CONVENTION...
NB: si avvisa il lettore che il racconto a seguire è di pura fantasia e che gli argomenti trattati vanno contestualizzati per comprenderne il pieno significato!
Inoltre non sono mai stata a una convention. Tenetelo presente se alcuni dettagli vi sembrano troppo fantasiosi!
I personaggi, invece sono assolutamente REALI.
Ma quella… è un’altra storia…
A Swamy.
Perché ne abbiamo parlato, sognato, elucubrato…
Fino a capire che il modo di andarci era uno solo…
“Potresti, di grazia, ripetermi perché lo stiamo facendo?”
chiedo inzuppata e tremante alla mia compagna di sventura che si regge i lunghi capelli scuri (e ormai arricciati) in una coda alta nella speranza di far gocciolare via la pioggia.
“E' semplice tesoro” dice,
scandendo bene la parola tesoro come farebbe Spike.
“Perché da qui passeranno David e James. O meglio: James è la motivazione per cui lo sto facendo io. David è la tua." Si ferma, poco convinta.
"No, non è vero.” Aggiunge dopo un momento, restringendo gli occhi neri “ENTRAMBI sono la motivazione di entrambe!” dice e si soffia il naso, gettando poi il fazzoletto nella tasca del capientissimo e fedele zaino.
Chiaro.
Ha ragione. Ma vorrei strozzarla lo stesso!
“Hai sbagliato il verbo!” faccio io, lisciandomi con le mani la giacca di pelle nera per far sgocciolare la pioggia nella speranza di evitare che si bagni anche la fodera.
“David e James POTREBBERO PASSARE di qui. Ammetterai che tra il futuro semplice e l’imperfetto congiuntivo esistono una vasta gamma di possibilità intermedie…” dico con il mio tono classico da maestrina annoiata.
“Cara tu sei troppo pessimista! Pensa che tra qualche minuto potresti vedere l’uomo dei tuoi sogni DAL VIVO!”
“Si, come no!” esclamo senza enfasi “E magari afferrargli una mano, un piede, un mignolo, la punta dei capelli! ROSSELLA! Guardati. Intorno! Siamo in diecimila qui fuori! Con che speranza vuoi che ci vedano? O noi loro?”
E il qui fuori era, chiaramente, l’albergo londinese dove SI SUPPONEVA che alloggiassero i due principi per la convention di ottobre.
“Hai sopportato di peggio, e con più stile. Vogliamo parlare di quel concerto a Roma, dove dovesti aspettare cinque ore in mezzo a una folla indecente per poterti sedere sugli spalti, così lontano che il palco si vedeva col BINOCOLO? E non lo sto dicendo metaforicamente…”
“No, infatti. Il binocolo ce l’avevo davvero al concerto dei BSB ma avevo quindici anni, ero una teenager stupida innamorata di un gruppo stupido! E poi che ne sai tu? Non mi conoscevi all’epoca! Era diverso!” gracchio totalmente esasperata, mentre esamino con occhio critico la punta dei miei anfibi che s’intravedono sotto il jeans a gamba larga bagnato fin sopra il ginocchio
“Forse” ammette Rossella “Non conoscevo te. Ma al concerto dei Backstreet boys c’ero anch’io quel giorno! E se ho sopportato la sete, la folla, il caldo e quei bagni ributtanti per Brian vattelapesca posso sopportare alluvioni, ressa e quant’altro per Jamesuccio mio! E se posso farlo io, puoi farlo anche tu.” Dice trattenendosi dal ringhiare per la convinzione.
Sospiro. E lascio passare altri dieci minuti in un silenzio assordante di pioggia battente e chiacchiericcio.
Ormai sono fradicia.
Qui fuori siamo quasi tutte senza ombrello.
Mi colano torrenti sotto la giacca, tra la pelle e la camicia, sotto il maglione.
I capelli, incollati al viso e le lacrime finte che mi si spargono sulla faccia mi fanno temere il peggio!
“Potresti, di grazia, ripetermi perché lo stiamo facendo?”
Chiedo. Ancora.
Senza aspettarmi assolutamente una risposta.
“Mitch. Te lo dico con affetto, perciò non ti offendere! Stai facendo la SCASSAPALLE!”
“Può darsi. Ma sopporta le mie nevrosi. Me lo devi in cambio del fatto che io sopporto le tue! E poi non chiamarmi Mitch! È già abbastanza umiliante dover sopravvivere agli anni dell’asilo e delle elementari quando tutti quelli a cui dicevo il mio nome si ricordavano che era quello di quel MALEDETTO TOPO! Ora vorresti farmi sopportare addirittura un nomignolo alla David Hassheloff?”
“Che c’è di male a sentirsi chiamare Mikey? Tua madre ti chiama Mickey!”
“Si. Mia madre e le mie amiche più care. Ma Michi come diminutivo di Michela. Non come MIKEYfottutoMouse!” dico, digrigno i denti e sbatto i piedi a terra.
Gli anfibi sguazzano in una pozzanghera e schizzano entrambe e qualche vicina.
“Allora va bene Mike? Come Mike Bongiorno? Ti senti meno insultata dal paragone?” chiede lei, per nulla scomposta dal mio eccesso.
“Si, Mike è più carino. Anche se il paragone è ugualmente umiliante.
Ross. Sul serio. Che vogliamo fare? Sono le nove. Fa freddo. Siamo zuppe. E da qui è chiaro che non passano.”
Se la mia tenacia era stata azzerata dopo la terza ora, quella della mia amica dava solo adesso, un’ora e mezza e passa dopo il crollo della mia, segni di cedimento.
