DISCLAIMER: L'autrice non scrive a scopo di lucro, non intende violare copyright o insinuare alcunchè sulla vita privata dei protagonisti. Questo è un racconto di pura fiction!
RIASSUNTO: Questo ragazzo è il mio peggiore incubo!
Gli è bastata una notte sbronza per imparare a memoria il mio indirizzo e per decidere di tornarci a leccarsi le ferite dopo una rissa…
RAITING: g
PAIRING: Alyson/James
A Benedetta e a Roberta
che hanno riso tanto.
E a Franca
che parteggiava per Alexis.
Ricci.
E rossi.
Assolutamente indomabili.
È questo che ho pensato dei mie capelli quando mi sono vista riflessa nel vetro dietro al bancone di questo locale.
Mentre una biondina liscia piastrata dietro di me scivolava nelle sue scarpine Prada, brillando nel completo Armani al fianco di un gran figo.
Divino! Vorrei morire!
Mi sono detta, guardandomi.
Eppure non sono da buttare,
almeno è questo che mi ripeto nei miei momenti migliori sette giorni su sette!
Anche se i momenti di autocompatimento arrivano a tradimento, fregandomi, come in questi casi.
E dimentico i miei occhi di un colore indefinibile tra il verde e il bruno, di un bellissimo color foresta
occhi da gatta, i miei, ammaliatori e sgranati.
e il mio corpicino che mi fa sembrare ancora più esile, a dispetto della mia taglia 42!
Non so nemmeno perché sono entrata qui dentro!
I posti come questo mi fanno sentire a disagio. Stare in un bar a dondolarmi su uno sgabello alto come il ponte di Broocklyn mentre sorseggio un Bloody Mary fingendo che mi piaccia per non sembrare da meno di tutti questi idioti, mi fa sentire a disagio!
Sto tendendo le spalle mentre inarco, stanca, il collo e chiudo gli occhi; riflettendo tra me e me sul fatto che vorrei tanto scivolare fuori da questo vestito e abbandonarmi sul letto...
Cosa, questa, che non deve essere sfuggita al biondino che mi sta di fronte…
Biondino?
Che dico!
È… praticamente un catarifrangente umano! Il suo parrucchiere, se ne ha uno, deve aver osato l'inosabile per una colorazione così… aggressiva!
Un attimo! Mi sta fissando!
Mi giro un momento, forse è sbucata una qualche strafiga famosa dietro di me e io le sto davanti e sono, come al solito, trasparente…
No, nessuno!
Mi rivolto verso di lui…
Si, mi fissa!
Sfacciato!
Mi sorride piano mentre si porta alla bocca il suo cocktail e beve, e non smette di guardarmi…
Cavolo!
Lo so, me lo sento, sto per arrossire, dannazione!
Affogo gli occhi nel mio bicchiere.
Non ho più il coraggio di guardare da nessuna parte…
Andiamo, Alyson è solo un ragazzo! Nemmeno il mio tipo!
Mi faccio coraggio e rialzo gli occhi, per scoprirlo a ridacchiare con una cameriera bruna e prosperosa che gli versa un altro drink…
Sono alquanto delusa quando la cameriera sparisce e lui riprende a ignorarmi…
Dannato idiota!
Getta una seconda occhiata almeno, no?
Eccolo!
Perfetto adesso sono io che ho di nuovo abbassato lo sguardo, mi prenderà per una cretina se continuo così!
Avvilita mi passo le dita fra i capelli e ruoto un po' le spalle, mossa questa, che inavvertitamente scopre appena un po' di più il mio decolleté infasciato in un elegante abito nero lucido che ho pagato fior di quattrini per il capodanno di due anni fa!
Capirai, in un'occasione come questa non potevo lesinare!
Se il mio capo mi dice che dà un party e invita la "gente che conta" per vedere di trovare un gruppo di attori decenti per il suo nuovo film "aiutandomi" nel mio lavoro di casting creator… chi sono io per rifiutare, o presentarmi da sciattona?
Ecco, mi sono persa di nuovo in uno dei miei deliri!
Scuoto indietro la testa, facendo brillare i miei riccioli nell'atmosfera soffusa, infastidita.
Ma che sta facendo?
Mentre mi fissa si è passato la lingua tra le labbra…
Un momento. Mentre.mi.fissa??
Le cose sono due: o devo aver fatto qualcosa di incredibilmente sexy senza nemmeno accorgermene, o questo tipo è completamente fuori!
Propendo per la seconda…
Adesso comincio a guardarlo anch'io.
Non so che mi succede, ma ha stretto i miei occhi, mi sento incatenata al suo sguardo…
Sono occhi… occhi… di che colore sono?
Sono bellissimi, sembrano scuri, ma scommetto il mio stipendio (e con esso il prossimo mese di shopping) che alla luce del sole saranno di una calda tonalità di azzurro…
Calda?
Da dove viene fuori, ma che mi prende?
Non è nemmeno il mio tipo!
Non mi piacciono i biondi, e non mi piacciono gli sfacciati, e non mi piacc… Ohhh…
Si è alzato in piedi.
Ed è… bellissimo!
Intendiamoci, non è il mio tipo, ma nessuna donna sana di mente potrebbe mai negare che sia di una bellezza arrogante e spudorata. Una bellezza morbidamente esibita…
Un attimo… viene verso di me…
Qui, sta venendo qui…
E se mi chiede di uscire? E se mi chiede di ballare? E se mi bacia? E se mi trascinasse a casa sua, o mia, e facessimo sesso sfrenato?
No! Un momento.
Calma, ci vuole calma, non devo perdere il controllo.
Ma chi ha acceso i riscaldamenti?
Quando un tipo qualunque passa tra noi e rompe la connessione visiva chiudo un attimo gli occhi per riprendere il sopravvento sui miei ormoni.
E quando li riapro… oh…
Si è fermato a un paio di metri da me, e sta flirtando con la barista, che gli sta versando di nuovo da bere…
Dannato idiota!
Gli volto le spalle. Non ho tempo da perdere io, con uno che non è nemmeno il mio tipo!
Ma la curiosità è troppo forte e dopo qualche minuto mi giro di nuovo per vedere che fine ha fatto…
Sparito.
Tipico.
Vedo uno carino, uno che sembra filarmi, e subito sparisce!
Deve esserci qualcosa che non va in me, sono una calamita per aspiranti attori falliti e uomini, in generale, sbagliatissimi!
Dannato idiota!
Cerco di sbollire la rabbia verso me stessa buttando indietro la testa e scolandomi tutto d'un fiato il fondo del mio bicchiere, quando sento una voce che mi accarezza le spalle nude e scivola verso le mie guance per poi perdersi dietro i miei lobi…
"Scusa…"
Accento inglese, decisamente un po' strascicato.
Bellissimo nella sua aria un po' stropicciata e maschia.
Ma cosa mi prende?
L'ho già detto che non è il mio tipo? Assolutamente?
"Si?" replico irrigidendomi automaticamente
"Notavo… che mi fissavi, mi chiedevo… perché?"
Arrogante bastardo!
"Prego?" replico di nuovo, piccata
"Prima, mentre ero seduto al tavolo…" Mi indica, continuando a mantenere il bicchiere, con il medio il tavolino su cui era stravaccato
"E dopo mentre stavo chiedendo da bere… mi fissavi. Come mai?"
A questo è saltato il cervello! Ma come si permette?
"Guarda che t-ti sbagli!"
Merda! Proprio ora dovevo riacchiappare il mio vecchio vizio di balbettare nei momenti di panico?
Andiamo Aly, non sono più al liceo!
Ci riprovo
"Io mi stavo semplicemente guardando intorno!"
Grandioso! Ora non penserà che sei una cretina.
Ne avrà la certezza!
"Intorno…"
Sussurra lui e, non mi pare sia una mia impressione, si fa più vicino. Sovrastandomi, perché sono seduta, e lui è in piedi
"… e dimmi, ti è piaciuto quello che stavi guardando?" mi dice con aria sorniona, sfoderando uno di quei sorrisi che al confronto quelli di George Clooney non valgono niente!
Ecco, ora se potessi, digrignerei i denti.
Ma non voglio peggiorare la mia già magra figura e dargli soddisfazione, è chiaro che mi sta sfottendo!
Almeno cerchiamo di uscire di scena con classe…
"Per la verità no." Sussurro gelida "Il paesaggio è alquanto deludente! Scusami…" dico da perfetta regina delle nevi mentre con grazia scendo dalla Torre Eiffel senza schiantarmi al suolo e mi allontano ticchettando nei miei sandali alla moda mentre sogno un paio di pantofole che non mi riempiano i piedi di vesciche.
Mi sono rifugiata nel privè.
Dopo aver vagabondato un po' per la sala e essere stata trascinata in giro dal mio capo-maniaco-di-grandezza che si ostinava a sfarfallarmi qua e là, mentre ostentavo una disinvoltura che ero ben lontana dal provare quando mi definiva l'unica responsabile del successo del "suo" show per le incredibili doti di organizzazione dello staff artistico, che solo sotto la sua algida guida sono riuscita a sviluppare…
Praticamente un panegirico a se stesso!
Borioso imbecille!
Finalmente gli sono sfuggita con la scusa della toilette!
Non so perché, ma gli uomini in genere si intimoriscono un poco quando una signora nomina loro la toilette…
E così, dopo essere schizzata al cesso, ho preso al volo il primo bicchiere pieno che ho visto al bancone e sono filata qui dentro…
Ah! Beatitudine…
Mi sono tolta le scarpe e mi sono stesa sul divanetto nella penombra di questa saletta isolata.
E immediatamente dopo ho abbassato la cerniera del mio vestito di gran classe che mi sta facendo venire voglia di strapparmi via la pelle a furia di grattare per quanto mi da fastidio il contatto col tessuto sintetico!
Rido come una bambina mentre butto bellamente le gambe all'aria.
E immediatamente dopo realizzo, con la cristallina lucidità di chi prende fiato dopo il risveglio da un incubo, che non sono sola.
Quando sento il discreto tossicchiare di circostanza vorrei eclissarmi nella ionosfera.
Dio, terra apriti e inghiottimi!
