Ad Alessandra.
Perché ogni volta che leggerà slash d’ora in avanti penserà a me. *grin*
E si ricorderà quanto le voglio bene.

A Liz
Solo perché è Liz.
E ‘non posso fare a meno di dedicarle mensilmente qualcosina’.

A me stessa.
Perché, incredibile a dirsi, sono stata capace di crescere.

Once said I’d missed
You every instant
Before we’d met.
Now believe we knew
How sad we’d be
Apart.

La serata doveva essere trascorsa piacevolmente.
Valutò l’uomo guardando la coppia.
Camminavano a piedi, avanzando lentamente. Sorridevano. I loro sguardi accesi si incontravano e danzavano.
Lei, la donna, teneva dolcemente una mano tra quelle di lui.
Il compagno le aveva posato un braccio sopra le spalle e la teneva vicina, inclinando costantemente il capo per sussurrarle qualcosa all’orecchio.
L’osservatore fu invaso da un moto repentino di disgusto.
Distolse lo sguardo, con un gesto secco del capo.
Ma la donna rise, deliziata di sentire il corpo dell’uomo contro il suo. E gli passò le braccia dietro il collo, costringendolo ad abbassarsi per baciarlo.
Per toccarlo.
E nella strada silenziosa si potè udire distintamente il rumore delle loro bocche.
E l’osservatore attratto da quel suono li guardò ancora.
Fu costretto a guardarli.
Scese dalla sua Porsche grigio metallizzato dai vetri oscurati.
Ma non si mosse.
Rimase in silenzio.
Divorò con gli occhi la scena davanti a sé.
Lui la dominava, la teneva ferma e le prendeva la bocca come un predatore. E la donna gli permetteva di fare di lei ciò che volesse.
Un mazzo di chiavi baluginò nelle mani dell’uomo.
Lo scatto di una serratura.
Due corpi che si muovevano uniti per raggiungere l’ingresso.
Era quello il momento.
Era quello il momento in cui doveva fare qualcosa.
Corse.
Corse verso di loro. Per raggiungerli. Per fermarli. Prima.
Prima che si chiudessero la porta alle spalle.
Prima che lui potesse vederlo.
Arrivò al portone nel momento in cui la mano di lui lo stava spingendo indietro, per richiuderlo.
Ansimando per lo scatto, la corsa, per il cuore in tumulto sotto una patina di freddezza calcolata, insinuò le dita nella sega di luce e spinse indietro a sua volta.
Ecco com’era la sua vita.
Lui e Viggo.
Al di qua. E al di là.
E in mezzo il niente.


CREDI.



Orlando spalancò il portone con due mani.
Si ritrovò sotto la luce spiovente dell’atrio.
Lui lo guardava.
Che c’era negli occhi di Viggo?
Sorpresa? Tensione? Indifferenza?
Paura?
C’era qualcosa negli occhi insondabili di quell’uomo?
Orlando preferì non saperlo con certezza.
Ricambiò quello sguardo, con la stessa precisa inespressione.

“I’m almost sorry to interrupt. We have to talk.”

La ragazza, silenziosamente, era scivolata verso il fondo della parete.
C’era rabbia nella voce di quel ragazzo apparso dal nulla.
Chiarezza. Scoperta. Oltraggio.
Violenza.
Seduzione.
Un mondo intero di sentimenti sotterranei in una sola frase.
Vide i due uomini guardarsi.
Vide passare qualcosa tra loro.
E si rese conto che lì non c’era posto per lei.

Viggo smise di fissarlo.
Si voltò verso la donna. E la chiamò a sè allungandole un braccio.
Le bisbigliò qualcosa. Guardandola intensamente.
Sospirò “Michelle…”
“Non c’è problema Viggo. Capisco.” Sorrise. Non gli disse altro.
Non spiegò se veramente capiva.
Semplicemente, con dignità, uscì.
E Viggo guardò di nuovo Orlando.
Fermo e furente.
Dove l’aveva lasciato.
“Come in”
Gli disse, senza voltarsi.

