THE SAFEST CHOICE
 
Disclaimer: la storia si ambienta durante la prima stagione di Supernatural, in un momento qualunque prima di 'Salvation'. I Winchester Bros non mi appartengono. Micheal e Anita invece sono miei. Non violo copyright e non scrivo per lucro, it’s just for fun! E un piccolo avvertimento : casomai due sconosciuti dovessero farfugliare di evil things to hunt, voi, per bontà d’animo, dategli il beneficio del dubbio prima di chiamare la polizia.
I
“Sono io.”
“Porca puttana! Che succede?”
“Shh. C’è qualcuno in casa.”
La porta d’ingresso è blindata. L’allarme è inserito, la centralina si connette automaticamente con la stazione di polizia se si prova a tagliare i fili.
La villa è grande. Abbastanza da far diventare paranoici, in un posto troppo isolato, se si è abituati al caos di una metropoli. Infatti il rumore la sveglia di soprassalto. Passi. Suole di anfibio, sul pavimento di legno che scricchiola. Poi un tonfo. Qualcosa stride contro una delle pareti. Lei immagina il peso di un corpo (incosciente?) forse trascinato a forza, che sbatte contro un pezzo d’arredamento. Trattiene il fiato serrando le mani sulle lenzuola. Il cuore le batte nel petto come se fosse un tamburo. Un mugolio, gemiti. Di dolore, probabilmente.
Poi il silenzio. Snervante, ancora più terrificante del rumore di estranei nella sua casa.
Ansima. Mio dio, il cuore. Le pompa nel petto così prepotentemente da assordarle le orecchie. Forse per questo non sente più nulla…
Si alza, pregando che le molle del materasso non cigolino. A piedi nudi, stringendosi nella canottiera rosa pallido, si infila i pantaloni di una tuta grigia sopra gli shorts.
Sa perfettamente cosa fare.
E conosce a memoria il breve tragitto, può calcolare con precisione i secondi che ci impiegherà.
Afferra il cordless. Il dito sul tasto della chiamata rapida al 911.
Ma no, non ancora. Forse è solo autosuggestione. Forse è Risha, la gatta, ad averla fatta grossa.
La serratura della sua camera è stata cambiata e oliata di recente, è perfettamente silenziosa. La porta della camera da letto di suo fratello è solo qualche metro più giù, lungo il corridoio.
Eppure lei rabbrividisce e deve forzarsi a uscire, perché ora quello stesso corridoio, che di giorno è talmente innocuo da far fatica a ricordare di che colore sono le pareti, le sembra un buco nero pronto a inghiottirla.
Non essere idiota. Esci e sveglia Michael. Tieniti pronta a telefonare, cammina veloce, abbassati più che puoi, fai attenzione al rumore dei tuoi passi, non avere fretta. Non scattare. Ricordati che la seconda asse, dietro lo spigolo, è leggermente sollevata.
Finalmente entra nella stanza e si richiude la porta alle spalle.
La sagoma di suo fratello e ripiegata sul fianco destro. Dorme, il corpo rivolto verso la finestra, i capelli ispidi e biondi sembrano argentei al chiarore lunare.
“Michael…” lo chiama, pianissimo, un sussurro agitato.
Ripete il suo nome, coprendogli la bocca con il palmo sudato. Per non farlo gridare.
Lo rassicura, al suo soprassalto.
Michael annuisce. In un lampo è fuori dal letto. Dietro la sua porta c’è una mazza da baseball che lui impugna con fermezza, senza esitazione. E senza parole le passa un ombrello.
Se non avesse paura, lo troverebbe fottutamente comico.
III
“Che cosa facciamo?”
“Aspettiamo che si sveglino.”
Dopo aver camminato avanti e indietro per la stanza, con la mazza saldamente impugnata e piegata sopra la spalla, mentre suo fratello punta la pistola, regolarmente registrata ma non carica, contro i due giovani svenuti sul tappeto, si accorge finalmente del primo, vero, particolare sinistro.
“Michael…” lo chiama e si china, l’elastico del pantalone che si tende, scoprendole la schiena. - “C’è qualcosa di strano.”
“Che vuoi dire?” - Suo fratello non si muove, non si distrae. Le parla, ma non toglie gli occhi di dosso ai due sconosciuti.
“C’è della polvere bianca qui per terra, attorno alla finestra, alla porta. Ma che diavolo…”
“È droga?”
Lei si porta l’indice alle labbra e saggia con la punta della lingua.
Michael la rimprovera, “Ma che fai, sei pazza?”