Sarà il solito barboso uomo d'affari intervenuto per decidere se produrre o meno un qualche progetto artistico, in cerca di un angolo per fumare in pace il suo cubano d'importazione clandestina dopo l'ennesimo brandy, mentre qui gli sono piombata io tra capo e collo …
Merda!
Bè, poteva essere peggio! Potevo beccare un attorucolo da strapazzo in cerca di ristoro dalle chiacchiere futili dei suoi probabili datori di lavoro futuri mentre fuma una cicca e non ha potuto completare l'opera con una sniffatina dall'innocente portasigarette in ottone…
Perfetto, di nuovo uno dei miei deliri!
La voce del tizio che ho importunato con la mia sola presenza mi riscuote dalle mie confuse alterazioni mentali.
"Dolcezza… sapevo che volevi sedurmi…"
Oh merda…
"Ma non ti facevo così irruente!"
E' peggio!
Ok! Sono diventata viola. E nel frattempo che la sinuosa figura del tipo del bar esce dall'ombra del balconcino aperto (nel quale era evidentemente rifugiato, non si spiega altrimenti come io abbia fatto a non vederlo! Se non altro per i capelli che sono fosforescenti…) io credo perfino di aver smesso di respirare…
"Sc-scusa, io s-sono…sono m-mortificata" dico mentre mi rialzo la zip a tempo di record e cerco le mie scarpe sotto il divano mentre i miei piedi tremano per lo shock di doverle di nuovo calzare!
Riesco solo a balbettare e, del resto, cosa ci si aspetta dopo una figura penosa come la mia?
Che io mantenga proprietà di linguaggio anche solo decenti?
"Fa niente! Solo, è…insolito!" dice mentre silenzioso e morbido come una faina si fa più vicino uscendo dall'ombra, rivelandomi la camicia aperta sul petto e i capelli che hanno dell'incredibile per quanto sono spettinati e per come gli danno un'aria sdrucita e sensuale…
sensuale???
Ok! Sono fusa! È il caldo, e il bere!
Con questo tipo ho fatto le peggiori figure della serata nelle ultime due ore senza nemmeno sapere il suo nome…
Merda! Mi sono persa di nuovo, e a giudicare da come mi guardi deve aver detto qualcosa che non ho proprio afferrato!
"Come?" faccio io a costo di sembrare scema sul serio
"Ho detto…"
scandisce bene
"Che di solite le mie… amiche le vedo rivestirsi. Dopo."
Dannato idiota!
"Io non sono tua amica!" replico stupidamente
"Ma vorresti?" mi chiede mentre, vicinissimo ormai, si azzarda ad allungare una mano sul mio viso, disegnando piccoli cerchi concentrici vicino la mia bocca.
Facendomi completamente sballare.
Ok, è sbronzo.
E io sono andata del tutto!
Devo uscire da qui.
Assolutamente.
"Scusa" gli dico mentre bruscamente mi stacco dalla sua mano ipnotica e mi avvio verso la porta.
"Si, brava! Sparisci anche tu! Vattene, io tanto non ho bisogno nemmeno di te!!"
Perfetto! L'avevo detto che era sbronzo...
Mi volto piano, e lo vedo mentre comincia a ridere istericamente
Dannato idiota!
Mi rigiro di nuovo, più che intenzionata ad andarmene. Mentre sento un tonfo.
È lui che si è accasciato senza tanti complimenti sul pavimento.
E si copre la faccia con le mani.
Mi avvicino, cercando di capire se sia il caso di aiutarlo quando vedo che si passa rabbiosamente le dita sugli occhi.
Come un ragazzino stizzito e ferito.
E questo mi intenerisce.
Mi chino, non senza difficoltà sui miei tacchi chilometrici, e gli passo le mani sotto le spalle aiutandolo a rialzarsi.
Mi guarda a metà tra il sorpreso e l'allibito, con un'aria insolitamente timida che trovo irresistibile…
"Ehy amico…" gli domando "Ce l'hai la macchina?"
Ok!
Ditemi come sono finita in questa storia?
Perché io proprio non ci capisco niente!
Ho questo… questo tipo, l'incarnazione perfetta del -bello e dannato- schiantato sul mio sedile perché lui, si, aveva la macchina, ma sbronzo com'era aveva perso le chiavi.
E lo sto portando a casa mia, perché lui, si, aveva una casa, ma sbronzo com'era non ricordava neppure il suo nome, figuriamoci l'indirizzo!
Merda!
Se comincia a russare lo butto fuori, giuro. E nemmeno mi fermo, macchina in corsa e volo.
D'accordo, magnifico!
Si sta praticamente stiracchiando. Immagino sia scomodo per dormire della grossa. La mia è solo una monovolume!
Fortuna che siamo quasi arrivati.
È dannatamente pesante! Eppure non sembra. Muscoloso e longilineo, ma non massiccio.
Non mi aspettavo tutta questa difficoltà nello spostarlo.
E ovviamente lui non collabora.
È andato! Morto, caput!
Sono tentata di sbatterlo sul divano e correre e farmi una doccia per togliermi di dosso il sudore delle proverbiali sette camice, quando ripenso a come starei io nelle sua situazione (l'ho fatto già un centinaio di volte da che l'ho caricato in macchina!) e mi rendo conto che in uno stato simile vorrei almeno dormire in un letto!
Quindi, vinta dalla pietà, lo scodello nella mia camera da letto e mi butto sul divano esausta.
Ripromettendomi che la doccia dovrà aspettare domani mattina.
Ok, ammettiamolo pure: ho avuto nottate migliori!
Ora capisco il mio ex, Gary, quando lo sbattei fuori dalla camera da letto dopo un litigio e lui preferì tornarsene a casa sua piuttosto che dormire sul mio divano!
È stato un inferno! Senza contare che col carattere ansioso che mi ritrovo ho avuto incubi a occhi aperti sul bel tipo di la che usciva dalla mia cucina con il coltellaccio dell'arrosto e mi sgozzava come un maiale!
Ok, respira. È tutto finito. Sono le sei e trenta.
Tra poco si alzerà, ti ringrazierà, e un po' imbarazzato sparirà dalla tua vita!
E se non lo farà lo sbatterò io fuori di casa, che non mi sembra il caso di permettergli di approfittare della mia ospitalità!
Ma prima doccia!
Anzi, no! Bagno.
Meraviglioso!
Solo un massaggio eseguito da mani esperte mi rilassa come un bagno con i sali e la stanza piena di vapore come in questo momento …
Chiudo gli occhi e reclino il capo sul bordo mentre il profumo fresco del mio bagnoschiuma mi rigenera le narici annerite dal fumo nel locale di ieri sera.
È tutto perfetto mi dico mentre mi allungo nella vasca e mi liscio le gambe nella mia perfetta esibizione di godimento.
Quando sento due mani che mi allacciano i fianchi.
Due mani fredde che contrastano con la mia acqua calda e mi fanno sbarrare gli occhi ed emettere un grido che viene assorbito dalle labbra di lui che si chiudono sulle mie.
E la prima cosa che penso è che avrei dovuto chiudere a chiave e che sicuramente nasconde il coltellaccio dietro la schiena.
Questo prima di ricordarmi che le "sue mani" non sono dietro la "sua schiena" ma sui "miei fianchi"…
Merda! È impazzito! Ma come mi sono potuta ficcare in una situazione simile?
Nemmeno il suo nome so!
E poi non penso altro!
Semplicemente perché non si può pensare mentre si riceve un bacio così!
Un bacio delicato e morbido. Ma pieno di esigente passione e tenerezza.
Il bacio delle favole.
E mi chiedo come possa baciarmi con tutto se stesso se non mi ha mai visto prima!
Visto… sobrio, s'intende!
"Potevi chiamarmi tesoro…" mi dice carezzevole prima di lasciarmi sulla bocca quello che sospetto sia il miglior sorriso del suo repertorio.
Io sono senza parole.
Per la sua insolenza e per il fatto che probabilmente è convinto che siamo andati a letto insieme, altrimenti non si spiega in suo comportamento!
Sto cominciando giusto a innervosirmi e a desiderare di sbatterlo fuori senza cerimonie seduta stante, infischiandomene del mio senso del pudore quando lui percepisce la mia irritazione e maschera con un sorriso carino la sua espressione, prima di allungarmi uno striminzito asciugamano e uscire.
"Fa presto, che si raffredda la colazione!" mi dice chiudendosi la porta alle spalle.
Sono a dir poco basita!
Mi sono rivestita solo del mio più comodo e abbondante accappatoio quando 5 minuti dopo entro a passo di carica nella mia cucina.
Decisa a chiarirgli appena un paio di cosette…
Quando vedo la tavola apparecchiata e lui alle prese con i fornelli e le frittelle, vestito solo dei suoi jeans!
Ok, calma Alhy, calma!
Deve essersi dato una sistemata veloce nel bagno degli ospiti al primo piano, ma non è rasato!
"Ciao" dico per attirare la sua attenzione.
E lui si volta e ancora una volta mi stupisce
"Grazie" mi dice "Suppongo sia merito tuo se non sono finito a sbronzarmi nel parcheggio, senza nemmeno ricordarmi il colore della mia auto!"
E assurdamente sento il bisogno di giustificarlo
"Per la verità sbronzo eri sbronzo, ma può capitare di esagerare con gli alcolici a un party! C'è chi lo fa di abitudine. E poi…" gli dico avvicinandomi "Non eri messo tanto male, ho visto di peggio!"
"Vuoi dire che non sono svenuto come un idiota a metà serata sul più bello?"
E il suo -sul più bello- mi inquieta non poco, ma mi sforzo di non focalizzare su quello e proseguo
"Svenuto più o meno, ma comunque non ti sei vomitato anche le budella, almeno non nella mia macchina" aggiungo subito, pensando che non ho controllato la camera da letto!
E allora lui fa qualcosa che non gli ho ancora visto fare.
Ride.
Della più bella e fresca risata che abbia mai sentito.
"Non hai ancora visto la camera da letto…" dice telepaticamente
E io penso subito ai miei comodini anni venti…
"… o si?" mi chiede sospettoso
E capisco che il momento è arrivato e devo assolutamente chiarire questa situazione che sa di paradossale.