Il silenzio quieto di quell’appartamento sembrò amplificare i loro pensieri.
E ad un tratto diventò insopportabile.
“What was all that about?” disse, dopo lunghi momenti, Viggo pacatamente alla sagoma scura che si stagliava contro la finestra.
Non aveva acceso la luce. E nessuno dei due aveva commentato quel buio a tratti rischiarato dal chiarore che si infiltrava dalla strada.
Orlando si voltò mantenendo oscurato parte del suo volto.
“Non hai idea… di come mi sono sentito, vero?” chiese.
Sembrava più calmo.
“Almeno t’importa?” chiese ancora in un nuovo tormentoso impeto di rabbia.
“Dio, non so nemmeno se t’importa…” sussurrò avvilito. Passandosi una mano tra i capelli.
Cosa fu nell’atteggiamento di Orlando?
La posa, l’intensità dell’espressione? La maturità dei lineamenti?
Forse la frustrazione…
Viggo non avrebbe saputo stabilirlo.
Ma fu in grado di percepire con chiarezza che gli anni passati tra loro avevano prodotto mutamenti. E si rammaricò di sentirlo così diverso. Di non capirlo più.
Si decise a fare uno, due passi in avanti. Verso di lui, che teneva ancora il capo chino.
“Orlando…”
E si rese conto, mentre lo diceva, che gli faceva bene pronunciare il suo nome.
Gli dava chiarezza.
“Non so di cosa tu stia parlando. Sinceramente vorrei-“
“Vorresti cosa? Cosa vorresti Viggo?”
Orlando rise. Disprezzando apertamente quel tentativo banale di mettere un’ennesima distanza tra loro. Di razionalizzare.
Fare finta di non capire.
“Sono qui per avere un dialogo onesto con te.” fece una pausa. Riprese fiato come se quella breve frase gliel’avesse spezzato. E avanzò a sua volta.
“Finalmente” aggiunse in un respiro.
“Ma se la tua intenzione è quella di continuare a chiudere gli occhi allora posso andarmene adesso.”
Attese, semplicemente guardando Viggo.
Attese di ritrovare nell’altro un motivo per restare.
Non trovandolo.
Lasciò andare il fiato che tratteneva. E seguendo lo stesso impulso che l’aveva portato a varcare quella soglia, si preparò a varcarla nuovamente.
Per andarsene.
“Dimentica che io sia venuto qui stasera. E fai le mie scuse alla tua accompagnatrice per avervi interrotti. Sarai ancora in tempo per richiamarla…”
Era amaro Orlando. Era risoluto.
Di più. Era uomo.
Per Viggo in tutti quegli anni era rimasto il ragazzo appena diplomato all’accademia di arte drammatica.
Quello che lo seguiva sul set e lo guardava adorante. Assorbendo da lui, e da tutti gli altri colleghi, ciò che intimamente significava per ognuno di loro essere un attore.
Nel suo caso, essere un artista.
Non aveva mai considerato che Orlando non sarebbe rimasto giovane per sempre.
Non aveva mai considerato di poterlo giudicare suo eguale. E non perché intendesse sminuirlo. Ma perché Orlando per lui era rimasto come congelato, fermo a quei sedici dannati intensi mesi.
Non c’erano cambiamento e crescita oltre la Nuova Zelanda.
Orlando nella sua mente era rimasto l’elfo con i capelli rapati a zero e lo sguardo brillante, la passione per gli sport estremi e un numero tatuato sulla pelle in un posto nascosto.

Molto più sicuro pensare di lui in questi termini.

La consapevolezza di chi avesse di fronte lo schiaffeggiò al suono della serratura.
“Non-“ disse poi fermandosi, incerto di potersi permettere un comando e ammorbidendo il tono con una preghiera “Non andartene. Please.”
Orlando ritornò sui suoi passi.
“Va bene Viggo. Va bene. Resto. Ma parliamo.”

Il pensiero, repentino e tagliente, di non sapere nulla di quell’uomo e di come fosse la sua esistenza gli attanagliò i polmoni e gli mozzò il fiato.
Viggo per un solo istante sentì il cuore accellerargli follemente.
Un’ansia quasi adolescenziale di sapere lo costrinse a muoversi.
A tenere le mani, e la mente, occupate.
Cool down.
“Faccio un caffè” propose.
E Orlando annuì. Lasciando che andasse da solo in cucina.