“Uhm…” mugugna e si strizza, inutilmente, i capelli.
“Ma che stiamo facendo? Voglio dire li amo. Amo David, amo James. Sai che li amo. Come te. Ma ho fame, freddo, sono fradicia e stanca! E non sono disposta a stare un minuto di più del necessario sotto questo inferno d’acqua. Perciò se tu persisti ci vediamo in albergo!”
“No. Io resto. E sai perché? Non abbiamo organizzato questa follia per starcene chiuse in una camera rimpiangendo di essere venute. Non abbiamo il biglietto per la convention. Questa forse è la nostra unica speranza di vederli! Per cui io persisto. Perché certamente non mi cadranno David e James dal cielo come regalo anticipato del natale. Se volevo un miracolo andavo a Lourdes!”
“Mi fanno male i piedi. Sono nervosa. DISASTRATA. E poco incline alla comprensione. Vuoi restare. No problem. E se li vedi SALUTAMELI!”
dico, metto in spalla la borsa capiente e mi avvio.
“Fai sul serio? Vuoi mollare?” mi grida dietro lei.
“Si. E sai perché? Perché non mi accontento di vederli di sfuggita per gridargli dietro quanto sono boni!” dico e stizzita chiamo un taxi.
Una doccia e tre quarti d’ora dopo, Rossella apre la porta coi piedi e getta i vestiti zuppi, lo zaino e le Nike in un angolo.
Non mi parla, ne io mi azzardo a parlare a lei fino a che non riemerge dal tepore odoroso del bagno.
“Dio ti ringrazio” esclama sottovoce beatamente stendendosi sul letto in accappatoio e turbante mentre io ero già scivolata nel mio comodo e caldo pigiamone.
“Che fame!” esclama immediatamente dopo “Sono a pezzi!”
“Per i tuoi pezzi non posso fare niente! Ma ti ho preso un panino!” dico e le indico il tavolo. Lei mi sorride grata e mangia in silenzio.
“Mi dispiace molto di questa litigata” dico poi pettinandomi i capelli con le mani. Senza guardarla.
“Non si sono visti. O erano già dentro o sono entrati da qualche dannata entrata secondaria. Sempre che quello fosse l’albergo!” mi dice lei.
Tamponandosi i capelli col telo. “Dispiace anche a me” aggiunge.
“Ross abbiamo passato una giornataccia. Stamattina siamo partite in aereo. Nemmeno il tempo di arrivare e posare il borsone che siamo corse sotto a quel cazzo di albergo! Senza mangiare un panino, senza fermarci un minuto. Alternando speranza, noia, tristezza, rabbia e comicità senza tralasciare le vie di mezzo! Non so tu, ma io sono stupita di non essere esplosa prima!”
“Io ho tenuto duro per James. Ma a un certo punto mi è scoppiato uno di quei mal di testa…” dice accendendo il piccolo phon da viaggio.
“Comunque hai ragione tu” prendo a dire io dopo una ventina di minuti di silenzio in cui Rossella si è asciugata i capelli “Non siamo venute qui per starcene chiuse in albergo a rimpiangere i soldi del biglietto aereo!
Proviamoci. Proviamo a entrare alla convention!”
“See sai quante disperate avranno fatto questa pensata? Ci sarà troppa sorveglianza!”
“Non eri tu a dire che se volevi un miracolo andavi a Lourdes?
Bè, io a Lourdes ci sono stata. E nemmeno quello SERVE!
Sai cosa serve, invece? Aiutati che dio t’aiuta!”
E ci addormentiamo. Esauste. E un poco rinfrancate.
Dire che siamo in tiro sarebbe esagerato.
Ma siamo molto carine nei nostri jeans preferiti mentre decidiamo il colore e la scollatura dei maglioncini sottili.
Un trucco veloce e molto naturale, anfibi, borsa io e zaino lei in spalla e siamo pronte.
Un’ora scarsa dopo la convention ci si parava davanti.
“Non so tu, ma io sono intimorita!” esclamo per la mole di gente a lavoro tra security e organizzazione e l’affluenza delle ragazze.
“Ma di che mi stupisco?” aggiungo dopo.
“David e James” mi fa eco Rossella “La dimostrazione che dio esiste!” rincara la dose “E che la perfezione è umanamente raggiungibile!” preciso io.
E scoppiamo a ridere.
“Senti Mike fa una cosa: il passaporto conservamelo tu che sei più ordinata, io in questo casino che c’ho nello zaino ho paura di perderlo!”
“Ok” dico infilandolo nel mio portafoglio. “Secondo te qual è la prossima mossa?” chiedo “Pregare?” azzardo un’ipotesi.
“Naa. La fortuna aiuta gli audaci! Andiamo a vedere se gli addetti alla sicurezza sono davvero incorruttibili come dicono!”
“Ross!” esclamo io fintamente indignata “Questa battuta non è da te!”
“Infatti” mi fa eco lei “E' da te! Ma si vede che stamattina ci siamo scambiate le parti!” dice e mi fa l’occhiolino.
Bè, posso dire in tutta franchezza, che si, lo sono.
Anzi abbiamo forse incontrato gli addetti alla sicurezza meno corruttibili di tutta la west end!
Dopo un’ora abbondante di tentativi simpatizzanti nei confronti di una massiccia guardia di colore ci siamo accasciate su un marciapiede, vicino alla recinzione improvvisata con le transenne per tenere lontane le fans più scalmanate dal vero ingresso.
Su di noi troneggiava, e probabilmente se la rideva, il SECURITY-BOY.
“Bhe, dai! Mica quella era la nostra carta vincente!”