"Mmm scusa io…"
Accidenti non posso neanche chiamarlo per nome!
Ma lui non mi fa continuare
"Non preoccuparti, ho capito, vuoi che me ne vada!
È stato bello."
Dice con una punta d'ironia uscendo dalla mia cucina dopo aver afferrato la sua camicia sullo schienale di una delle sedie.
Sento la porta d'ingresso sbattere solo qualche secondo dopo.
E la cosa più sorprendente è che… mi dispiace che se ne sia andato.
"La prossima!"
grido svogliata all'ennesima ragazzina aspirante attrice che devo esaminare insieme a Martha e Geremy, i miei colleghi, per una delle parti da protagonista di questo nuovo show…
E la rabbia mista alla stanchezza e al malumore per la scorsa serata e la cocente delusione del risveglio, rischiano di traboccare o esplodere quando vedo l'ennesima biondina slavata!
"No!" sibilo decisa a Geremy che mi sta seduto più vicino "Eravamo d'accordo! Cordelia non può essere bionda! Deve contrastare con la Gellar, quindi deve essere bruna! La Gellar è bionda quindi la nuova attrice deve essere bruna, bruna, bruna! È così difficile da capire?" esplodo alla fine e Martha e Geremy mi guardano come se fossi impazzita.
Nessuno è abituato alle mie sfuriate qui dentro, sono eventi rari e eccezionali.
Solitamente dovuti a motivi seri (l'ultima volta che ho alzato la voce prendendomela con una delle future star perché mi aveva versato addosso accidentalmente mezza caffettiera di espresso era stato, per esempio, quando mia madre mi aveva chiamata per lamentarsi del fatto che le mie scelte di vita non erano condivisibili, che avevo lasciato l'università per darmi da fare per un imbecille borioso che mi sottopagava e che non sfruttavo le mie abilità per entrare nel mondo dello spettacolo dalla porta principale, ma venivo pagata (poco e male per i suoi canoni) solo per scegliere altri che avranno successo al posto mio!)
Mi guardo intorno stranita, riprendendo fiato come se avessi parlato invece che pensato questa sfilza di idiozie e mi accascio disperata sulla poltrona.
Al che Geremy e Martha si scambiano uno sguardo di'intesa.
E poi Martha si fa avanti titubante (sanno che non amo parlare dei fatti miei)
"Aly, sicuro che va tutto bene?" mi chiede agitata
"Siamo molto preoccupati per le tue nevrosi!" dice Geremy beccandosi un'occhiataccia da me e una gomitata da Dannis, l'operatore di camera
"Cioè… volevo dire… è da, è da s-stamattina che non fai altro che es-essere intrattabile e io…"
-bene- penso sadicamente, a quanto pare non sono l'unica che si fa prendere dalla balbuzie nei momenti meno opportuni…
"Ger è ok!" dico passandomi le mani sul viso come se potessero magicamente trasformare il mio aspetto distrutto in qualcosa di meglio di una casting creator esaurita e struccata.
"Apprezzo le vostre buone intenzioni, ma fatemi la cortesia di lasciarmi perdere per oggi, e rimanete fuori dai fatti miei!" dico acida ma poco convincente e aggiungo "Vado in pausa!" mentre mi avvio distrattamente verso i bagni.
Sto attraversando gli studios in cerca di un buco in cui rintanarmi in solitudine mentre vengo bloccata da quasi tutte le parti da ragazzette su di giri o giovani che ripassano battute, e dispero di trovare l'uscita in questa bolgia…
Non so ancora orientarmi bene e qui dentro dovrò passare, se tutto va bene, il prossimo anno!
Non credo che mi abituerò mai a questo strano odore misto di cartoni dei fondali, colla e pellicole…
Siamo alle prese con questo progetto da quasi sei mesi, all'inizio disperavamo di vederlo partire perché i produttori non volevano cacciare un soldo, memori di un penoso film alle spalle da cui Joss voleva assolutamente distaccarsi. Poi siamo andati avanti per un po' sperando di dargli l'avvio cominciando a girare come se fosse un film diretto da un regista indipendente (ovvero niente soldi, niente sponsor, niente paga) ma non è andata perché le difficoltà di realizzazione di un telefilm sono, per certi aspetti, maggiori di quelle di un film data la sua continuità nel tempo.
Così abbiamo rischiato di naufragare tutti in un mare di debiti, quando un giorno Joss è arrivato al nostro quartier generale allestito nel suo bilocale (con grande disappunto di sua moglie) e ci ha dato la grande notizia: aveva convinto i produttori a investire!
"Buffy The Vampire Slayer" era un progetto che poteva partire.
Per la verità sto ancora pensando alla prima volta che ho visto la Gellar (non mi è molto simpatica!) insaccata in una delle sue ridicole minigonne da copione (devo parlare con Ginette e dirle di far mettere in conto nuove spese per un guardaroba decente, se la nostra protagonista Buffy se ne va in giro per tutta la durata dello show con completini penosi ci rimettiamo tutti!)
Quando sento la mia spina nel fianco (ma anche l'uomo che mi fa sopravvivere!) Joss esultare come un idiota!
"Grandioso!" lo sento dire "Sono sicuro che la nostra collaborazione sarà duratura! Vorrei presentarti quanto prima al resto dello staff James, perché non vedo l'ora di vederti vestire i panni di…"
Bene, se è così su di giri forse ho la speranza di svignarmela senza che mi becchi!
Ma la solita sfiga non mi permette nemmeno di formulare chiaramente questo pensiero che lo sento gracchiare "… ma eccone una! Aly, dolcezza vieni qui!" dice il borioso imbecille mentre sto tentando di confondermi con il muro dietro di me. Con una faccia di bronzo che mi è insolita faccio qualche altro passo in avanti decisa a ignorarlo, quando la sua mano grassoccia mi blocca un polso e mi fa girare "Alyson, tesoro" dice mentre io mi pietrifico
"Ti presento… Angel!"
E ride soddisfatto
Mio dio.
È lui.
No, nononono!
Non può essere, questo è un incubo!
"Ciao" devo sembrare disperata mentre allungo la mia mano verso di lui cercando di sorridere
"Io sono Alyson" dico mentre lui afferra la mia mano e mi trascina di qualche passo verso di sé facendomi aderire quasi completamente al suo corpo. E baciandomi le guance molto -troppo- vicino alla mia bocca.
"E' un vero piacere conoscere il tuo nome Alyson" dice sorridendo dopo avermi lasciata
"Finalmente" aggiunge
-dannato idiota!-
E nel frattempo arrossisco anche la punta delle orecchie mentre Joss ci guarda senza capire e poi viene illuminato da un lampo di comprensione "Ah! E quindi vi siete conosciuti al party!" dice in un modo talmente inequivocabile, che io capisco che ha equivocato!
E la cosa assurda è che anche James (ecco come si chiama) ha equivocato!
Non si ricorda di qualcosa che si dovrebbe ricordare se fosse successa; ma che non è assolutamente successa!!
Mentre mi passo una mano sugli occhi, indecisa se gettarmi nel vuoto o lasciarmi investire da un tir in corsa, noto con la coda dell'occhio che quel borioso imbecille sta facendo l'occhiolino al dannato idiota…
Bene, mi dico. Questo è uno dei momenti catartici della mia vita.
Ora: posso lasciarmi schiacciare e sopravvivere nel ricordo di questa umiliazione, o posso…
ribattere.
Sorrido facendo calare su di me una maschera di autocontrollo
"Si Joss" dico tranquilla "Io e James ci siamo incontrati al party… ma mi sorprende che James se lo ricordi, mi sembrava… stanco!" dico sentendomi una perfetta meretrice sotto il suo sguardo ammirato.
Questa non se la aspettava!
"In effetti ha ragione lei!" dice a Joss "Ero davvero su di giri per questo colloquio che ho esagerato coi drink. Col risultato che sta mattina mi sono svegliato in un letto che non era il mio. Senza ricordare assolutamente come ci fossi arrivato…" aggiunge fissandomi intensamente con uno sguardo ricco di sottointesi.
Mentre rischio di strozzarmi con un grumo di saliva acida che non vuole saperne di raggiungere il mio stomaco e restarci assieme al resto del mio caffè mattutino.
Credo che arrivati a questo punto vomiterò sulle sue scarpe e poi piangerò accasciata al suolo.
Ma potrei decidere di invertire quest'ordine…
Prima piangere e poi vomitare così forse, dopo sarà più comprensivo…
Mi sono di nuovo distratta, dannazione!
Focalizza, Aly, focalizza! Mi dico mentre cerco di afferrare il senso di ciò che mi sono persa…
"E quindi gli sviluppi del tuo personaggio sono ancora da stabilire, in base al gradimento dei fan… per cui al momento sarai una guest star, ma confido di poterti ammettere nel cast fisso dopo i primi episodi… sai siamo partiti con una stagione di 12 puntate… i produttori non vogliono rischiare…"
li perdo di nuovo nelle loro stupide chiacchiere appena l'enormità di quanto appena sentito raggiunge in centro del mio organo dell'intelletto.
James = Angel
Non solo la decisione è stata presa senza consultare il direttore del casting -cioè me- ma è perfino contraria a tutte le indicazioni che avevo dato sul personaggio.
Questo… questo ragazzo è perfettamente speculare a Angel, non va bene!
Angel deve essere l'incarnazione demoniaca del handsome-tall-dark, pieno di mistero, pieno di rimorsi, pieno di fascino e passione repressa.
Questo qui non è tipo da passione repressa!
Questo è tipo da viaggi coast to coast, da balli sfrenati, da mistero alimentato da una passione senza limiti, questo è irruente, selvaggio, fisicamente guizzante e sinuoso.
Questo qui non è il muscoloso, adorabile, rassicurante Primo Amore di una sedicenne.
Questo qui ne è, casomai, lo stupratore.
Merda!
Distratta di nuovo.
Ma come mi vengono certi pensieri?
Stupratore? Ma!
In definitiva questo qui NON è Angel.
Merda!