“Cosa… come stai? Non ci vediamo da… quella volta in Spagna?”
Orlando annuì, sorbendo un sorso.
Senza rispondere.
“How...
How it is your life?
…is it going?”
L’altro sorrise.
Oh, come on Viggo! Come on… Dovrei riassumerti oltre un anno e mezzo? Ti annoierei. Vai qui. Vai là. Gira questo film. Doppia quella scena. Fa sfoggio di te stesso a una premiere. Conosci il business. Niente di nuovo.” Rispose. Districandosi tra le parole molto lentamente.
Era una sua impressione o perfino l’intonazione e il suo accento tanto british erano più profondi e marcati adesso?
“E’ che vorrei solo sapere cosa… come ti va…” Ripetè. Sentendosi stupido.
Orlando annuì. Del tutto privo di empatia.
“Lavorativamente? Great!” rispose esibendo un falso entusiasmo.
Senza impegnarsi nel renderlo quanto meno credibile.
“Sembra che io sia ‘The new hot young thing’ per quelli là fuori. Tutti non vedono l’ora di darmi una parte. E alle volte mi offrono quella sbagliata. Così dice la critica. Alcuni sono particolarmente spietati. Non ho ancora imparato a scegliere, evidentemente.”
“E nel… privato?”
Poteva permettersela, poi, Viggo quella domanda?
Orlando inclinò la testa lentamente, socchiudendo le palpebre.
Viggo si sorprese di quanto gli fosse vicino.
Poteva sentire il suo fiato leggero solleticargli la guancia.
“Vuoi davvero saperlo?” gli rispose Orlando modulando la voce in un ansito.
Purr. “No. Non credo” aggiunse tagliente.
Viggo sorprese se stesso per la velocità della sua reazione. Fu capace di bloccare quel corpo muscoloso e sottile contro il proprio, mantenedolo serrato per le spalle.
Fronteggiandolo, con una dolcezza che contrastava la violenza della sua presa, sfiorò con la propria la guancia dell’altro. Mentre Orlando manteneva gli occhi socchiusi e sembrava sciogliersi e lasciarsi plasmare instintivamente dal calore emanato dal corpo dell’altro.
Viggo scivolò lentamente verso la sua bocca.
Mortalmente serio.
“Are you drunk?” Orlando non mostrò di sorprendersi.
“Yeah. I’m a drunk-sick-fuck.” Disse. Ferreo nella voce. Ma invece di allontanarsi gli passò le mani dietro la schiena e lasciò che Viggo sopportasse e sorreggesse tutto il suo peso.
Fu Viggo a scostarsi.
“Perché sei venuto qui?” gli chiese slacciandosi da quell’abbraccio e ritirandosi in uno spazio neutro.
“Non lo so.” disse seriamente, avanzando mentre l’altro arretrava “Non lo so Viggo. Ci sono tante risposte.” Aggiunse, raggiungendolo e calandogli addosso senza imbarazzo.
Era evidente che Orlando adorasse il contatto tra loro.
Era evidente that he doesn’t give a fuck se Viggo non era dello stesso parere.
“Forse sono qui per un chiarimento definitivo. Per avere, come ti dicevo, un dialogo onesto.” Sussurrò, con il viso posato dolcemente nell’incavo della spalla di Viggo. In perfetta antitesi con i muscoli delle braccia in rilievo nello sforzo di tenerlo bloccato contro il muro. In una posizione perfettamente speculare a quella che avevano appena condiviso.
“Forse…” sussurrò marcando con la lingua una traccia umida dalla tempia allo zigomo “Forse sono qui per dichiararti endless love… per pregarti di lasciarmi essere tuo e condividere ogni cosa con me. Cosa ne dici Vig. Would you like it?”
Adesso le parole erano un seducente mormorio.
“Make love to me…” Sussurrò in un sibilo persuasivo.
Rendendosi improvvisamente conto che non era più necessario bloccare il corpo di Viggo contro la parete.
Perché Viggo aveva bilanciato il peso di entrambi sulle gambe instabili e l’aveva attirato verso di sé.
Make love to me Viggo… Ti piacerebbe che te lo chiedessi? Potrei perfino implorare…”
Orlando sorrise sulla pelle di Viggo, sentendolo tendersi.
Scivolando con le labbra sulla sua gola, leccandogli leggermente il pomo di adamo. Carezzandogli con le labbra chiuse il collo. E la spalla.
Teasing.
“Forse è per questo che sono venuto Viggo.” Gli disse.
“Non ti distrarre. Ti sto parlando.” Aggiunse succhiando un pizzico di pelle gustosa.
“This behaviour ‘ll take you nowhereOrlando.” Gli rispose Viggo. La voce bassa. Roca. Rotta da una respirazione irregolare.
“Mm…” mugolò Orlando. “You wrong.” Soffiò. Spostando tutto il suo peso sull’altro e percorrendo con una mano il suo torace. Scivolando più in basso. “It’ll fucking take me ‘somewhere’ Viggo…”
Viggo respirò a pieni polmoni, cercando di controllare la sua pressione sanguigna. Con il solo effetto di ritrovarsi sotto di Orlando. Ancora più vicino.
Orlando. Gli addominali solidi di Orlando.
E dietro il muro.
“Adesso smettila!”
“Perchè?” Orlando sorrise. Quasi con spontaneità.
“Forse è proprio per questo che sono venuto. Per fottere. Vuoi fottermi Viggo?”
Usò volutamente un basso accento volgare.
Kinda hot.
Viggo sospirò con fatica.
Chiuse gli occhi. E poi li riaprì.
Scoprendosi, senza sorpresa, già al limite del breakdown nervoso.
Maybe I want fuck you. But sure as hell I don’t wanna get fucked! Che succede? Non cercare di fottermi Orlando, che succede?”
Orlando abbozzò un sorriso. Uno di quei particolari pretending smiley.
Totalmente falsi. E spenti.
You can fuck with my brain but I can’t fuck with yours? That’s not fair man!
“E’ questo che vuoi? Vuoi fottere?”
Con impeto Viggo ribaltò le loro posizioni e lo sbattè contro il muro.
“E hai già pensato dove? In piedi? Per terra? O sul tavolo? Come animali? Come lo vuoi Orlando, dimmi, hard and fast?”
Viggo era così eccitante when he spoke dirty…
“Bet you can make me beg…”
Mormorò Orlando sotto di lui.
Baciandogli la gola. Il mento. L’angolo sinistro delle labbra. E poi finalmente la bocca.
“Is this about sex?A good fuck between two old mates? What is this about?” Gli chiese Viggo. Schivando quei baci.
“Non mi vuoi?” gli chiese Orlando quasi sardonico, cercando di baciarlo di nuovo.
Arrivando a respirare dalla sua bocca e poi allontanandosi per provocarlo ancora.
“Lo sento che mi vuoi” gli disse, senza aspettare risposta, quando lo vide fremere.
“Ti voglio.” Confermò Viggo.
Senza muoversi.
Mm… This is about us. Come on. I know you can…” aggiunse Orlando, invitandolo. Rispondendo, infine, alla sua domanda.
I know I can. As I know that I’m not gonna.” Disse Viggo, risoluto.
Your loss.” Sibilò Orlando contro il suo collo.
“Wanna talk or fuck with me Orlando?”
“Both”