In risposta fa una smorfia disgustata. - “Non è droga.”
“E cos’è?”
“Sale.”
Dopo aver controllato l’ingresso della cucina che da sul retro e un paio di finestre, si accerta che tutto il piano terra ha ricevuto lo stesso trattamento, con sale grosso gettato in grossolani semicerchi quasi come a voler replicare un simbolo, un sentiero, una barriera… e si accorge che c’è dell’altro. Alcuni ciondoli e un po’ di quelle strane conchiglie sono raccolti in misteriosi mucchietti ai punti cardinali della stanza. E uno strano simbolo, con alcuni semicerchi che si incrociano e una specie di scorpione nel mezzo e rozzamente scritto sul retro della porta. Purtroppo solo abbozzato.
Chinandosi sul ragazzo più alto, ma apparentemente più giovane, lei gli può vedere tra le dita ancora il gessetto. Pulire quello strano graffito sarà complicato.
Le viene da fare una risata isterica.
Se non avesse paura sarebbe fottutamente divertente.
V
“Sono pazzi! Ti rendi conto di quello che dicono?”
“Sono pazzi. Ma ci credono.”
“Ah si?”
Michael è arrabbiato. Inizia a sentirsi preso in giro, lei se ne accorge. Gli posa una mano sull’avambraccio, - “Aspettiamo di capire cosa hanno da dire.”
Il bruno la fissa, probabilmente crede di poterla portare dalla sua parte.
Suo fratello si mette sulla traiettoria del suo sguardo, “Guardala di nuovo e ti stendo, intesi?”
Invece di risentirsi, il ragazzo fa una cosa strana. - “Sei un fratello protettivo. Lo rispetto.” Probabilmente azzarderebbe una pacca sulla spalla se le circostanze fossero più normali.
Michael non è per niente impressionato. - "Non me ne frega niente di quello che rispetti. Prendi il tuo amico e andatevene o chiamiamo la polizia.”
Lei lo vede stringersi nelle spalle. Intuisce che ha preso sul serio le parole di suo fratello, ma c’è qualcosa che gli impedisce di andarsene.
“Amico, io capisco che ti sembra tutto assurdo e temi che possa far del male alla ragazza, ma come ho detto non siamo ladri.” Non si lascia interrompere, “Vedi, il fatto è che questo dannato poltergeist ha infettato mio fratello. E se non trovo il modo di ucciderlo, lui morirà.”
VII
“Vuoi davvero andare con lui?”
“Voglio tenerlo lontano da te.”
“Come fai a sapere di zio Lester?”
“Zio Lester?” esclama Dean, - “Cristo!”
“Ma è soltanto una leggenda, non sappiamo se sia veramente esistito. Fin da bambini in famiglia si è raccontato della leggenda di questo nostro antenato, morto in un manicomio negli anni cinquanta.”
Dean le punta contro il fascio della pila elettrica che Michael gli ha passato, per controllare che funzioni. - “Fidati. È esistito. E non è morto in manicomio, ma il suo caro fratello Grant gli ha spaccato la testa nel terreno incolto dietro la proprietà. Da allora Lester non se n’è mai andato.”
Un brivido le corre lungo la schiena. - “Come fai a sapere queste cose? Grant era il nonno di nostro padre. Era una brava persona, non ne puoi infangare così la memoria.”
Dean la soppesa senza troppe finezze. Lei sa che ne sta osservando la curva dei fianchi e si domanda come possa essere così sfacciato in un momento del genere.
Sembra leggerle nella mente, perché accenna un sorriso. Il primo. - “Potrei morire. E se dovesse accadere mi ricorderei il corpo di una bella ragazza.” Poi si rivolge anche a Michael, sopraggiunto con il resto dell’attrezzatura necessaria, due vanghe, un’altra torcia, fiammiferi e accendini e una tanica vuota, da riempire con la benzina del serbatoio di una delle auto.
“Quanto al vostro bisnonno Grant, forse era una brava persona. Di sicuro era un assassino. Non abbiamo trovato riscontri nei documenti dell’epoca, ma sembra che il buon vecchio Lester si divertisse a molestare le ragazzine. Grant l’ha ucciso quando sua figlia ha compiuto dodici anni.”
Qualcosa all’improvviso le suggerisce che è plausibile. Le sensazioni, le impressioni, gli indizi, tutto sembra assumere un senso. Quel strano sospetto di sentirsi osservata, quel presentimento fastidioso di non essere mai completamente sola… e se fosse vero? Se, libero nella loro proprietà, ci fosse uno spettro? Se non stesse aspettando altro che la buona occasione per farle del male?