Mi guardo intorno mentre cerco le parole per interromperli e dire la mia su come mi senta umiliata e come la scelta di James non faccia al caso nostro (possibilmente senza sembrare una zitella frigida e ingrata! Si lo so, lo so! Non siamo andati a letto insieme, quindi tecnicamente non gli devo nulla, ma lui crede che -tecnicamente- l'abbiamo fatto, quindi in fin dei conti, forse qualcosa gli devo…)
Quando i miei occhi vengono calamitati da un giovane alto più o meno come lui, ma fisicamente diverso… prima di soffermarmi su altri visi e altri fisici…
Un attimo, indietro. Rewind.
Fisicamente… diverso?
Ritorno al punto esatto con lo sguardo, e -dio grazie- non è stato fagocitato dalla folla.
C'è ancora.
Ed è perfetto.
Perfetto, niente è fuori posto.
Nemmeno un particolare.
A cominciare da come è vestito!
I miei complimenti, penso, mentre mi dico che questo qui si sa giocare davvero bene le sue carte.
Senza nemmeno degnarmi di salutare mi allontano da Joss e James e mi dirigo esitante verso questo splendore…
È tutto intento a studiare le battute che non si accorge che lo sto fissando.
Va bene sono senza pudore.
Ma tralasciando il fatto che è perfettamente il mio tipo, devo, per il bene dello show (e sottolineo devo) vedere i suoi occhi.
Angel deve avere gli occhi scuri, deve avere un paio di pozze di luce oscura e impenetrabile, pozze in cui non si può che scivolare annegando nell'oro del suo demone.
Occhi che devono essere i bagliori perfetti di un viso perfetto che non si potrà che amare disperandosi…
E se ha gli occhi chiari, gli farò mettere due lentine!
"Ciao"
e finalmente mi guarda e io esulto.
Scuri e perfetti.
Tutto è perfetto in questo ragazzo.
L'ho già detto che è il mio tipo?
"Ciao" risponde sicuro
questo qui è il tipo che sa di piacere e che se la gioca fino alla fine sapendo di poter vincere…
perfetto.
Ho già detto perfetto?
"Io sono Alyson, ciao Angel" ripeto come in trance
e lui mi guarda un secondo stranito e poi dice "No, Xander"
Mi luccicano gli occhi quando lo prendo per mano e gli ripeto "No, fidati. Angel."
E lo porto con me.
Mi sento molto stanca.
Ma molto, molto, molto soddisfatta.
Mi sto asciugando i capelli, ma non sento il fastidioso ronzio del phon.
Sento gli uccellini gracchiare nella mia testa assieme alla voce di Joss che mi dice -quanto sono stata brava a scovare un talento simile sepolto sotto una convocazione sbagliata per un ruolo a lui assolutamente inadatto-
(Angel che fa Xander? Un'eresia!)
mentre fa le fusa estasiato in un brodo di giuggiole quando gli presento trionfante il "mio" Angel (che ho scoperto si chiami David)
Naturalmente tutte le mie buone intenzioni sul trovare un modo carino per dire a James che il posto non era più suo (grazie a dio non aveva firmato contratti e robe ufficiali, altrimenti avevo perso in partenza!) sono andate in frantumi e mi sono defilata, lasciando a Joss l'ingrato compito.
Sono un mostro lo so.
Ma sono prima di ogni altra cosa una professionista.
E non centra niente il fatto che David (si, devo fare uno sforzo enorme per non chiamarlo Angel)
mi abbia invitata a uscire con lui stasera per ringraziarmi del mio interessamento.
Naturalmente gli ho risposto che non era obbligato perché l'avevo fatto per lo show e non per il suo bel visino (ed è inutile dire quanto mi sia sentita Geena Davis in "Thelma e Luise" in quel momento) e lui ha risposto guardandomi adorante che per niente al mondo avrebbe rinunciato alla mia compagnia questa sera.
-sospetto sia un affascinante bastardo!-
Naturalmente ho accettato.
E chiunque abbia visto David anche solo di sfuggita può capire perché.
Stasera mi sento… risplendente.
Questo è uno di quei momenti in cui mi sento una vera sex-bomb.
Hanno ragione, mi dico, quelli che insistono sul fatto che il fascino viene dalla testa e poi dal corpo…
Mi SENTO affascinante, tutto merito della mia autostima, degli esercizi di respirazione, dello yoga e sicuramente del nuovo vestito da sera Donna Karen per cui ho speso i 1500 dollari più benedetti della mia vita! (è doloroso pensare che la mia stabilità economica è inversamente proporzionale alla mia felicità!)
E certo il vestito non l'ho comprato per David… sarebbe ridicolo, oltretutto non ne avrei avuto nemmeno il tempo, e poi non ci sto assolutamente investendo su questa serata…. Si, sono andata dal parrucchiere e ora la mia chioma indomabile risplende domata, liscia e lucente come un manto di seta sulle mie spalle… e ho indossato gli orecchini di mia madre…. Ma non è per David, non è assolutamente per David!
In fondo, non c'è niente di male a volersi sentire al top del top una volta ogni tanto!
E poi fin da piccoli cosa ci insegnano?
Non ci dicono sempre che la cura della persona è la prima cosa?
Che il rispetto per se stessi è un mezzo per dimostrare rispetto a gli altri?
E io stasera voglio che David provi un grande…. rispetto, per me!
Sollevo nervosamente la tendina della finestra del mio salotto dalla quale posso vedere la strada e analizzare le auto che passano e che si fermano sotto il mio palazzo (fino ad ora 5 utilitarie e una macchina sportiva, tutte hanno solo rallentato…)
Mi dico che in fondo 23 minuti di ritardo non sono poi molti e che è soltanto una mancanza di rispetto imperdonabile non avvertire, ma posso perdonarlo, sono sicura che ci sarà una valida ragione per la quale mi sta ignorando, sonocertadipoterloperdonare!
Penso, e nel frattempo digrigno i denti.
-maledetto bastardo!-
mai fare affidamento sugli uomini, tu spendi un capitale in trucchi vestiti e gioielli, per non parlare di profumi e parrucchiere e se ti va bene ti ritrovi con un mazzo di fiori ammuffiti e puzzolenti e un biglietto di tre parole.
-maledetti bastardi!-
va bene, sono calma, sono una professionista e sicuramente non avrei ricavato che imbarazzo da una serata con un giovane aspirante attore col quale dovrò lavorare per il prossimo anno, invece così mi sono salvata!
Ci stavo cascando di nuovo, ma è l'ultima volta niente più aspiranti attori, basta uscire con uomini innamorati del loro riflesso, basta affascinanti, intelligenti uomini bellissimi e sulla cresta dell'onda pronti a ricevere tutto il successo che la vita può loro regalare…
Ma perché questo abbandono mi fa sentire una fallita? Perché il mancato appuntamento con quell'idiota mi fa sentire come barby-vomito?
Io non ero una sex-bomb?
Mi passo distrattamente le mani sui capelli e mi rendo conto che la mia tanto decantata messa in piega sta già cominciando a dare segni di cedimento… -dannato rincitrullito! Aveva assicurato che li avrei avuti lisci fino al prossimo shampoo! Non ci si può fidare degli uomini, nemmeno se sono parrucchieri gay!-
I piedi mi fanno male, e il mio meraviglioso vestito ha un bustino stretto come una seconda pelle che mi ostacola la respirazione!
Credo che andrò a infilarmi il pigiama!
E se David arriva con un'ora di ritardo e tre rose… gliele faccio ingoiare!
E nel frattempo vorrei autoflagellarmi, perché ci spero e già so che se accadesse lo perdonerei…
No, non devo perdonarlo! Quando domani mi cercherà per spiegarmi e tirerà fuori la balla dell'emergenza in famiglia, lo manderò al diavolo!
E vorrei sbattere la testa liscia contro il muro perché appena lo vedrò avanzare verso di me con la sua camminata fluida a evidenziare il fisico possente e il suo sorriso obliquo… gli sverrò ai piedi e lo pregherò di ficcarmi la lingua in gola…
-dannati bastardi!-
sono stanca, la mia autostima è scesa verso il baratro del mio complesso d'inferiorità e ne è rimasta inghiottita…
berrò una cioccolata calda e mi ficcherò sotto le coperte a guardare "il gladiatore" per la prima mezz'ora. E poi… dormirò.
Ma che accidenti succede?
Mi sono addormentata con la tv accesa, ma la cassetta è finita da un pezzo, e deve essere molto tardi a giudicare dalle righe grigie dello schermo.
La radiosveglia mi comunica che sono le tre del mattino.
Le tre meno un quarto per la verità.
Eccolo, di nuovo.
Ma chi cazzo è che bussa alla mia porta a ora antelucane?
Oddio… mia madre!v
Mi guardo intorno sconvolta mentre resti di cioccolata sono finiti sul tappeto traboccati dalla tazza rovesciata… e il resto del mio appartamento è un disastro…
Se è venuta per la solita ispezione a sorpresa giuro che la strozzo!
È la volta buona, la uccido!
Penso mentre i pugni sulla mia porta si intensificano, dopo aver costatato che attaccarsi al campanello da scarsi risultati…
"Mamma!" grido spalancando la porta.
E gelo.
Lui. Di nuovo lui.
Lo guardo.
E non posso fare a meno di riflettere su quanto sia bello.
E su quanto possa essere insospettabilmente il mio tipo…
Deve essere un incubo, mi dico, mentre mi tocco i capelli e realizzo che il mio viso deve essere un mascherone di make-up, considerando che non mi sono struccata ieri sera…
Vorrei morire!
"Fammi entrare!"dice senza tanti complimenti.
E mi butta di lato, facendosi spazio verso l'ingresso.
Deve essere impazzito!
Sarà sobrio almeno stavolta?
Lo guardo allibita mentre entra nella mia camera da letto (deve essere l'unica stanza con cui ha familiarità) mentre faccio pari e dispari sull'idea di chiamare il 911 o la neuro…
Quando lo vedo uscire dalla mia camera senza camicia e entrare di filato nel bagno.
Ma chi si crede di essere questo dannato idiota?
lo seguo per cercare di capire fino a che punto sono nei guai, e lo vedo che si tocca esitante lo sterno.
E geme.
Un grosso livido bluastro.