The boy damn know how to be persuasive.


Il letto.
Si.
Doveva esserci un letto da qualche parte nella sua casa.
Pensò Viggo.
Ma sapere che c’era e raggiungerlo erano two entirely different things.
Approfittando di un istante di smarrimento Orlando gli strappò la camicia. Provocando un intrigante ticchettio ogni volta che uno dei bottoni di madreperla toccava terra.
E gliela sfilò.
Tutto il torso nudo di Viggo sembrò vibrare.
L’uomo mosse il collo, sciolse le spalle.
E si impose di non pensare.
Adesso non c’erano giusto o sbagliato.
Razionalità o pentimento.
Adesso c’era solo Orlando.
E benchè Viggo non fosse sicuro di quali motivi spingessero l’altro, conosceva benissimo i suoi.
Si riscosse e strappò a sua volta la camicia dell’altro.
Con molto meno riguardo.
Intrecciando le loro braccia e le loro mani per liberarsi dei rispettivi vestiti più in fretta.
Ridendo.
Orlando lo baciò. E scelse il momento in cui era dentro la sua bocca per parlare.
Facendogli il solletico e mascherando le parole in un suono indistinto e in uno schioccare di lingua.
Easy. Take it easy. Non avere fretta.” Gli disse, sorridendo. E baciandolo ancora.
Portandosi le mani di Viggo sui fianchi. E poi sul sedere.
Premendosi e modellandosi sul suo corpo.
“Mm..” mugolò “I love this…” disse baciandogli la linea marcata della mandibola.
E poi la linea perfettamente disegnata delle sue labbra bellissime.
E Viggo gli avvolse le braccia attorno al dorso e gli conficcò i denti nella carne tenera della spalla. Inalò profondamente.
La pelle di Orlando odorava di dopobarba. Di un aroma vagamente dolce e fruttato che doveva essere il suo bagnoschiuma.
Viggo leccò quel tratto di pelle e inspirò ancora.
Riconoscendo poi, intimamente soddisfatto, su di lui il suo stesso odore.
“Letto.” mugolò Orlando, lasciando cadere in terra la sua cintura e scalciando le scarpe mentre camminava indietro alla cieca. Continuando a baciarlo. Ovunque.
“Mi hai chiesto come voglio farlo. Voglio un letto. Think I’d be traditional this time…” Viggo gli indicò la camera con un cenno.
E Orlando si staccò da lui. Per raggiungerla.
Ma l’altro gli si spinse addosso, bloccandogli i polsi, immobilizzandolo contro lo stipite.
Afferrandolo per l’avambaccio e constatando la trazione dei muscoli e la pressione delle vene.
Orlando was on fire. “Say it.” Gli disse, posando una mano con fermezza gentile sulla sua erezione.
I told you” rispose Orlando slacciandogli cintura, bottone e cerniera dei pantaloni.
E infilandogli le mani nei boxer.
Say it again, then. Just say it.” Impose Viggo, leccandogli il lobo e poi spostando i suoi riccioli sulla nuca per mordergli il collo.
“Ti voglio.” Ansimò Orlando.
Ripeat it.
“Oh Viggo..”
Repeat it. Ti prego..”
Orlando ansimò più forte.
“Va bene. Qualunque cosa. Ti dirò qualunque cosa. Ma prima scopami.”