“Perché: abbiamo una carta vincente?” mi domanda legandosi il giubbetto imbottito in vita perché questa mattina, pur essendo umido, fa più caldo di ieri.
“Non lo so. Ce l’abbiamo? Tu che dici: ti vuoi già arrendere?”
“Mike non è che chissà che scelta abbiamo! La convention inizia fra due ore!”
“Bene, e allora andiamo!” dico alzandomi e pulendomi il sedere dalla polvere.
“Dove?”
“A cercare un bar. Penso meglio se non ho una sete da schiattare!”
Il cameriere mi allunga la mia coca-cola.
Ma io non l’afferro. E rimango bloccata con le mani che si aprono e si chiudono davanti agli occhi.
“Porca puttana mi hanno fottuto la borsa!” esclamo in preda al panico totale.
“I soldi. I documenti. Il passaporto cazzo!”
“Il tuo passaporto. Il MIO passaporto!” esclama Rossella, più agitata di me. Mi paga la coca-cola. Ma presa dal nervoso se la beve lei.
“Pensa. Pensa. Quando è stata l’ultima volta che l’avevi?” mi chiede uscendo.
“Non mi ricordo! Me l’hanno fottuta! Ma com’è successo?”
“Non te l’hanno fottuta! Te ne saresti accorta! Probabilmente l’hai lasciata da qualche parte appoggiata! Dove? Dove l’hai lasciata? Cerca di ricordarti!”
“Nonloso! Non lo so! Non mi ricordo!
SI! Aspetta! L’ho appoggiata dietro di me quando ci siamo sedute sul marciapiede dopo… DOPO aver parlato con la guardia!”
“Va bene. andiamo a vedere. Magari è ancora là!”
“E' passata mezz’ora. Se la sarà presa qualcuno! Di sicuro! I ladri con le folle ci vanno a nozze! Ma porca vacca!”
E infatti non c’era.
“Michè qua non ci fanno ripartire senza passaporto! Io a mio padre che dico?”
“E io al mio? Che cambia? Ho perso soldi, documenti, chiavi dell’albergo! Tutto! Vedi, cazzo? io sono la più ordinata? Ma non potevi tenerle tu le chiavi?”
“Senta! Scusi, lei…” mi sporgo per chiamare la guardia. Una diversa da quella che c’era prima
“SCUSI!” grido.
“Mike IN INGLESE! Che sennò non ti risponderà mai!”
“Si, hai ragione! Sorry… Excuse me… EHY YOU!!!”
Bene, penso, ho attirato la sua attenzione.
“Yes lady?”
Gli spiego brevemente la situazione, nel modo più chiaro possibile.
Lui mi risponde che un suo collega ha trovato un paio di zainetti appesi alle recinzioni.
“It was a bag! Black bag!” non me ne frega un cazzo degli zainetti!
Mi sta già dicendo che non sa come aiutarmi quando Rossella mi afferra il gomito.
“Ma non è quella la tua?” dice indicando un tizio con l’auricolare che porta la mia borsa in mano.
“SI!” grido di gioia io.
E prima che il tizio sparisca alla vista scavalco e mi getto verso di lui.
Chiaramente il SECURITY-BOY che sa far bene il suo lavoro mi placca.
“Va a fermare il tuo collega prima che sparisca con la mia borsa brutto deficiente, se non vuoi che ci vada io!” gli dico naturalmente traducendo solo le parti carine.
Lui mi dice senza mezzi termini che non può lasciare il suo posto.
E io pianto un mezzo casino.
Alla fine, molto riluttante, decide che può allungarsi di tre metri e va a chiamare il suo collega.
“Scavalca muoviti!” dico a Rossella.
“Che?”
“Questo tra un secondo torna! Scavalca e mescolati tra la folla! Io appena risolvo cerco di raggiungerti e ti chiamo per sapere dove sei!”
“Dov’è la tua amica?” mi chiede, appena ritorna, la guardia con la borsa in mano.
“E' andata a prendersi da bere” gli dico io.
“Allora come ti chiami?”
dice aprendo la borsa alla ricerca di un documento per essere sicuro che la borsa sia mia.
Come era ovvio che accadesse il mio nome e quello del passaporto italiano che lui apre non coincidono. Era quello di Rossella.
Ma vacca schifosa…
“Senti” gli dico io davvero al limite “Quello è il passaporto della mia amica. Ce ne deve essere un altro. IL MIO. Cercalo. Aprilo. E confronta la foto. Con la mia faccia.”
“Fine” dice alla fine. E con mio grande disappunto mi aiuta a scavalcare di nuovo la transenna.
Merda!
Penso per un po’ fino a che non mi viene l’idea giusta.
“Ehy” chiamo un gruppetto di tre ragazze “Si dice che una ragazza sia riuscita a scavalcare! Quello li” dico indicando il SECURITY-BOY “L’ha fatta passare!”
“DAVVEEEROOO??”
“E già…”
Nemmeno il tempo di dirlo che le tre già si erano buttate sulla transenna e avevano cominciato a correre.
Il ragazzo della sicurezza che mi aveva restituito la borsa e un suo collega si lanciano all’inseguimento di due
“Ehy, non te la vorrai mica far scappare?” dico all’altro rimasto in zona, indicando la terza fuggitiva.
Quello mi prende in parola.
E io con non-chalance scavalco e, cellulare alla mano chiamo la mia amica.
“Ma come hai fatto?”
“Te lo spiego dopo. tu hai scoperto come entrare piuttosto? Li staccano biglietti a tutto spiano e se ci beccano ci buttano fuori a calci!” dico indicando il vero e proprio ingresso dove una folla di ragazze si pigliava a capelli per chi doveva entrare prima.