E ora a guardarlo bene, mi accorgo che ha il labbro superiore spaccato e che un bell'occhio nero domani mattina lo farà sembrare fresco come un fiore di marzo…
Già una vecchia cicatrice capeggia ribelle sul sopracciglio sinistro…
Devo stare attenta: questo è uno psicopatico!
"Stai bene?" mi azzardo a dire
e l'unica cosa che ottengo in cambio è un ringhio.
Si volta e esce zoppicando. Lo vedo rientrare nella mia stanza e rivestirsi.
"Scusa" bofonchia, prendendo la via della porta
e io lo fermo "Eh no!"
Ho già permesso una volta che uscisse da quella porta senza darmi la possibilità di ascoltarmi, questo dannato idiota non può fare i comodi suoi!
"Senti.." gli dico "Non so cosa ti sia successo, ma non pensare che questo sia un albergo e che puoi entrare e uscire impunemente da casa mia quando e come ti pare!"
"Ti ho chiesto scusa" sibila
E invece di spaventarmi, io mi avvicino.
Ohhh! Mio dio! A giudicare dall'odore si deve essere scolato almeno tutta la riserva di alcol della California!
Mi allontano alquanto stordita di nuovo, e stavolta si avvicina lui.
E mi accarezza la guancia.
Perché, perché, perché mi caccio in situazioni simili?
Deve essere un… incubo!
Ansimo mentre lui fa scivolare la sua mano attorno al mio collo e si china a baciarlo.
Questo deve essere un incu huuu bo!
Ohhh…
Ok, fermi tutti, qualcosa non va!
Non sento più niente, ed è tutto buio.
Dove sono le sue mani? Perché non sento più le sue mani?
Ohhh…
Mi rendo conto di avere gli occhi chiusi
E quando lui domanda "Stai bene?" li sbarro automaticamente
Sono assolutamente sconvolta!
Continua a guardarmi senza capire, mentre io mi sento bruciare.
Devo, aver… s-sognato!
"S-si" riesco a mormorare
mio dio, meno male che è sbronzo!
"Senti…" fa lui "Mi dispiace, io…" ma non riesce a continuare.
Corre nel mio bagno e per fortuna centra il water…
Finisce che io sono qui a reggergli la testa dolcemente mentre questo povero pesto e disgraziato si vomita il pranzo delle ultime settimane…
E io sono un disastro e la mia casa è un disastro e tutto intorno a me gira come se la sbronza fossi io…
Ma la cosa bella è che… non me ne importa.
Dopo i fumi dell'alcol che ho respirato, l'aroma di questo caffè forte è ristoratore!
Stringo la tazza tra le mani e guardo che ore sono, come ho fatto almeno un centinaio di volte negli ultimi quindici minuti.
Sono le quattro e mezza del mattino.
E James è nella mia doccia da venti minuti buoni.
Non mi piace (oppure mi piace troppo…) l'idea che sia lì.
Vorrei vederlo uscire, e vorrei che mi parlasse.
Abbiamo passato l'ultima ora confidenzialmente in silenzio, ma ora sono stufa.
E stanca, e confusa.
Sono persa nelle mie solite elucubrazioni quando lo vedo spalancare la porta del bagno.
Il mio primo pensiero lucido è che mi sta allagando il pavimento…
È scalzo e coperto sui fianchi da una delle asciugamani per gli ospiti (che sono indecisa se gettare via o non lavare mai più) e i suoi capelli bagnati sono dritti sparati verso l'alto mentre alcune goccioline disegnano ghirigori trasparenti sulla sua pelle pallida.
Si direbbe che lo stia passando a infrarossi, vero?
"Va un po' meglio?" gli chiedo mentre gli allungo premurosamente la sua tazza fumante.
Ne ha sicuramente più bisogno di me, a giudicare dal suo sano colorito verdognolo…
Annuisce "Scusa" ripete ancora (è l'unica parola che conosce -a parte il suo vocabolario di sottointesi e allusioni sessuali- ??)
"Non scusarti, spiegati!" dico e comincio a sentirmi alquanto infastidita dall'idea di dover parlare con un'ameba.
Sorride mentre, credo, si senta un'idiota.
Vorrei essere comprensiva e dirgli di buttarsi pure di nuovo sul mio letto a dormire e che le spiegazioni potranno aspettare il sole, ma non ce la faccio.
Questo ragazzo è il mio peggiore incubo!
Gli è bastata una notte sbronza per imparare a memoria il mio indirizzo e per decidere di tornarci a leccarsi le ferite dopo una rissa…
E nonostante questo, nonostante dovrei vedere solo un ragazzino frignante e a pezzi, mortificato per la pessima figura che dovrebbe farmi venire solo voglia di ridere… vedo invece quest'uomo pieno di dignità e orgoglio che non abbassa la testa davanti a me, ma che mi chiede scusa fissandomi e che mi sembra meraviglioso nonostante non sia palesemente al suo meglio…
Mentre io sono davanti a lui, infreddolita, insonnolita, vestita di un buffissimo pigiama a rombi di tutti i colori e con il viso impiastricciato e i capelli a cespuglio…
Io.
Io mi sento la sbronza che ha invaso la sua casa dopo una rissa, e non lui, che pare uscito dalla reclame del Nescaffè!
Vorrei ringhiare, o piangere, o sbatterlo fuori.
Ma ancora una volta il mio buon senso ha la meglio.
Prendo un respiro silenzioso, e gli do le spalle mentre raggiungo il divano e mi siedo rannicchiandomi.
Mi raggiunge e fa per sedersi, ma poi cambia idea e sparisce nella mia stanza.
Ne esce rivestito dopo qualche minuto.
Noto che la camicia è strappata.
"Ho fatto a botte!" dice quando incrocia il mio sguardo
"Lo vedo" rispondo io poco simpaticamente
"Ma sarebbe più completo dire che ho fatto a botte con David!"
mi guarda dritto dritto negli occhi mentre aspetta una mia reazione
-che vuoi che me ne freghi dei nomi dei tuoi amici?- sono tentata di dirgli
ma poi mi si accende la proverbiale lampadina: David.
Mio dio ha fatto a pugni con David
David Boreanaz.
Angel.
Merda!
"Tu cosa?" chiedo mezzo instupidita
"Ho detto…"
"Ho sentito!" lo blocco acida "E posso sapere perchè?"
si siede di fronte a me portandosi una sedia dalla cucina.
"E' complicato" dice finalmente
annuisco e lui sembra sentirsi tranquillizzato dalla mia calma apparente
"Ero venuto qui per parlare con te, ieri sera."
-merda!-
annuisco di nuovo, sulle spine.
"Volevo chiederti perché hai fatto in modo che non avessi il posto" mi guarda di nuovo, inchiodandomi allo schienale
"E lo voglio ancora" dice, "Ma considerando quello che ho fatto dopo… le tue spiegazioni aspetteranno le mie"
-come osa? Mi da ordini anche?-
mi alzo seccata e ben attenta che si veda mentre vado in cucina a posare la mia tazzona sul lavello
so perfettamente che è dietro di me e volutamente lo ignoro
"Sto cercando di spiegarti. Posso avere la tua attenzione?"
Mi giro furiosa "Certo" dico digrignando i denti
"Bene"
E di nuovo mi sorprende. Perché mi prende per meno e mi riporta in salotto.
E sta volta si siede vicino a me.
E mi passa un braccio attorno alle spalle mentre io lo guardo sospettosa.
"Coraggio" fa lui "Mica ti mangio. E poi… penso che abbiamo fatto di peggio"
E da come lo dice capisco che, forse, non voleva dirlo…
"Noi non abbiamo fatto niente!" gli dico senza esitazioni
E lui sgrana gli occhioni grigio-blu
lo salvo dall'imbarazzo proseguendo la mia definitiva spiegazione "Sei praticamente svenuto nella mia auto, per quanto avevi bevuto, e io ti ho sistemato -non so per quale aiuto divino- sul mio letto.
Dove sei rimasto fino al mattino dopo.
James mi è preso un colpo quando sei entrato nel mio bagno!" dico ridendo per un attimo
"E poi non volevo cacciarti, ma tu non mi hai lasciato spiegare e sei andato via…"
"Oh!" esclama appoggiandosi allo schienale del divano e stropicciandosi gli occhi
"Sono un vero idiota!"
"Naaa" rispondo io "Solo un tantino impulsivo!"
Mi sorride riconoscente. E io sto per affondare nella luce ametista dei suoi occhi.
Sto quasi per tirare fuori un sospiro di sollievo, mentre rifletto sul fatto che questa situazione paradossale è finalmente alla fine…
Appunto: quasi.
Questo ragazzo è nato per sorprendermi!
Mentre mi fissa sorridente all'improvviso cambia atteggiamento e restringe gli occhi che si riducono a due fessure affilate.
"Allora…" dice gelido "Perché mi hai silurato se non ci sono coinvolgimenti personali?" chiede indagatore
Rischio di strozzarmi con la saliva mentre deglutisco.
Tossisco diventando paonazza.
Ma non lo intenerisco.
"Non pensare di schiattare prima di rispondermi!" dice poco comprensivamente
"I-io n-non ti ho-o silu-silurato…"
bene! Balbetto di nuovo, come in ogni dannatissimo istante di panico!
Sono disperata.
E ancora una volta lui non si impietosisce.
"Allora?" dice aggressivo
che fa, spera di intimorirmi?
Si sbaglia di grosso, io non mi lascio intimorire assolutamente!
"Senti…" dico, e tiro fuori la mia migliore imitazione di Parry Mason
-mi mancano la barba ei baffi grigio-bianchi- penso mentre mi sento estremamente soddisfatta della riuscita
"… non credo ti puoi permettere di fare il gradasso! Non sono io quella che ha fatto a botte, senza motivo, per quanto ne so, con un collega, o pseudo-tale, e piombo, per pretendere assurdamente una sfilza di spiegazioni, a casa di una ragazza con cui credo di aver dormito…"
Credo di poterlo impressionare con la mia eloquenza.
Naturalmente mi sbaglio.
"Voglio sperare che tu non sia gay!" esclama vagamente disgustato dell'idea
"Saresti la prima ragazza gay che ho baciato!"