Il letto.
Si, c’era un letto sotto di lui.
Un letto disfatto e un intrico di coperte e lenzuola.
Ma soprattutto c’era Viggo.
La grana della pelle di Viggo. Il suo odore. Maschile e persistente.
I suoi denti. Le sue gambe lunghe. Le mani. Le unghie. Le braccia. La lingua.
Il suo cazzo.
Tutto di Viggo. Tutto.
“Orlando…”
“Shh. Ho detto scopami.”
“Orlando… Orlando… Orlando…” ripetè Viggo.
Nelle sue orecchie. Sulla sua pelle. Sulla sua bocca.
Scendendo lungo il suo torace.
“Orlando. Fammi assaporare il tuo nome…”
Oh dio…
Viggo aveva qualcosa nella voce. Ogni volta che parlava. Qualunque cosa dicesse.
Viggo era sesso.
“Potresti farmi venire solo con la tua voce…”
Viggo lasciò un piccolo succhiotto accanto al sole tatuato. E rialzò gli occhi su di lui.
“Era una domanda?”
“No.”
“Bene.” rispose soddisfatto.
E scese più in basso.

Viggo gli tirò indietro la testa e posò la gola sulla sua spalla, per sussurrargli agevolmente all’orecchio. “Come mi vuoi Orlando, dimmi come mi vuoi.”
Orlando inarcò il capo, poggiando la nuca sulla spalla di Viggo. Sospirò.
“Slow…”
Ammise. Perfettamente conscio di aver firmato la sua condanna.

“Viggo…” ansimò Orlando.
“Viggo…”
Continuò a ripetere il suo nome. Come unico pensiero coerente.
Come unico suono inarticolato, ma ancora comprensibile, che gli riusciva di pronunciare.
“Say it…”
E Orlando capì.
“Viggo… ti prego…” singhiozzò.
“You know I can make you beg…”

Orlando trattenne il fiato.
Gli occhi spalancati. Le pupille dilatate.
La bocca socchiusa.
Il ritmo cardiaco accellerato.
Espirò.
“Fermati. Viggo fermati. Ho bisogno che tu ti fermi.”
Viggo si placò.
Gli posò dolcemente un bacio sui riccioli umidi di sudore.
“Ti ho fatto male?”
“No.” Orlando sorrise.
E poi divenne serio.
“Ma voglio ricordarmelo.”

“Holy fuck! That was amazing!”
Orlando aveva iniziato a ridere.
Era esausto, completamente soddisfatto e perfettamente felice.
“Orlando… honey…
“Shh..” sussurò Orlando chiudendo la bocca di Viggo con due dita e un bacio lieve.
“Hai aspettato mesi per parlarmi. Puoi aspettare che albeggi, credo. Dormiamo un po’.”
Viggo si sistemò meglio tra le lenzuola e quel disastro di letto.
E lasciò che quello splendore gli si accoccolasse addosso come un grosso felino.
Intrecciarono gambe e braccia, accostarono le guance.
E Viggo seppellì il viso nella nuca di Orlando.
Entrambi cullati dal respiro dell’altro.
Soprattutto dal battito dei rispettivi cuori.