“Vieni che ti faccio vedere”
mi dice Ross e mi porta sul dietro dell’edificio.
A un paio di metri da terra c’era una finestrella appoggiata.
“Anche ammettendo di riuscire a salire di due metri, e se fosse chiusa con una grata?” le dico, scettica.
“Chiusa o no io voglio provare” mi risponde lei.
“Va bene. Come?”
“Con quelli!” mi indica un paio di bidoni piccoli della spazzatura.
Il più in fretta possibile li portiamo sotto la finestra. La prima a salirci sopra è Rossella. “E' aperta!” si trattiene dal gridare.
“MUOVITI!” le dico io e mentre lei infila i piedi dentro le passo anche la mia borsa.
“Muoviti tu” mi rimprovera mentre arranco per cercare di entrare indecisa se far passare prima le gambe o la testa.
“Ma che cazzo! Non sono atletica io!!”
Alla fine mi da una buona mano Ross che mi tira dentro per i piedi.
“Cazzo ce l’abbiamo fatta!” dico tremando come una foglia.
“Non mi pare vero!” E sta tremando pure lei.
“Ma che posto sarà questo?”
“Non ne ho idea, c’è pure la luce spenta!”
“Non me ne frega niente! Diamoci una sistemata e usciamo da qua prima che ci sgamano!” e cacciamo fuori dalle rispettive borse i nostri set di ragazze attrezzate, aggiustandoci il trucco sfatto per il tempo passato e il caldo.
Una pettinata veloce con le mani, una rassettatina ai vestiti e una spruzzata di deodorante completano l’opera.
Quando usciamo da quella specie di magazzino ci sentiamo quasi di nuovo femmine umane. Nei corridoi affollatissimi di organizzatori che parlottano nei loro auricolari pochi fanno caso a noi.
“Non li guardare in faccia, cammina sicura” le dico e mi sento molto Angel in missione segreta alla W&H.
Io e Ross camminiamo ai lati opposti del corridoio.
Veloce e a testa bassa.
Ignorando totalmente dove andare. Ma decisissime ad andarci.
Vediamo entrambe nello stesso momento un tipo della security e il nostro pensiero collima. Solo che Rossella è più fortunata e si infila nella porta aperta alla sua sinistra. Invece quella alla mia destra è chiusa a chiave.
Sono tentata di chinarmi e fingere di allacciarmi una scarpa. ma sarebbe ridicolo se ci cascasse!
Così mi faccio forza e gli vado incontro sperando che non mi faccia domande.
Ma all’ultimo momento il coraggio di rischiare tutto mi manca.
E sperando che mi vada bene abbasso la maniglia della prima porta a portata di mano, è il caso di dirlo!
Che naturalmente era la porta SBAGLIATA.
O quella GIUSTISSIMA.
Sembrava un camerino.
Probabilmente tutti i partecipanti alla convention ne avranno uno per rinfrescarsi o eventualmente cambiarsi.
Ma non riesco a pensare a niente. Non so dove guardare né tanto meno notare qualcosa perché tutta la mia attenzione è catalizzata da una giacca appesa a una gruccetta.
Una giacca di pelle marrone chiaro di taglio classico come quelle DI DAVID!
Porca vacca! Penso, non è possibile!
Il trillo del mio cellulare mi distrae dalla mia imminente paralisi.
“Mike dove sei? Esci in corridoio”
tremante mi scuoto e esco fuori. Sono senza parole.
Rossella vede la mia faccia e pensa al peggio. “Ti hanno presa?” chiede come se si parlasse della Gestapo
No, faccio cenno con la testa.
“Cosa?”
“Quello è… quello credo che sia il camerino di David…”
“Eh?? Ma che hanno a fare i camerini? Mica servono i camerini a una convention?”
“Ma che cazzo vuoi che ne sappia?”
“Spostiamoci!” dice lei.
“No, no sei pazza?” le rispondo io “Se è davvero il camerino di David nessuno mi sposta da qua!”
“Ehy, girls! Sorry. But you can’t stay here!” dice una voce alle nostre spalle.
E né io, né lei abbiamo il coraggio di voltarci.
Dietro di noi. C’è James Marsters.
“Sto in ordine?” chiedo a Rossella, prima di voltarmi
“Si, e io?”
Annuisco. E ci giriamo lentamente.
“Hi” dico io, ma forse m’illudo di averlo detto…
Perché James così bello, VICINO, non me l’ero mai nemmeno sognato…
Non riesco nemmeno a sentire Rossella cosa gli dice.
“Everybody here for David!” esclama lui, con aria fintamente contrita e come sempre molto ironico, notando che eravamo impallate fuori al camerino di David.
“No!” esclama Ross “She is here for David. I’m here for you!”
“Oh! Nice girl!” dice James pizzicandole un fianco molto affettuosamente.
“So, you’re here for me?” dice una voce alle mie spalle.
Cazzo a questo non ero preparata!
David. David Boreanaz.
Che sorride.
Rimango assolutamente paralizzata.
Non so che fare. Che dire. Se muovermi. Non so più parlare inglese.
Tremo.
“Ehy! C’mon girl! You’re shaking!”
dice, sorpresissimo di suscitare una tale reazione. E mi tocca gentilmente una spalla.
E mentre vedo che James abbraccia Rossella, mi sento un po’ offesa.
Cazzo abbracciami pure tu, no?
“Nothing. It’s cold.” Dico perfettamente (e fintamente) padrona di me.
“She is here for you mate!” dice James, e mai come adesso mi verrebbe di chiamarlo Spike e di dargli una sberla! Fatti i fatti tuoi!