Afferra la mano di suo fratello e la stringe. È grande, sudata. - “Michael, ho paura.”
“Sì, tesoro, lo so. Ma questa storia finirà presto. Mentre sono fuori con lui a scavare la tomba al cimitero chiama la polizia, io lo terrò occupato.”
Lei si copre la bocca con la mano, “No! Aiutalo, fai come dice.”
“Aiutarlo?”
Lei annuisce. Potrebbe essere la trama di un film fantasy.
“Io… io credo di aver visto il fantasma di Lester…”
IX
“Non so se riesco a credere in quello che fate.”
Lo sta fissando nel momento in cui riapre gli occhi.
“Come stai?” - chiede Anita, allungando una mano per controllare la sua temperatura corporea. È tiepido, quasi normale.
“Meglio. Tu… tu sei la ragazza che ho visto. Allora ti abbiamo salvato.”
Non sa come rispondere. Non sapeva nemmeno di essere in pericolo. E il peggio è che non riesce a decidere se siano davvero due criminali o se c’è la possibilità che abbiano ragione. Che esistano cose invisibili e minacciose.
“Ti chiami Sam, vero?”
“Sì.”
Lei contempla affascinata e orripilata insieme i simboli sulla sua pelle, il sale sul pavimento. Stringe ancora gli amuleti misteriosi. - “Credi sia sicuro adesso?”
Sam annuisce, “Penso di sì. Il poltergeist aveva una presa molto forte sulla mia mente, se me ne sono liberato Dean deve averlo distrutto.”
Si avventura fuori dai cerchi disegnati, sposta le tende, in attesa di vedere la luce dei fari.
“Tuo fratello è insieme a mio fratello. Al cimitero.” Gli parla senza guardarlo, è ancora voltata verso il buio. - “Voi credete davvero che queste… entità esistano?”
Osserva Sam annuire, nel riflesso del vetro. “È quello che facciamo. Cacciamo i mostri. È una specie di business di famiglia.” Tossisce, beve un po’ d’acqua fresca, poi lentamente riesce ad alzarsi, si avvicina. “Mi dispiace tu l’abbia dovuto scoprire. Niente sarà più lo stesso.”
Fissano insieme il buio illuminarsi e il rumore del motore di un’auto tagliare il silenzio.
**II**
“Basta, io chiamo la polizia.”
“No, aspetta. Michael… ti prego, aspetta.”
“Sei sicura?”
La porta d’ingresso è blindata. L’allarme è inserito, la centralina si connette automaticamente con la stazione di polizia se si prova a tagliare i fili.
Eppure, “Porca puttana, sono riusciti ad entrare senza farlo scattare,” esclama Michael dopo essersi accertati che sono entrambi effettivamente privi di sensi.
Devono essere dei ladri…
Il primo pensiero è la conferma istintiva verso quella teoria.
Ma esaminandoli non trovano refurtiva, gioielli o denaro, né altre prove.
Frugando senza imbarazzo nelle tasche di uno dei due, lei trova un sacchetto di lino grezzo contenente sale grosso, alcuni amuleti, alcuni strani piccoli misteriosi oggetti, che sembrano conchiglie ma hanno un odore pungente e non marino. Chiama suo fratello, per fargli vedere anche gli altri ciondoli che entrambi i due giovani hanno attorno al collo.
“Michael, dici che ha senso questa storia?”
Suo fratello scuote la testa, di ritorno dal giro di perlustrazione della casa, per accertarsi che non ci siano altri intrusi.
- “Metti su un caffè forte.”
**IV**
“Che roba è?”
“Una barriera.”
“Una barriera contro chi?”
“O contro cosa.”
Il primo a risvegliarsi è quello bruno.
“Cazzo se fa male…” mormora, tastandosi sotto la giacca.
Lei lo osserva, dietro Michael, quasi tentata di nascondersi. Improvvisamente conscia del potenziale pericolo.
“Chi siete voi?” domanda suo fratello. La voce è ferma, non nasconde paura, non esita.
Il bruno alza le mani. Quasi a segnare una resa. - “Amico, non è come pensi. Non vogliamo far del male a nessuno e non siamo qui per rubare.”
È interessante il suo accento, dà l’impressione di essere uno cresciuto in ogni luogo.
“Chi. Siete.Voi?” ripete Michael. È ovvio che con quattro chiacchiere non se la potrà cavare.
