì all'istante che se non voleva morire avrebbe dovuto cominciare a correre.
Mosse qualche passo e con orrore si rese conto di essere troppo stanca e provata dalla battaglia col male per potersi muovere.
Si voltò sperando di riuscire a resistere ad un altro attacco mentre la figura che prima a stento riusciva a scorgere si era fatta incredibilmente più vicina.
Stancamente allungò una mano verso la figura indistinta che per la stanchezza non riusciva a mettere a fuoco, sperando di avere ancora un po' di magia in corpo per scaraventarlo lontano.
Come aveva temuto non sortì nessun effetto e gli occhi le si riempirono di puro terrore quando vide l'ammasso pesto e sanguinante arrivarle di fronte e crollarle addosso con tutto il suo peso.
Si lasciò trascinare a terra, incapace di respingere quell'assalto brutale e si chiese se avrebbe avuto il tempo di capire se era già morta e se all' inferno si poteva morire due volte.
Disperatamente attese un colpo fatale che non venne mai.
Coraggiosamente sbirciò la massa informe di capelli biondo platino sporchi di sangue sicuramente suo, abbandonata sul suo petto.
Sembrarono passare ore, ma sicuramente nel posto in cui erano il tempo era un concetto relativo.
Finalmente trovò la forza di scostarselo di dosso e spostarlo su quel terreno umido e viscido prima di sdraiarsi di nuovo stremata.
Si girò a guardarlo attentamente: non respirava, era…morto?
Un uomo gli era morto addosso in quel posto dimenticato da dio?
Poteva sopportare quell'orrore dopo tutto ciò che aveva già visto!
Si tirò su a sedere e gli allungò una mano a tastare la giugulare, era vero: non pulsava.
Stava cercando già di alzarsi quando la mano del morto raggiunse la sua ancora sul suo petto e rilasciò un grido isterico.
Spike semi-incosciente la strinse facendo scemare il suo urlo nel freddo del suo petto.
"ti prego…chiunque tu sia…non lasciarmi solo"
le sussurrò all'orecchio prima di svenirle tra le braccia.