“So, you’re here for me?” ripete. Ma stavolta è MOLTO PEGGIO che solo sentirlo.
Perché lo vedo mentre sorride.
Quel suo sorriso sghembo che avrà ereditato da Angelus (o forse il contrario, mi dico)
Quel pizzetto curato che si inclina dolcemente sopra le linee morbide del labbro superiore…
E io mi sento totalmente sovrastata, fisicamente, psichicamente dalla sua imponenza.
Dalla sua bellezza.
David, con una semplice maglietta bianca a mezze maniche per il caldo dei faretti.
Elegante, ma semplice. E assolutamente IMPAREGGIABILE.
Semplicemente non so che dire.
E lui ride. Di me, ho il sospetto.
“Actually, I’m here for Luke Perry” dico
E non so né perchè, né come mi sia venuta in mente una cosa tanto cretina da dire!
Rossella sgrana gli occhi “Eh??? Ma sei fuori? Che fai?”
“Sta zitta!” gli intimo “E' una questione di orgoglio! Io non sono una fan sbavante! O meglio, lo sono. Ma non è detto che lui debba saperlo, o intuirlo, per forza!”
James sorride “Luke’s fan! I think there weren’t anymore!” esclama soddisfatto e stavolta sghignazzano entrambi senza ritegno!
Che bastardi irresistibili!
“So you’re italian!” dice David “Ciiao” scandisce orgoglioso.
“Ciao” gli tendo la mano io. Sorridendo estatica.
“What’s your name?” chiede ancora, irresistibile.
“Rossella” risponde la mia amica, porgendogli la mano e mantenendo un contegno discreto (e invidiabile per la situazione). E poi porgendola a James.
“And you?”
“Michela” rispondo io. Senza sapere nemmeno chi sia Michela…
Oh, si, forse sono io… deduco in qualche modo, mentre mi perdo nel nero vivo dei suoi occhi e mi viene voglia di scomparire alla vista per l’imbarazzo quando mi accorgo che lui se ne accorge...
“Ehy, girls!” dice una terza voce. Dura.
“You can’t stay here!”
“I was just telling the girls they can’t stay here!” dice James.
Io e Ross andiamo nel panico totale.
“So c’mon girls! Come with me!” dice la guardia della sicurezza, tirandomi per un braccio. Noi contemporaneamente guardiamo David e James, pregandoli con gli occhi di fare, di dire qualsiasi cosa pur di farci restare…
David e James si guardano tra loro.
E poi guardano noi, i due bastardi.
“Oh c’mon Vince!” dice James “Let’s stay! You know. We are all good guys!”
E quando lo sento, proprio non mi capacito del suo fascino vergognosamente senza fondo!
Chissà cosa lo ha spinto ad aiutarci…
Il ragazzo della sicurezza si guarda un po’ intorno, alza un sopracciglio e scuote la testa come per annuire. Fa una smorfia e poi un grosso sorriso!
E solo quando se ne va noi riprendiamo a respirare.
“JM! Sei un mito!” esclama Ross in italiano e infatti i due ci guardano interrogativi.
“OH MY GOD!! We can stay!!!” diciamo praticamente all’unisono “You are so… o my GOD! I don’t know what we’re gonna do!!” cominciamo a saltellare abbracciandoci come due idiote.
“They are pretty!” dice David “Yes they’re!” risponde James. E si fanno l’occhiolino.
I due bastardi.
Ah! Ecco cosa…
“So, tell me Rosssellla” scandisce lentamente James, mettendole un braccio intorno alle spalle “What is your favourite song of mine?” dice incamminandosi con lei, nel lungo corridoio.
Io li guardo assolutamente basita. E con una notevole punta d’invidia.
Mi giro verso David e già me lo vedo mollarmi li, sola.
“Ehy you! Luke’s Michela!”
Sono io che sono pazza? O il mio nome ha davvero tutto un altro suono accarezzato dalla sua bocca?
“Yeah?”
“Come with me! I’ll take you to your dream boy!” dice e portando le mani sui miei fianchi mi indica delicatamente la strada.
“Ma come ti è saltata in testa un’idea simile? A te non piace Luke Perry!”
mi aggredisce Rossella non appena restiamo sole quando David e James salgono sul palco della convention per appurare con la troupe tecnica gli ultimi dettagli.
“Non è vero. Mi è piaciuto tanto ne 'Il quinto elemento'!”
Rossella mi guarda critica “In quel film compare i primi cinque minuti!”
“Si, bè… erano cinque minuti INTENSI!”
“Oh ma per favore! A te piaceva Brandon in BH! E poi James gliel’ha detto e anche un ceco lo capirebbe! David lo sa che sei qui per lui!
Tesoro. Rassegnati.”
“Senti d’accordo, sarò patetica a mentire così spudoratamente e non so nemmeno io per quale stupido orgoglio ho cominciato. Ma semplicemente non sono in grado di sostenere con David una conversazione su un qualsiasi argomento senza LIQUEFARMI adorante ai suoi piedi. Per cui, faccio quello che POSSO!
È dietro di me, vero?” dico esalando un sospiro sfinito
“Fortuna che sono italiana! Nessuno capisce un cazzo quando un italiano parla all’estero! Basta che quello che dici lo dici sorridendo!” aggiungo e sorrido mentre finisco la frase.
“Girati. E scoprilo. Tesoro!”
Oh cazzo! David.
E Luke Perry.
“Hi” dice lui, tanto garbato.
Rispondo, a voce bassissima.
“So… David was told me you’re here for me…”
Oddio, comincio a provare una sincera repulsione per quella frase!