Il bruno lo capisce subito, ma evita di rispondere. “Senti, te l’ho già detto, tu e tua sorella non siete in pericolo, ma…” improvvisamente si rende conto che l’altro ragazzo è ancora per terra. Si piega di lato, tenendosi un fianco. Le ginocchia fanno rumore quando si abbattono sul pavimento.
“Ehi, avanti…” ansima, - “Sveglia! Forza, dimmi che stai bene!”
Lei interrompe il suo momento, spaventata da quell’informazione. - “Come sai che siamo fratelli?” chiede, sporgendosi dietro le spalle di Michael.
“Anita stai indietro. E chiama il 911.”
“No!” esclama lo sconosciuto, mentre l’altro ragazzo ripiega indietro la testa. - “Aspettate, possiamo spiegare!” Fa una pausa, molto teatrale, e si concentra nel sollevare in piedi di peso l’altro ragazzo. Riesce a farlo sedere sul bracciolo di uno dei divani e gli passa le mani sulle tempie come se volesse controllargli la temperatura. - “Andrà tutto bene fratellino,” mormora.
“Allora?” insiste Michael.
“Avete mai notato stranezze nel terreno dietro la casa?”
“Stranezze?” la voce le esce in un singhiozzo. Si forza a deglutire. È in casa sua a chiacchierare con un criminale e un tossico, probabilmente in crisi di astinenza. La situazione ha del paradossale. Eppure la tenerezza rude con cui il bruno mantiene le mani sulle spalle dell’altro ragazzo, forse per non fargli perdere l’equilibrio, la colpisce.
“Luci improvvise nell’oscurità, grida o risate di cui non si capisce la provenienza, manifestazioni inspiegabili come di presenze invisibili?”
Michael si passa una mano tra i cortissimi capelli biondi. Le braccia incrociate sono tese e la vena del collo pulsa aritmicamente. - “Di che diavolo stai parlando?”
Il bruno sospira. Poi si fa serio. -
“Pensiamo che ci sia un poltergeist nel vostro terreno.”
VI
“Credi che i fantasmi esistano?”
“Credo che quel ragazzo stia per morire.”
“C’è qualcosa che posso fare per tuo fratello?” lei domanda, trattenendosi uno scialle leggero attorno al corpo. Michael li scruta, con un’espressione nevrotica, ma Anita si sente solo turbata.
“Sì, la sua temperatura sta salendo. Come se avesse la febbre. Porta del ghiaccio e delle spugne. Anche dell’acqua, vorrei provare a farlo bere.”
Le istruzioni del ragazzo sono brevi, precise. E avere qualcosa da fare provvede a calmarla.
“Sarebbe più facile per noi aiutarti se ci dicessi almeno il tuo nome,” insinua Michael, sempre diffidente.
“Mi chiamo Dean. Lui è Sam. E sai perché dovreste aiutarci? Se lui è ridotto così e siamo in questa situazione di merda è solo perché abbiamo cercato di proteggervi.”
“Proteggere noi?” lei esclama sbalordita, ritornando dalla cucina con delle pezze umide e del ghiaccio a cubetti in un cestello.
Il bruno, Dean, annuisce. - “Quel poltergeist… solitamente infestano i luoghi, non uccidono le persone… ma quel poltergeist è particolarmente violento. Sam può avere delle visioni. E una settimana fa ha visto voi. La vostra casa bruciare. E lei…” indica Anita, ma non è minaccioso. È dolente, preoccupato. Visibilmente stanco. - “Sam ha visto lei cercare di uscire dalla sua camera, al secondo piano, e rimanere schiacciata dal crollo di una trave.”
Michael si frappone immediatamente tra loro. - “Smettila di dire queste cose. Spaventi mia sorella. E ci convinci che sei un pazzo. Per quel che ne sappiamo tuo fratello è un drogato in crisi di astinenza che ha perso conoscenza e voi avete fatto effrazione per derubarci.”
Lei osserva Dean sospirare. Sembra la reazione di chi è abituato a non essere creduto, chi sa di doversi nascondere e inventare bugie più razionali piuttosto che dire la verità.
“Non siamo pazzi. E se non ci aiuti…”
L’altro ragazzo, il più alto, il più giovane, geme e Dean è immediatamente al suo fianco.
“Sam… coraggio Sammy, cerca di combatterlo. Torna fra noi.”
Lei si china sulle ginocchia per cambiare la pezzuola imbevuta. Ma… Sam è veramente molto caldo. “Michael…” lo chiama, solo per essere rassicurata. Perché il ragazzo sta male. E se dovesse morire…
Michael annuisce lentamente, ma non si rilassa. - “Cosa possiamo fare perché tuo fratello, se è veramente tuo fratello, non muoia?”