Ma chi pensa di essere questo presuntuoso, egocentrico, arrogante, spocchioso, megalomane… affascinante, incredibile ragazzo incantevole?
Mmm…mi sono persa a metà del ragionamento…
Che stavo dicendo prima che mi sorridesse irresistibile?
Ah! Già giusto!
Bastardo arrogante!
Mi riprendo in corner prima che la mia bocca profili il sorriso che vuole disperatamente uscire e maschero con una smorfia offesa.
Mi alzo di nuovo, per andare in cucina.
Per fuggire, a voler essere sinceri.
E, sincerità per sincerità, spero che non mi lasci andare, o almeno che mi segua.
E invece rimane fermo a guardarmi muovere.
Lo so, anche se non ho il coraggio di ricambiare lo sguardo.
Mi sento le sue iridi sulla schiene. E sembra assurdo, ma è come se mi stesse… carezzando.
"Allora rossa…" lo sento sussurrare
e prima che me ne renda conto me lo sento alle spalle…
Ma come diavolo ci è riuscito?
Chi è questo ragazzo veramente?
"… pensi che possiamo andare …?" dice carezzevole.
E da come lo dice non ho molti dubbi sul sottointeso.
A questo punto, nonostante il mio più serrato autocontrollo, salto di qualche centimetro e mi sposto a fissarlo come inebetita "Scusa, come dici?"
"Si, sono stanco, e non mi va di guidare fino a casa. Ti dispiace avermi nel tuo letto?"
Penso che si stia divertendo un mondo a vedermi diventare un arcobaleno di colori dal rosa acceso al rosso violaceo.
La sua sonora, profonda, rauca risata irrompe nel mio appartamento rischiando di svegliare i vicini…
"Shhh" dico io paonazza "Vuoi abbassare la voce!"
mi si avvicina "Altre richieste particolari?" soffia sulla mia spalla.
Si, è sicuro: si sta divertendo un mondo.
Dannato idiota!
"Basta che te ne stai tranquillo!" dico riassumendo una parvenza di autocontrollo
"Ehy!" mi scimmiotta lui, apostrofandomi col dito dritto puntato verso di me
"Sono io che dovrei essere arrabbiato con te!"
Lo guardo allibita. Questo qui è un lunatico pazzo furioso!!
"Anzi lo sono! Io, sono… irritato."
Ok, devo buttarlo assolutamente fuori
"Senti…" comincio io intenzionatissima a non farmi incastrare
"Ma non parliamone adesso. Siamo stanchi tutti e due. Andiamo." Mi interrompe lui senza darmi la possibilità di fargli raggiungere la porta.
Ho fallito miseramente.
Dannato bastardo!
Mi trascina per mano senza fare caso alla mia espressione fino al salotto.
Qui esita solo un momento prima di decidere e avanzare sicuro, come se fosse casa sua, verso la mia camera.
Ok, devo assolutamente sbatterlo fuori, prima che mi salti addosso!
Dio! Questo ragazzo ha la capacità di leggermi nella mente e di comportarsi di conseguenza!
"Buona notte!" dice prima di azzardare un bacetto pulito sulla mia guancia
-D'accordo, resta!- Penso io mentre mi preparo a traslocare sul divano.
Afferrò dal letto il mio plaid rosa polvere.
E la sua mano intercetta la mia.
"Dove pensi di andare?"
"Sul divano. Visto che hai tutta l'intenzione di piazzarti qui, e non ho voglia di discutere." dico piano mentre comincio a sentire la stanchezza sbattermi addosso pesante come una pietra tombale
"Non pensarci nemmeno rossa! Sono tuo ospite…" dice con una nota sadica nella voce e io già mi sento l'agnellino sotto l'ascia del macellaio
"E gli ospiti condividono. Quindi… vieni qui" dice allungando una mano e stendendosi sul letto trascinando me automaticamente sopra di lui.
Sono così dannatamente imbarazzata che vorrei svanire. Confondermi con la tappezzeria e annullarmi nell'ossigeno della stanza…
Anche se sto benissimo in questa scomoda posizione!
Tremo all'idea che provi a muovere le mani. A spostarle su di me e avanzare pretese spiacevoli…
-bugiarda-
Ma James mi sorprende di nuovo e si accoccola sul cuscino sistemando sopra di noi le coperte di lana aggrovigliate nelle lenzuola di cotone dalla mia precedente dormita.
"Allora rossa, stai comoda?" domanda sporgendosi sopra di me per chiudere la luce sul comodino
"Non molto, sinceramente" vorrei dirlo senza rabbrividire, ma mi esce solo un rauco mormorio
"Così va meglio?" dice dolcemente ironico mentre mi fa spazio sul materasso per poi lasciarsi scivolare sopra di me.
Mi provoca.
E confermo: si sta divertendo un mondo.
Sicuramente si vendica di me.
Sa di piacere e si gioca le sue carte fino alla fine.
Sa, sicuramente, l'effetto che fa alle donne.
E usa il suo corpo e il suo aspetto impunemente.
Questo mi piace da impazzire.
-dannato bastardo!-
"Si" non so dove trovo il coraggio di non farmi mettere i piedi in testa
e James ancora una volta ride, silenzioso, mentre stringe le sue braccia attorno al mio corpo in un veloce caldo abbraccio, e poi, soddisfatto delle sue eroiche malefatte, si ritira nella sua metà del letto.
Mi aspetta una lunga notte.
Mi sono svegliata da pochi minuti.
Allungo la mano per prevenire la malefica radiosveglia gracchiante e mi accorgo che è ancora molto presto: le 7.20 del mattino. Avrò dormito al massimo un paio d'ore!
Sono avvolta in una massa intricata di coperte e cerco di farmi spazio per uscire da questo dannato letto, e stavolta, pietosa, torna la lucidità di cui di solito non dispongo fino alle 9 e dopo almeno un paio di buoni caffè!
E mi chiedo che fine ha fatto James mentre mi sforzo di individuare con lo sguardo segnali della sua esistenza che mi indichino che non è stata una mia fantasia malata…
E mentre faccio questo cerco ancora di districarmi da questo groviglio.
Un momento…
Questo credo sia… un braccio!
Butto all'aria, nel panico, le coperte e il lenzuolo finisce per terra, mentre esamino la mano di James legata alla mia vita e il suo braccio muscoloso strusciare quasi contro la pelle della mia pancia che il pigiama arrotolandosi ha scoperto.
Perfetto! Penso disperatamente ironica.
Come se stessi esaminando una qualche forma di vita sconosciuta mi metto curiosa a fissare le sue dita curate e le mani spellate dal freddo di questo dicembre impietoso. E i miei occhi, ipnotizzati, probabilmente… innamorati della sua bellezza insolente, proseguono dalle mani ai polsi.
All'avambraccio, su, più su, fino alla spalla.
E finalmente arrivano alla piega sensuale del collo, al suo viso dolcemente addormentato sul cuscino. Un viso bello. Infantilmente abbandonato nel sonno, tanto da intenerirmi.
E gli occhi, come esitanti di fronte a tanta meraviglia, mi si chiudono un istante, nell'illusione di scoprire come sarebbe svegliarsi la mattina accanto a quest'uomo e scoprire di amarlo e di essere amata.
Tremo a questa eventuialità!
Questo è un pazzo furioso. Che ha picchiato David, che è venuto qui con l'intenzione di… non ho capito bene di cosa!
Sarebbe terribile cominciare a sentirmi ipoteticamente coinvolta sentimentalmente. Un vero disastro!
L'ultima cosa di cui ho bisogno!
Riapro gli occhi. Intenzionatissima a scendere dal letto, che da adito a cattivi pansieri, e inavvertitamente penso una cosa e ne faccio un'altra.
Non che abbia proprio pensato. È più corretto dire che nemmeno me ne sono accorta.
Stavo giusto comandando alle mie gambe di sedersi sulle coperte e trovare le pantofole, quando mi sono resa conto di aver fatto l'opposto.
Di essermi chinata su di lui e appoggiata con una mano sul suo petto nudo (una cosa viva può mai dare una simile sensazione di solidità?) e di aver cominciato a esaminare estasiata il sopracciglio spaccato.
Sto giusto riflettendo su quanto un particolare così stonato possa sembrare assurdamente armonico nel suo viso tutto spigoli quando sento un urletto femminile e isterico farsi strada nel mio cervello fino a spingermi a collegarlo a un'immagine.
Sulla porta, con le chiavi, presumibilmente del mio appartamento, che penzolano da una mano inerte, sta mia madre. Con la bocca spalancata.
Mi pietrifico a fissarla, senza però
(brillantemente geniale, eh?)
spostarmi di un centimentro dalla mia imbarazzante posizione, considerando che dalla sua angolazione avrà creduto lo stessi baciando!
Ma è ancora peggio!
Perché quando rintraccio la forza di girarmi di nuovo verso James prima di scivolare a terra, lo trovo con gli occhi aperti.
Svegliato da mia madre e dalla sua mania isterica di controllare la mia vita con ispezioni a sorpresa nel mio appartamento, certa che gli nascondo chissà che orrori… ("il mondo dello show business è sporco e infido, bambina mia" sento la sua voce nelle orecchie)
E la realizzazione tardiva di quanto avvenuto quasi mi stordisce tanto da farmi rimanere imbambolata a fissarlo, mentre aspetto che James scappi via urlante e in preda al panico con due pazze che lo scrutano allibite.
Merda, mi dico.
James è sveglio!
Svegliosvegliosveglio!
E mi ha sorpreso in una posizione decisamente imbarazzante ed equivoca.
E, quel che è peggio, conoscerà mia madre…
La ucciderò per questo!
Spalanco la bocca quando lui, nonostante tutto mi sorride.
E riderei, se non ci fosse mia madre quando James, a questo mio gesto si prende la spudorata autorizzazione di lasciarmi un fresco bacio di buongiorno sulle labbra dischiuse.
Si alza con la grazia di un gatto.
Sospiro di sollievo quando mi accorgo che indossa i boxer (ma quando si è spogliato?)
E comincia a fare le fusa (sospetto affascinerebbe un muro di mattoni)
"Salve signora" dice tendendo la mano adulante "Lei deve essere la mamma di cui la mia Alyson mi ha tanto parlato!"