Non so che dire. Lancio un sos con lo sguardo a Rossella, che però vuole farmi imparare la lezione e non batte ciglio.
Annuisco, incapace di mentire ancora.
Imbarazzatissima.
E David, alle mie spalle se la ride.
Dannato bastardo!
“And you like my movies…?” continua a dire Luke, affascinante, devo ammettere mio malgrado.
ODDIO! I suoi film? Ha fatto film? PLURALE? Quanti ne ha fatti?
Quali?
O cazzo!
“Yes, of course” tento di sorridere con convinzione.
“What’s your favourite one?”
Impallidisco.
“My… favourite one?”
“Yeah. MIKEY, what’s your favourite one?” dice David sorridendo con le braccia incrociate e le mani fermate sotto le ascelle, in una posa tipica di Angel.
Merda. Merdosa merda!
“I liked very much 'The fifth element'
you are SO COOL ! Thank you for your time! You are GREAT! Really! Thank you!” dico, abbasso lo sguardo. Mi volto.
E cerco un buco in cui seppellirmi.
Sento la risata di David echeggiare nelle orecchie.
E, nonostante una parte di me voglia SOPPRIMERLO, sono così affascinata da questo suo incantevole e virile modo di ridere che non riesco a trattenermi.
E scoppio a ridere anche io.
Rossella mi segue a ruota.
E anche Luke senza ,spero, afferrare del tutto la situazione, si unisce al nostro coro cristallino.
“Mmm… David! Could you…”
Chiamo David e devo ripetere il suo nome per parecchie volte prima che si giri verso di me.
E come sempre in questi casi un senso di vertigine, in parte dovuto alla sua altezza e in parte al suo fascino, mi distrare la messa fuoco per qualche secondo.
Focalizza!
Mi dico. E immediatamente gli indico la presa ferma dell’ennesimo security-boy sul mio braccio, fortemente intenzionato a sbattermi fuori.
“Ok. Let’s fix this” dice lui.
Si avvicina al ragazzo massiccio e slavato e gli piazza il braccio muscoloso sulle spalle sovrastandolo di una decina di centimetri.
Non afferro bene tutte le parole. Comunque il succo è che gli spiega di lasciarmi stare perché “Sono con lui”
Se potessi, nel senso se il mio rimanente pudore non me lo impedisse, scivolerei implorante di baciarmi ai suoi piedi…
Ho ancora gli occhi a cuore quando lo vedo farmi un occhiolino, allontanarsi e andare a parlare con alcuni ragazzi dello staff sul palco.
Da una pacca sulle spalle al tecnico del suono e prorompe in una larga, grossa, sexy risata.
Annunciano poi a tutti che è quasi ora.
“Ehy Michelle!” mi chiama James
“Put this on” mi dice con il suo sorriso da gatto e mi da uno schiaffetto sulla guancia.
Rossella già mi fa segno con l’indice alzato della vittoria.
“Non credi che sia assurdo? Stiamo QUI e non riesco a pensare a niente da dirti. Lo ricorderemo per degli anni. Sarà il nostro unico argomento nei mesi a venire… Ma ora non so che dirti…” dico appoggiandomi al muro, perpendicolare al corridoio che porta ai camerini dei ragazzi, mentre aspettiamo che si cambino.
“Io invece so che dirti.” Mi dice Rossella, sistemandosi lo scollo del maglioncino di lana. “James ha intonato per me un pezzetto a cappella di 'Goodnight sweet girl' e io stavo per chiedergli di sposarmi…” ammette
“TU? Tu che sei stata la prima a prendermi in giro quando ti ho detto della mia fobia di stare vicino a David, fai un’ammissione simile? Tu che mi hai sempre detto che se mai lo avresti incontrato ti saresti rifiutata di divinizzarlo e passare per uno sbavo frignante e l’avresti trattato da pari?? Rossella!”
Mi guarda. Una delle sue occhiate. Quelle che ormai conosco.
“Tu sai di che parlo. Se David non fosse sposato con figlio, anche tu proveresti la carta del matrimonio…” dice divertita.
“E' possibile che tenterei di peggio” ammetto a mia volta ricordando le famose vertigini. “Il fatto è che ho sempre creduto che vederlo da vicino mi facesse perdere tutta la mia folle cotta per Angel-il-vampiro-esplosivo… invece vederlo da vicino, per niente divo, così gigione, COSI’ UMANO… non so, me lo fa apprezzare ancora di più…
sono senza speranza probabilmente”
Poi guardo la moltitudine disordinata che comincia a invadere la sala
“… ma sei più fortunata di loro, tesoro!” finisce la mia frase Rossella. “Come me” aggiunge.
“Perché ci hanno fatto restare? Mi sembra chiaro che ci hanno preso in simpatia, ma siamo ragazze qualunque”
“Non siamo qualunque” risponde Rossella saggiamente
“A no?” faccio io stringendomi nelle braccia, per il freddo dei continui sbalzi di temperatura
“No! Siamo italiane…”
“Ah, già! Tu e la tua teoria che gli italiani all’estero sono molto apprezzati…”
“Ma se mi hai sempre dato ragione? In Grecia l’hai visto bene, no?
Moda, auto, cultura, arte… l’Italia ha tutto e tutti ce l’invidiano!”
“Non credo centri…”
“Mike non farti troppe domande! David e James ci hanno fatto restare dietro le quinte, senza biglietto e hanno evitato più di una volta che ci sbattessero fuori…” perde un attimo il filo del discorso “Bhe si… detta così…” e si riprende “Ma il punto è che loro sono quello che sono grazie a noi. Forse hanno solo voluto rendere questo gesto simbolico per ringraziare tutte quelle di noi che non sono potute essere qui oggi.”