“Ti ho visto Viggo. It was you.” Orlando si rannicchiò contro il suo petto e respirò il loro odore.
Odore di sesso. Sudore. E saliva.
Odore di buono, perché era con Viggo.
“Open your eyes. I know you’re awake…” Sussurrò baciandogli il mento.
Guardandolo. E trovando l’intenso sguardo di Viggo di un luminoso azzurro brillante.
“Buongiorno.”
Viggo sorrise. E poi lo baciò.
“Absolutely…” rispose Orlando carezzandogli la bocca con le dita.
Viggo ne approfittò per catturargli l’indice e il medio tra le labbra.
Succhiando leggermente.
“Dove mi hai visto.”
chiese. Con quel suo modo caratteristico di chiedere qualcosa senza, actually, farla sembrare una domanda.
“Per caso. In un libro.” Rispose Orlando.
Mosse le gambe e torse la schiena. Gli salì sopra con un lento fluido movimento e gli prese il volto tra le mani.
“Ho letto un libro. C’era il tuo nome sopra. C’erano le tue parole.”
Gli sussurrò lento. Intercalando frasi e rumore di lingue.
“Il tuo istinto. I tuoi sentimenti.”
Continuò, facendo in modo che anche Viggo si tirasse su a sedere contro la spalliera e intrecciandogli le gambe dietro la sua schiena.
“Ma in realtà non eri tu. Ero io.”
E lo disse guardandolo fisso. Nero in azzurro.
Riposò la testa nell’incavo tra la spalla e il cuore. Smettendo di fissarlo.
“Fucking weird, man!” mormorò, mordicchiando il muscolo addominale e sentendolo guizzare sotto la lingua.
Viggo si sentì pateticamente svelato.
“La poesia. Sei qui per quella poesia…”

Orlando che leggeva un suo libro?
Orlando che capiva cosa si nascondeva dietro una delle sue poesie?
Questo non era previsto…

“Io non… sapevo…”
Orlando lo tagliò “Certo che non lo sapevi.”
Si staccò quasi repentinamente da lui. E gli scivolò da sopra.
Cercando con un moto di stizza i boxer.
“Oh Viggo, you should know me better than that…
“Davvero?”
E quella domanda risuonò nelle orecchie di Orlando come uno schiocco fastidioso.
Parvendogli per un attimo di sentire di nuovo Aragorn e quella battuta…
Indeed…
Fece il giro del letto, rintracciando per terra i suoi pantaloni. E la camicia.
Infilandoli con calma furiosa.
Sotto gli occhi di Viggo. Che lo guardava fisso dal centro del letto.
“Non offenderti Orlando. Non andare via. Parliamo.”
“Dimmi la verità. Se non vuoi che me ne vada, dimmi la verità.”
Disse voltandosi e fronteggiandolo.
Viggo annuì. “Vuoi sapere se ho scritto pensando a te?”
Orlando non gli rispose. E Viggo continuò con sincerità.
“Si. Mi è capitato. Si. Sei stato una fonte d’ispirazione. Un momento meraviglioso della mia vita. Un ricordo a cui riferirmi per scrivere e trasmettere certe emozioni. Avresti potuto chiedermelo subito. Te l’avrei detto, non era un segreto.”
“Già. I already know that. Non è questa la mia domanda.”
“So tell me your question.” Gli disse Viggo. Scendendo a sua volta dal letto. E infilando velocemente i suoi boxer.
Avvicinandolo. Per toccarlo.
Doveva toccarlo.
Ora che gli sembrava tanto lontano.
Orlando si discostò.
Arrivando a centro stanza. Esaminando criticamente lo spazio attorno a loro.
Cercando una scena per esibirsi.

“Will you soon
Wonder why I didn’t worn
You well enough how
It would hurt to lose
Your petals and grow
Scars on your hand?”

Le parole.
Quelle parole furono tutto ciò che Orlando gli disse.
Erano lente. Fredde. Incredibilmente consapevoli.
Declamate con caricato erotismo.