-Mia???-
E mi fa l'occhiolino.
Adorabile bastardo!
Dovrò ringraziarlo per il modo fascinoso con cui mi sta togliendo le castagne dal fuoco?
E mi manda un bacio in punta di dita.
Sono tentata di saltargli addosso.
"Davvero?" chiede sospettosa mia madre. E rompe l'atmosfera.
"Mamma!" sbotto io "Perché non andiamo di la così James ha il tempo di lavarsi e darsi una sistemata?"
mia madre, in un moto di comprensione altruistica che non ha mai avuto, dice "Ti aspetto in cucina" sottointendendo che mi farà il terzo grado.
"Scusala" sussurro "Alle volte è peggio di un cane da tartufi!" e mi avvicino a lui.
Mentre James comincia a sghignazzare impunemente.
"Shhh" faccio io disperata, mentre tendo le orecchie per capire se mia madre ha sentito qualcosa.
"Non preoccuparti, sarò educato e rispettoso!"
gli sorrido grata "Mi dispiace per questa situazione paradossale"
gli stringo piano, ma indugiando, la mano mentre gli passo accanto per uscire dalla stanza.
Sorride di nuovo.
Tutto sommato mi è andata bene.
Non avrebbe potuto prenderla meglio! Mi dico, e rifletto sul fatto che non può presentarsi a mia madre con la camicia a pezzi…
"James" comicio esitante
"Si?" chiede e mi prende il polso
"Nell'armadio ci sono a-alcune cos-cose del mio e-ex…" e indugio sull'ultima parola
"Puoi scegliere quello che ritieni più adatto al tuo stile, sai per la camicia… vi assomigliate fisicamente!"
"E il tuo… ex " dice enfatizzando la parola colpevole della mia esitazione "Se la prenderà?"
lo guardo e sorrido senza allegria "Non credo gli interessi, ormai"
Mi avvio già in cucina come se andassi al patibolo, quando la sua voce di velluto e pelle mi attarda nei movimenti
"Rossa, dolcezza… " dice con un ghigno che presagisce una sua uscita poco politicamente corretta
"La mammina, sbattila fuori al più presto!" finisce, con un modo di fare opposto a quello di pochi attimi fa "Che dopo dobbiamo… parlare, finalmente!"
Annuisco, stizzita.
Da vera eroina sono riuscita a fare fuori mia madre con la scusa che James non si sente bene e che le racconterò ogni cosa appena i miei impegni di lavoro me lo permetteranno.
Naturalmente ha urlato come un'indemoniata.
Ma io sono stata irremovibile.
Sorprendentemente quando mento sono più convincente di quando faccio sul serio!
Alla fine ha ceduto. Ma ha sbattuto la porta di casa andandosene.
Con la, non troppo remota, minaccia di tornare presto.
James come se non aspettasse altro, al suono della porta che tremava sui cardini, è venuto fuori dalla mia stanza.
E mi si è fermato il cuore.
Assolutamente… rifulgente.
Tra le cose del mio ex… ha scelto un paio di pantaloni di lana scuri e una camicia di flanella bianca, sotto un maglione sportivo blu.
Incredibilmente… inglese.
Perfino i capelli mi sembrano meno biondi adesso e mi rendo conto che già s'intravedono le radici nere.
Ma perché ha scelto di tingersi i capelli?
Sto quasi per chiederglielo quando mi blocca dicendo "Il tuo ex ha buon gusto rossa!"
Perché non mi sento infastidita da questo suo soprannome?
"E' vero" e non posso aggiungere altro.
"Sediamoci, faccio un caffè" dice avviandosi verso la cucina come se fosse il padrone di casa
mi siedo al tavolo e aspetto che arrivi con tazze e zucchero mentre l'acqua si scalda.
"Non mi apsettavo di trovare qui David ieri sera" dice e mi guarda
Che gli dico?
La cosa più stupida, è ovvio!
"Perché?" e nel momento stesso in cui lo dico me ne pento
"Non pensavo che fossi il genere di ragazza che concede favoritismi a quelli che si porta a letto, visto il trattamento che mi hai riservato!"
"James ma io…"
"Lo so, adesso. Ma ieri sera non lo sapevo." mi impedisce di continuare lui. "Per questo non ci ho visto più quando l'ho trovato sotto il tuo palazzo. Non poteva essere una coincidenza. Lui mi conosceva di vista, come quello a cui aveva fregato il posto."
Fa una pausa, poi riprende "Voleva dimostrarsi addirittura… cordiale!" ammette "Mi ha perfino allungato la mano.
È stato allora che gli ho tirato un pugno!"
Comincio a ridere anche se non dovrei. Mentre penso alla mia reazione esaltata al suo ritardo…
"E l'hai steso?" chiedo e so già la risposta
"Vuoi scherzare?" esclama lui offeso "Hai visto che stazza? Io mi batto bene, ma non avrei mai potuto stenderlo!
È finita in parità. Solo che incazzato com'era ha preferito riprendere la via di casa!"
A quasto punto vengo scossa da un riso irrefrenabile
"James " dico tra un singulto e l'altro "Mi hai rovinato la serata! Il primo appuntamento, poi!"
Un lampo gli passa negli occhi belli "Sono contento due volte di averlo steso!"
E io mi rifaccio sospettosa "Ma hai detto di non averlo steso!"
"Ho mentito!" dice convinto
"Non ti credo" faccio io
E lui diventa improvvisamente serio "Perché non mi hai fatto avere il posto Alyson?"
E mi spiazza.
Sento che è il momento di spiegarmi con tatto e calma. Voglio sinceramente che mi creda.
"James non avevo motivi personali, credimi.
Tu non hai avuto modo di leggere la sceneggiatura, ma non sei adatto per il personaggio di Angel… avrai notato come tu e David siate agli opposti fisicamente…"
"Va bene, ho capito!" dice irritato e si alza, dimenticandosi del nostro caffè.
Non voglio che se ne vada così. No voglio che pensi che sono una stupida ingrata!
Sto quasi urlando dentro di me.
Nonandarevianonandarevianonandarevia.
"James… non andare via!"
Si gira e mi guarda ironico, con una luce cattiva insinuata tra le iridi ametista
"Perchè? Credi che potremmo divertirci un po'? Spiacente baby, non sono dell'umore!"
E' volutamente offensivo. Ma lo capisco. E ingoio l'orgoglio.
"Va bene, vai. Permettimi prima solo di scusarmi. Mi dispiace per la rissa, mi sento responsabile, e per la camicia strappata e per il lavoro che ti ho fatto perdere; ma la mia unica colpa è di averti raccattato quella sera nel privè del locale e di essere una spigolosa professionista che vuole fare bene il suo lavoro. Non dubito che tu sia un ottimo attore e spero di poter lavorare con te prima o poi, ma credo che anche tu voglia interpretare un ruolo a te congeniale, e non una parte a caso giusto per fare un po' di soldi!"
"Tanto più che quelli non sono un problema!" mi interrompe maleducato, ma vedo che l'arrabbiatura comincia a passargli…
"E mi dispiace di averti costretto a incontrare mia madre e di avermi visto in questo stato"
dico mentre mi fisso il pigiama riflettendo sul fatto che non ho ancora avuto modo di guardarmi in uno specchio e valutare le mie condizioni.
"Mi dispiace per tutto." dico stanca e avvilita "Mi dispiace perfino che ti sia svegliato a causa di quell'isterica di mia madr…"
"Ma io veramente mi sono svegliato perché avevo freddo" dice interrompendomi di nuovo
"Tu," dice puntando l'indice verso il mio naso "Mi avevi scoperto!"
E io lo trovo irresistibile.
E, a quel punto, non so perché, lo bacio.
Faccio i pochi passi che mi separano da lui e gli prendo il viso tra le mani per abbassarlo ad un'altezza tale da permettermi di arrivare alla sua bocca.
E lui risponde al mio bacio.
E vorrei ammettere di sentirmi davvero sfacciata, ma non posso.
Perché sono felice mentre le sue mani mi stringono la schiena e trovano un accesso alla pelle al sicuro sotto il pigiama.
Lo sento allontanarsi di qualche millimetro dalla mia bocca e so già che sta arrivando la stroncatura
"Rossa…" ansima "Non incasiniamo ancora di più la situazione!" dice
E io mi sorprendo ad annuire cercando di simulare convinsione, mentre il mio orgoglio scivola sotto le pantofole calde.
Si stacca da me come per volersi mettere al sicuro.
"Dobbiamo fare le cose per bene io e te!"
E io spalanco la bocca come stamattina mentre cerco un significato recondito che non è, non può essere, certamente, quello palese, della frase.
E lui viene di nuovo verso di me. E stavolta è lui a prendere il mio viso e a farmi alzare automaticamente sulle punte per spingersi dentro la mia bocca in una delicata, viscerale, umida intrusione.
Mi fa impazzire!
Non capisco più niente. Che vuole da me questo ragazzo?
Si stacca di nuovo. Di nuovo affannando.
"Devo andare. Ma ti passo a prendere stasera."
Mi da un altro veloce bacio e schizza furi da casa mia.
Sono una statua di sale.
Mentre un enorme, premeditato, impulsivo, candido sorriso mi scompiglia i lineamenti come la sua carezza gentile.
Torna a prendermi stasera.
Dopo essere rimasta impalata a guardare la porta per qualche secondo mi sono data una smossa.
Mi ha baciato! Mi ha baciato! Mi ha baciato!
MihabaciatoDUEVOLTE!
Sorrido a me stessa e mi chiedo come è stato possibile baciare un semisconosciuto che nelle ultime ore avevo ritenuto: A-maniaco. B-sbronzo da far paura. E soprattutto C-completamente folle.
Non me ne frega niente sono al settimo cielo!
Tutto va bene!
La vita è meravigliosa!
Il cast è al completo, dobbiamo solo fare le ultime prove per constatare le interazioni degli attori e possiamo cominciare a girare…
Sono una professionista che fa bene il suo lavoro.
Tutti mi sono riconoscenti!
Il mondo mi ama!