“Sarebbe molto bello se fosse così…” concordo io.
Finalmente la convention comincia.
Jane Espson è la prima a sedersi sull’alto sgabello.
Poi sul palco arriva Luke che prende la parola iniziando un breve discorso di ringraziamento.
Nel frattempo David e James escono dal corridoio, pur rimanendo sempre nascosti alla vista della sala.
A un passo da noi.
Mentre due tecnici gli sistemano i microfoni ci fanno un saluto con la mano.
James alza le due dita in segno di vittoria. Mi sembra che ci mandi due baci.
Ma forse non ho capito bene.
Anche perché nel frattempo David viene verso di me e mi prende il polso sinistro.
Come ipnotizzata vedo le sue grandi dita volgermi il polso con il palmo in alto e sistemare sull’intricato crogiolo di capillari chiari un piccolo adesivo rotondo.
Rosso dai bordi bianchi.
Una G nera nel mezzo.
La g di guest.
“With this, they will not make problem anymore” dice e mi fa un bel sorriso sincero.
Io annuisco, senza parole.
Ma mentre lui si volta gli afferro il gomito.
“Look” gli dico.
Al mio polso destro, c’era già quello che ci aveva dato James.
“As they say, two is better than one!” mi dice allora. E mi fa l’occhiolino.
Non credo che mi riprenderò mai più…
“Thank you” gli dico quando ritrovo la voce. Ma forse lui non mi sente.
Mentre salgono i pochi gradini del palco a braccetto, con larghi sorrisi.
Appaiono alla vista di tutte le ragazze e un boato di proporzioni cosmiche riempie la sala.
Grida, applausi, momenti di isteria… che si placano solo per sentire James che prende la parola e dopo un breve discorso lo passa a David che ringrazia anche lui.
Noi due ci sediamo per terra, ai piedi del palco, sperando di poter sentire una qualche domanda interessante.
David indossa una maglietta a maniche lunghe dallo scollo rotondo, rosso scura e James porta una camicia blu notte con le maniche arrotolate.
Tutti e due indossano jeans.
Hanno un aspetto soddisfatto e rilassato. E sono completamente a loro agio in questo stile casual ma elegante.
Punto la mia attenzione sulla cintura di David. La G di Gucci che capeggia sulla fibbia. Gli sorrido, pregando che mi veda. Ma non succede.
James ci strizza l’occhio prima di iniziare a rispondere alle domande.
Io e Rossella gli mandiamo un bacio in punta di dita per quanto è fascinoso!
Aspettiamo per tutto il tempo sedute per terra, perse in contemplazione estatica.
E attendiamo di buon grado che arrivi il momento delle sessioni fotografiche.
Naturalmente per abbracciarli. E poter immortalare l’evento.
Per poter tornare a casa e dire al mondo, avere la prova tangibile, che abbiamo messo le mani su tanta meraviglia…
Le ragazze vengono sistemate in fila ordinate in continuazione dai ragazzi della sicurezza e dello staff che cercano in quache modo di tenerle sotto controllo.
Noi due invece siamo appoggiate beatamente a una balaustra di ferro, credo, in attesa che inizino le sessioni per autografi e foto.
La sera, in onore di Hallowheen, faranno raccontare a David una storia dell’orrore, per poche decine di fortunate ragazze.
Il nostro momento di gloria sta volgendo al termine.
“E' quasi fatta Ross” le dico.
Lei solleva lo zaino da terra per cercare un fazzoletto, non mi guarda.
“Non voglio che finisca” le dico ancora.
“Abbiamo già avuto molto di più di quanto potessimo sperare.”
Mi dice. Ma non è detto che quel fazzoletto le serva per il raffreddore…
“Here you are!” esclama James, passandoci vicino per raggiungere il tavolo degli autografi.
“Our n.1 fans!” scherza e va a sedersi.
“Don’t go away” mima David, arrivando dietro di lui. E scrivendo nell’aria con la mano per farci capire che dopo ci faranno gli autografi.
Ecco, ora, con i piedi intorpiditi, le ginocchia che non mi reggono e la stanza che gira… posso dire che non è David a farmi quest’effetto.
È il suo sorriso sghembo.
Che oggi ho visto per la seconda volta…
Aspettiamo in silenzio che l’interminabile fila si assottigli.
Piano piano assistiamo a scene di ordinaria follia con ragazze che piangono, che gridano, che se la prendono coi ragazzi della sicurezza che dopo gli autografi le fanno uscire.
Una tizia che ha tutta la mia antipatia ha morso David con non so quale faccia tosta sull’orecchio…
un altro paio hanno ricevuto un bacio da entrambi.
Per la verità, TUTTE quelle che hanno chiesto il bacio lo hanno ricevuto.
E naturalmente, dato che all’estero non c’è l’usanza del bacio sulla guancia se non in Francia, lo hanno avuto tutte SULLA BOCCA!
Sapevo già che fossero affettuosi con le fans e che non avessero problemi ad accettare di dare e ricevere baci…
Ma una cosa è saperlo e una cosa è vederlo!
“Ma hai visto quella?” esclama Rossella indignata “Gli ha praticamente ficcato la lingua in gola! Ma non ha un po’ di contegno?”
Io, cinica come al solito le rispondo “Perché tu avresti avuto contegno al suo posto?”
“Mike non è questione di ciò che voglio io o che avrei fatto io…”
“Lo so, è questione che per rispetto non si dovrebbe esagerare perché ai due principi potrebbe dare fastidio” finisco per lei.