Viggo. Rispondimi adesso Viggo, se ne hai il coraggio…

Viggo gelò.
La sua espressione si trasformò in ghiaccio e neve.
E dovette cercare la sua camicia. E indossarla.
Perché del ghiaccio e della neve sentì anche il freddo.
Non osò parlare.

“Queste parole mi ossessionano. Mi ossessionano quei libri, quei versi. Tu. Tu, maledetto pretenzioso bastardo! Tu mi ossessioni!”
l’accusò Orlando.
Caricando ogni parola di tutto il risentimento covato.
E liberandosene in un colpo solo.
“You. Is all your fault”
Disse ancora. Lucido e spietato.
Furente.
Viggo cercò nuovamente di raggiungerlo e afferrarlo.
Tenerlo stretto.
Ma ancora l’altro gli sfuggì.
Suo. Era suo. Con il corpo marchiato dai suoi segni e dal suo odore. E con la mente plasmata a sua idolatria.
Era suo e gli si ribellava.
Era bellissimo.
“Mi è bastato leggere una sola volta quelle fottute poesie per impararle a memoria. Mi è bastato vederti una sola volta per incastonarti dentro. Non potevi non saperlo. Non potevi non capirlo. Come hai potuto non pensare che leggere quelle parole mi avrebbe ferito? Come hai potuto sentire quello che sentivi e poi metterci una pietra sopra?”
Viggo si rassegnò all’evidenza.
Orlando era imploso. E il suo fiume di rabbia non sembrava arginabile.
“Qual’è la tua domanda Orlando” gli disse pacatamente.
E Orlando non gli rispose.
“Tu per me eri l’eroe Viggo. Avresti potuto fare di me ciò che volevi e sarei rimasto un fantoccio adorante pieno di gratitudine. E se tu me l’avessi chiesto te l’avrei permesso. Ti avrei regalato ricordi ed emozioni e avrei lasciato che tu le plasmassi a tuo gusto per soddisfare il tuo edonismo letterario.”
E un vuoto al centro di Viggo si allargò fino a raggiungere gli anfratti più segreti e incomunicabili del suo essere.
Facendogli molto male. Senza nessuna ragione apparente.
“Qual’è la tua domanda?”
“Why do you let me go?”
Viggo scosse la testa. Gli diede le spalle.
“That’s my question, Viggo. Give me your answer.” L’altro non diede segno di potergli, o volergli, rispondere.
“Your last chance: give it to me.” Viggo rimase in silenzio ancora.
E Orlando con furore silente gli afferrò le spalle. Lo scosse.
Viggo per un singolo bruciante istante pensò che avrebbe potuto ucciderlo.
Ma sul viso di Orlando passarono un’infinità di espressioni.
Gli anni, i sentimenti, i cambiamenti, si riassunsero velocemente nelle sue iridi.
E poi d’un tratto si rasserenò quasi, come acquietandosi.
Rassegnandosi.
“Your loss.” Disse uscendo dalla stanza.
Senza guardarlo più.

E Viggo, folle di terrore, lo braccò. Lo costrinse tra le sue braccia.
E Orlando si divincolò.
“Vuoi fottermi ancora?You already did in many ways. I don’t think I’ll let you ever again.

E Viggo lo riafferrò. E lo baciò. E gli fermò la bocca sul cuore, per contarne I battiti impazziti.
E gli sussurrò le uniche parole che in quel momento avrebbero avuto un senso.

“If i can’t touch you
With snow-hung firs
Our only witnesses
Can’t have your eyes
When everyone’s asleep
Then the fire’s almost out.”

E in ogni parola. In ogni linea.
Una sola invocazione silenziosa.