Dean si raddrizza nella schiena, magicamente sembra che la debolezza manifestata fino a quel momento svanisca, di fronte a una risoluta e calcolata freddezza.
Per la prima volta sembra davvero minaccioso e Michael impugna più saldamente la pistola, ignorando che sia scarica, sperando che basti per scoraggiarlo dal compiere qualche azione stupida. La impugna, ma non la punta. Il braccio, lungo il suo fianco, si rifiuta di alzarsi. Confusamente Anita capisce che suo fratello rispetta quel Dean, ma non sa spiegarsene la ragione.
“Tanto per cominciare potresti dirmi dove si trova la tomba del caro Lesty, così che io possa bruciare il figlio di puttana.”
VIII
Non avrei mai immaginato che rimanere sola in casa mia potesse essere tanto spaventoso…
La porta chiusa non le dà sicurezza.
Il cuore ha iniziato la sua tachicardia nel momento in cui suo fratello e quello sconosciuto, così bravo a puntare sulle sue paranoie, hanno varcato la soglia e sono spariti.
Scavare e bruciare porterà loro via almeno due ore, compreso il tragitto di andata e ritorno per il cimitero. Anita non vuole pensare che Michael si appresta a… dissacare una sepoltura.
‘Resta nei cerchi di sale, non può attraversarli.’
‘Prenditi cura di Sam, dovrebbe svegliarsi a lavoro finito.’
‘Non appena si accorgerà cosa stiamo per fare le cose si metteranno male.’
Dean è stato perentorio. Le ha dato altri amuleti e le ha disegnato sulla pelle strani simboli, simili a quelli sulla porta d’ingresso.
Col sale grosso della cucina ha tratteggiato sul pavimento misteriosi ghirigori attorno al divano dove giace Sam e dove adesso è seduta anche lei.
La temperatura del ragazzo è ancora alta. Ogni tanto sbatte le palpebre, sussurra parole incomprensibili. Ma è incosciente.
Gli carezza la fronte, ma non è tenerezza. Solo abitudine. Quando Michael da bambino stava male lei si intrufolava nel suo letto e sperava di fargli passare la febbre solo stringendolo mentre dormiva.
Anita riversa la stessa affettuosità automatica anche su Sam.
“Credo che potresti svegliarti ora. E dirmi che cercavate soldi per una dose. Mi sentirei molto meglio.”
X
“Cosa… cosa è successo?”
“Ho aperto una tomba, e l’ho aiutato a bruciare quel che c’era dentro.”
“Ma l’hai visto? Hai visto il fantasma?”
“Ha prodotto uno strano bagliore, ma è durato il tempo di un istante. Poi tutto è scomparso e la tomba è andata a fuoco. Non c’era molto dentro che non fosse già deteriorato. Si è consumato in un niente.” - Michael la guarda, sollevato che stia bene. Che anche il ragazzo stia bene.
Sollevato che nessun fantasma si sia manifestato, quella notte.
Dean, nelle poche ore che hanno passato insieme, si è dimostrato capace e in gamba. Quasi sano di mente, per uno che crede in certe cose.
Tutta colpa della suggestione. Lui e sua sorella ci sono cascati perché le parole di quel misterioso ragazzo hanno agito sulle loro paure nascoste, sulle loro ancestrali superstizioni.
Ma alla luce del sole è tutta una storia diversa.
“E tu, visto niente?”
Anita nega, col capo. Sembra una bambina in momenti come questo. Quando è incerta e ancora lievemente spaventata.
I due fratelli sono spariti alle prime luci dell’alba, come un brutto sogno. E non ci sono stati strascichi spiacevoli o conseguenze della loro visita, a parte il disordine.
Si erano offerti di spiegare, dare altri dettagli. Ma né lui, né sua sorella hanno voluto.
Molto meglio relegare quell’esperienza alle soglie dell’immaginato. Molto meglio pensare che Dean e Sam non abbiano mai fatto irruzione nel loro salotto.
In fondo, tranne qualche sgradevole presentimento, non ci sono prove delle loro folli teorie. E deve ancora controllare bene che non manchino i soldi nascosti nella teca del camino per le emergenze.
Nello specchio sopra il lavandino sorride a sua sorella, mentre si asciuga il viso ripulito dal terreno. Lei, incerta, replica a mezza bocca. È ancora scossa, ma starà meglio. Dimenticherà.
E così anche lui.
Con il tempo sarà come se non fosse mai avvenuto nulla.
Come se Sam e Dean non fossero mai esistiti.