“Anche se non lo mostrano affatto, non significa che gli fa esattamente piacere baciare tutte queste ragazze”
“Ross è difficile che un uomo rifiuti un bacio da una bella ragazza…”
“Ma che centra? E poi David è sposato. Senza considerare che non sono tutte esattament-”
“Belle ragazze!” completo la frase per lei.
Perché abbiamo visto tutte e due James sparire tra le fauci appassionate di quella di turno.
E di turno, arriva finalmente anche il nostro…
“Mmm can we…?” dico io cercando di attirare la loro attenzione, mentre esausti si stiracchiano e sgranchiscono le dita delle mani.
“Sure” risponde David e ci fa segno di avvicinarci.
James fa vedere a Rossella le foto rimaste tra cui scegliere per l’autografo.
Rossella ne sceglie una in cui James è vestito con un completo di shantung di seta chiaro, i capelli rasati e grigio neri, ancora più corti di adesso.
Io li guardo mentre James firma scrivendo qualcosa di molto carino perché Ross lo legge e ride. Lui la abbraccia.
Non so bene che fare.
“So Luke’s Michela…” mi sento dire da David con un atteggiamento da canaglia irresistibile
“Ok, stop this!” dico io, adorabilmente sconfitta
“You can say David’s Michela…” aggiungo abbassando lo sguardo nella più dolce delle rese.
“Oh, finally! and you admitt it!” dice sorridendo sornione
“In the end” gli rispondo io.
“So you like Angel”
“I love Angel” lo correggo io, sorridendo.
“And who do you prefer: Angel or David?” mi prende ancora in giro lui.
Ma stavolta non mollo. Gli faccio cenno col dito di chinarsi.
E quando arrivo al suo orecchio sussurro “Sorry Dave. I have no answer for that”
E David mi regala in cambio un’altra delle sue profonde, roche, sexy risate.
Non so esattamente come sia possibile che stia succedendo,
ma mentre David si appoggia al tavolo e mi firma la foto d’autore in bianco e nero che ho scelto e l’incantesimo dei suoi occhi mi abbandona,
vedo James e Rossella che si baciano.
Scoppio in una risata isterica “Che cazzo fai?” dico continuando a ridere e a tremare, totalmente nel pallone.
Le braccia di James sono morbidamente appoggiate attorno alla sua vita e la testa di lei un po’ china fa scivolare qualche ricciolo ordinato sulla spalla di lui.
“Thank you” gli dice lei, luminosa per l’emozione, ignorando il mio sproposito
“You are welcome”
E poi mi distraggo perché David mi tocca il braccio mentre quei due si abbracciano di nuovo.
“She is the lucky one! I’m a merried man!” sorride alludendo a *quei due* mentre mi porge la foto.
E ora te lo ricordi, razza di fesso?
“Oh c’mon mate, don’t torture her! And give the lady a proper kiss” dice James con Rossella sottobraccio. Mi fa l’occhiolino.
Come mio solito, vado nel panico totale.
E penso solo che non posso baciarlo.
Che non voglio essere baciata.
Perché non si può essere baciati da David Boreanaz e poi andare per la propria strada come se niente fosse…
Mi stanno per scoppiare le coronarie quando David si china verso la mia bocca.
E dato che sono poche le alternative e la fuga non è tra quelle contemplate gli prendo il viso tra le mani e delicatamente gli do tre piccoli, lenti baci sulle guance.
“As we use to do in Italy” dico a mo di spiegazione, fingendo di essere calmissima.
“Nice tradition” dice carino David, impedendomi di capire se se la sia presa.
“Ehy David” interviene Rossella “Let me chose one” dice guardando le foto per il suo autografo.
E io ne approfitto per calmarmi un poco e avere quello di James.
Scelgo una foto in cui James ha ancora i capelli platino
“I really like Spike!” gli dico mentre gliela porgo
“Yeah! He rocks!”
“Don’t you miss it?” gli chiedo, riferendomi ai capelli
“Frankly…” esita un attimo “A little bit”
Ma giurerei che stesse per rispondermi no.
“44 uh? You are really sexy and it’s weird to think you could be my father…”
Non ho idea del perchè con James non mi pongo problemi a dire cose del genere.
Di una frase simile a David non potrei pronunciare nemmeno la prima sillaba!
“Thank you darlin’” dice guardandomi di sottecchi mentre mi firma la foto con la sua calligrafia elegante.
Intorno a noi lo staff tecnico lavora alacremente per allestire la scena in cui David racconterà la storia dell’orrore tra meno di un’ora.
Intanto scattiamo velocemente qualche foto e alla fine ci prepariamo a salutarli.
“Thank you guys. I’ll alwais remember this day” dico mentre le prime lacrime mi fanno capolino tra le ciglia.
“You two are so precious to us. All of us. You two gave life to a dream for many of us…” continuo, convintissima di sbagliare pronuncia, verbi, qualcosa sicuramente.
Ma non mi importa.
“David, James it’s been a great pleasure to have the honor to meet you. Thank you very very much.” Dice Rossella. Apparentemente più calma di me.
I due ci guardano in silenzio.
Le persone intorno a noi che hanno fatto caso alla nostra avventura di oggi ci fissano.
E sembrano piuttosto stupite del fatto che accettiamo di andarcene senza strepitare.
“No Rosellla. It’s been an honor for us to meet you today. The two of you” dice James.
“Thank you.
Me and Jim know how much you care for us. And it is an unending joy”
dice David. Dimostrando di essere un uomo di gran cuore e gran cervello.
Ma non a noi.
Io lo sapevo già.
Li salutiamo. Ci scortano fuori.
Possiamo anche anticipare il rientro.
Abbiamo avuto da Londra tutto ciò che volevamo.
END