Non te ne andare…

Orlando rimase ipnotizzato dal suono di quelle parole.
E senza nulla della precedente irruenza gli catturò quella bocca.
Gli baciò piano le labbra chiuse, tenendogli il volto fra le mani dai palmi aperti.
“Ti voglio. Come amante. Come compagno.”
Gli sussurrò sulla pelle. Baciando e succhiando. E mordendo.
“I want you in every possible ways Viggo. Da sempre, da che ti conosco.”
Mormorò arrivando agevolmente al suo orecchio e carezzandolo con la lingua.
Viggo gli insinuò un braccio attorno alla vita. E lo fece aderire a sé con impeto controllato.
Intrecciò le sue mani a quelle dell’altro, ancora sul suo volto, e le staccò da sé con delicata decisione.
“Quante cose sei disposto a perdonarmi? I silenzi, i mesi passati senza chiamare, la mia incomunicabilità, il mio sottovalutarti pur di non ammettere… tutto o niente… è sempre stato il mio problema. E ora le poesie. Su quante di queste cose, su quanto del passato che ci infetta sei disposto a passare sopra?”
Orlando rise. Una risata lenta, indolente. Una risata da uomo disilluso.
Lo toccò. Carezzandogli lentamente le tempie, gli zigomi.
Gli strinse il collo con le due mani, applicando la pressione necessaria per costringerlo a inclinarsi verso di lui.
“Io ti perdonerei qualunque cosa. Non lo sai questo?”
Disse chinado un poco la testa per incontrare quasi la bocca di Viggo e sussurrare su di lui quelle parole. Viggo scosse il capo. “Ora lo dici. Ora puoi ancora dirlo e potresti perfino essere sincero. Ma la verità è che molti dei nostri ingombranti ricordi ci dividono più di quanto ci uniscano.”
Orlando rise lentamente. Senza aprire gli occhi. Carezzandogli il petto con la mano.
“Il mio Viggo… il mio poeta che ama le parole…” gli bisbigliò posando il capo al centro del costato. Proprio sul cuore.
“Credimi. Credi Viggo.” Replicò Orlando con fervore. Pazzia. Febbre.
Quasi con fede.
“Credi alla mia lucidità. E alla mia follia. Credimi Viggo. Credi e accetta di essere l’unico per me.”

“Non posso.”
Viggo scosse la testa con violenza, nell’atto di snebbiarsi.
“Non posso Orlando.”
Orlando lo fissava, intento e silenzioso. Maturo. Pronto ad accettare qualunque finale decisione.
“Cos’è che non puoi, eh Vig? Cosa c’è di tanto difficile?“
“Non posso e non voglio illudermi che l’amore ritorna. Sono felice in questo momento della mia vita. Di più, sono quasi sereno. La mia inquietudine sembra essersi assopita. Tu… tu la risvegli, la brami, la provochi. Tu mi porti via il senno e la serenità! Sei come una droga Bloom. Vanifichi e crei dipendenza. Infetti tutto di me!”
Orlando sorrise. Un sorriso esibito.
Forte e obliquo.
Infinitamente triste.
“Te lo ricordi cosa ti dissi?”
Viggo rialzò gli occhi su di lui, incapace quasi fisicamente di respirare
“Mi hai detto tante cose…”
“Uno dei giorni durante le riprese. Uno dei nostri soliti giorni. Ti dissi che non esisteva domani.”
E Viggo chiuse gli occhi, certo di sapere a quale momento si stesse riferendo.
“Si. Mi ricordo bene.”
Orlando ancora una volta lo cercò, gli si fece più vicino.
Cercò il contatto. La pelle, gli occhi. I pensieri. L’anima.
“Mi sbagliavo. Il domani esiste. Ho vissuto tanti domani senza di te. E non ne voglio altri Viggo. Non voglio altri domani se tu non sei con me.”
E Viggo si arrese.
Si convinse di averlo amato. Di amarlo con un’intensità irripetibile.
Tutto. Tutto di Orlando.
Cuore. Mente. E cazzo.

“Io credo. Credo Orlando. Credere è sempre una forma d’amore.”

This trip is
All I thought
It would be
And we’re not
Even half way yet.
...



Fine



** I brani citati sono estratti da due poesie di Viggo Mortensen.
‘First light’ e ‘Apart’
** ‘Cuore. Mente. E cazzo.’
È una citazione liberamente tratta da ‘L’amante di lady Chatterly’ di D.H Lawrence.
** ‘Credere è sempre una forma d’amore’
È una citazione liberamente tratta dalla intensa fanfiction di Margot J. ‘Chiavi di lettura’

Tutto il resto è ciò che sinceramente penso di una possibile relazione tra Viggo Mortensen e Orlando Bloom.
E rappresenta tutto quello che ho da dire a riguardo.
Naturalmente è una mia interpretazione ‘romanzesca’ in quanto non conosco gli attori, né tanto meno i loro orientamenti sessuali. E non è mia intenzione arrecare offesa, imbarazzare o pontificare alcunchè.

Is pure fiction, got it?


Fine