Torna a prendermi stasera!!!-
Naturalmente tralascerò che a causa del delirio in cui mi sono smarrita ho fatto tardi a lavoro e mi sono persa le prove tra Nicholas Brendon e Julie Adams alias Xander e Willow…
E tralascerò pure di aver trovato l’unico vigile urbano incorruttibile di tutta Los Angeles…
-no, non avrete mai i particolari…-
Ma sono lo stesso così felice che non posso fare a meno di sorridere.
-smettila- dico con scarsi risultati a me stessa –se continui così penseranno che sei stupida-
ma non ho sortito nessun effetto.
Anzi…
Quando la mia collaboratrice personale Karen mi ha versato addosso la sua camomilla sono andata a consigliarle un analgesico per i dolori mestruali.
Quando Geremy e Martha, i miei colleghi mi hanno fatto notare che questa mattina sembra che io abbia preso una dose di Valium più forte del solito, li ho abbracciati dicendo a Geremy che si vede che sta frequentando una buona palestra e a Martha che il suo nuovo paio di collant le fa le cosce più magre…
E dulcis in fundo quando la Gheller è venuta a lamentarsi perché non le hanno ancora presentato il “suo” co-protagonista e pretendeva di avere l’ultima parola sulla scelta dell’attore, mi sono complimentata con lei per la sua decisione e le ho detto meraviglie di David…
Ecco…
Ho smesso di sorridere NON quando ho nominato David,
ma quando HO VISTO David.
Sono fin troppo sorpresa di notare che cammina senza occhiali scuri, mostrando come un virile trofeo di battaglia, la chiazza violetto sull’occhio destro.
Ha l’aria un po’ sgualcita, ma James stamattina era messo peggio!
Ero convinta che avrebbe fatto di tutto per nasconderlo, addirittura ipotizzavo che non si presentasse!
Quando lo vedo guardare nella mia direzione
-diamine! Più puntuale di me sto ragazzo! Da quando gli attori sono puntuali?-
Vorrei improvvisamente acquisire le sembianze del dottor Spock (con tanto di orecchie a punta) pur di avere la chance di sfruttare il suo teletrasporto.
David è l’ultima persona che voglio incontrare stamattina.
Sto già abbozzando un passo per precipitarmi nel mio studio, e cominciare le ultime selezioni per i coprimari, dopo aver accennato un sorriso, quando lo sento:
“Aspetta Alyson! Vorrei parlarti un momento!”
Ora me ne dirà quattro! Lo so.
Impallidisco e con stile cerco di confondermi con la tappezzeria.
Ma lui non la beve!
Dannazione!
“Alyson, scusa…” insiste.
Sospiro.
Va bene. Sono pronta! Chi si crede di essere? È lui ad avere torto! È lui che mi ha fatto aspettare tutta la sera senza chiamare. Sono io a dovermi sentire offesa. Io. Io. Io.
Sono io quella per cui si è beccato un pugno.
E qui la mia sicurezza vacilla…
-Vebbè!- Penso sfinita
-Se mi aggredisce lo mando al diavolo! Se mi aggredisce io… io…-
Io…
David è davanti a me.
Mi sorride.
“Mi spiace molto per ieri sera.
Il tuo ragazzo ha un buon sinistro! Potevi dirmelo però…” dice tranquillo
Sorride ancora.
Sono… sbalordita.
Potevo… dirglielo?
Dirgli che cosa?
-Mio-… ragazzo?
“David…”comincio cercando di stamparmi in faccia un sorriso tirato per rispondere al suo, gentile.
“…James e io non stiamo insieme”
-non ancora- aggiungo tra me e me
Ma David non mi ascolta nemmeno, e prosegue “Sono davvero imbarazzato di avergli soffiato il posto!” si tocca la testa effettivamente impacciato
“Ma tu hai dimostrato di essere una grande professionista rinunciando a favorire lui, per il bene dello show. Sono davvero contento di lavorare con te.”
Mi tocca il polso confidenzialmente, ma rispettoso. E si allontana.
Solo quando è a distanza di sicurezza si arrischia a sorridere di nuovo.
E quando io rispondo con un altro sorriso se la gioca tutta facendomi l’occhiolino.
-adorabile bastardo!-
David e Sarah hanno una bella chimica.
Per lo meno sulla scena.
Fuori dal set… non so...
…e poi dovrei capire dove potrebbe portarmi per scegliere il vestito. Forse dovrei passare dal parrucchiere per sistemare la piega che non tiene già più…
O forse dovrei pensarci da sola e tornare riccia.
Si, naturale.
Deve cominciare a conoscermi e apprezzarmi per quel che sono. Non posso sempre farmi vedere come una bambolina artefatta!
“Mmm Alyson ma mi ascolti?”
…
“Alyson?”
Sobbalzo.
“Si?” dico con grande –e finta- non chalance mentre il mio sorriso più professionale copre il mio poco politicamente corretto –cosa diavolo vuoi da me dannato grassone?-
“Joss, scusa ero sovrapensiero! Stavo riflettendo su…”
-sul vestito del mio appuntamento di stasera e le opzioni sulle pettinature…
Merda! No, questo non posso dirglielo!-
“…sulle interazioni tra David e Sarah!”
Merda!
Non credo di averlo convinto… mi sta ancora guardando con un cipiglio che vorrebbe incutere timore.
Sorrido.
Calma. Devo mantenere la calma.
Lui non può sapere che pensavo a James!
“Credevo stessi pensando a James!”
Oh cazzo!!
“Prego?” dico sgomenta
“Ma devi concentrarti sul tuo lavoro! Qui non si può perdere tempo così!”
“Joss io non so cosa tu…”
“Andiamo, non mentire con me! So che non riesci a smettere di pensare a lui!”
-cosa?
ma come ci è riuscito?
I suoi neuroni si sono improvvisamente svegliati dallo sciopero full time che da sempre lo assilla quando non scrive?
O forse sono io…
Trasparente!
E patetica!
Magari già cotta…
“Joss, ma che dici… sai bene che io, sul lavoro… mai…”
Azzardo come finale e penosa difesa… ma non convinco nemmeno me stessa! Tant’è che lui, pietoso, interrompe la mia frase che si sarebbe trasformata tra breve in balbettio sconnesso…
e dice “Tesoro, anche io mi sentirei un verme se avessi dovuto silurare un giovane attore di talento come lui, per il bene dello show! Ma non sentirti in colpa! Credo che lavoreremo ancora insieme.
Anzi, perché non lo chiami. Così vi chiarite!”
Mi luccicano gli occhi.
“C-chiamarlo?”
mi allunga un pezzetto sgualcito
“Questo è il numero del suo menager!”
Non fa caso alle mie dita umide di gioia.
Esce dal mio ufficio.
-ho già detto che amo quest’uomo?-
Detesto la pausa pranzo!
Detesto dover mangiare svogliatamente un panino nella fretta di questi venti minuti o peggio accontentarmi di un qualche orrendo e molliccio cibo precotto.
La mensa fa schifo.
E la giornata fa schifo.
Sono stanca.
E spossata da un raffreddore stagionale.
Demotivata.
Fondamentalmente triste.
Ed è colpa SUA.
Ho chiamato il menager. E ho avuto il suo numero.
Ma non ho dovuto usarlo.
Ha chiamato lui.
Per ritrattare.
-dannato idiota!-
E io stupida che ero lì a metterci il pensiero…
e adesso sono ridotta peggio di un rottame.
Me ne vado a casa con tre ore di anticipo perché tanto oggi non riesco a combinare niente.
Se prima camminavo ai tre banali metri da terra, adesso striscio arrancando sul pavimento di maiolica di casa con addosso il pigiama.
Il mio umore è peggiorato insieme alla mia cattiva salute.
Mi deve essere salita la febbre.
Oltre che il nervoso!
-scusa tesoro. Sono molto impegnato in studio di doppiaggio per un mio precedente lavoro. Esco tardi e stasera … sarò distrutto…-
Mimo davanti allo specchio in una incomparabile imitazione della sua voce calda e sexy.
Che scusa banale!
Non si è neppure preoccupato di chiedermi un altro appuntamento…
Ecco, adesso è uno di quei momenti!
Uno di quelli in cui ti senti peggio di Bridget Jones prima che incontrasse Colin Firth e cominci a pensare che lo zitellaggio perenne è il tuo solo, ineluttabile, unico destino…
Il mio unico contentino è che per lo meno non ho i suoi chili…
mmm.
però se ci rifletto Renee Zhellwegher è stata pagata fior di quattrini, per ingrassare!
Questo, in effetti, contribuisce a deprimermi.
Il ragazzo con cui vorrei uscire si rifiuta perfino di pagarmi una cena, dubito mi pagherebbe cene e pranzi sufficienti a farmi ingrassare almeno dieci chili!
Considerando che probabilmente non lo vedrò mai più…
Starnutisco mentre un brivido di freddo mi ghiaccia. E mi accorgo che sto sudando mentre tremo.
Strascicando i piedi nudi vado a prendere il termometro dal terzo cassetto del comò e svogliatamente lo ficco sotto il braccio.
Saranno i tre minuti più lunghi della mia vita…
Mi accascio senza forze sul divano.
…
Apro gli occhi mentre una fitta di dolore alla schiena mi fa vedere le stelle.
Devo averla presa brutta stavolta!
Mi sono addormentata. Per venti minuti.
Il termometro non si è rotto, l’unico colpo di fortuna di questa giornata, a quanto pare.
Trentottopuntodue.
Mi sento uno schifo.
Un rumore assolutamente penetrante mi sfonda i timpani.
Dio vorrei gridare!
Ma perché non mi lasciate in pace??? Perché?
Sollevo il telefono ringhiando “Pronto” ma quello non smette di squillare.
Corro scapicollandomi, per come posso nelle mie condizioni, a rovistare tra le cose nella mia borsa per cercare il cellulare. Ma quando lo trovo smette di squillare.
Vedo troppo appannato per controllare tra le chiamate perse.
Mi stendo sul letto ancora immacolato senza nemmeno la forza di sollevare la coperta.
Mi scoppia la testa.
E brucio di febbre.
Non faccio in tempo a chiudere gli occhi…
Merda!
Di nuovo quel dannatissimo rumore! Dannazione!
Ma stavolta ho il cellulare vicino.
Lo sollevo.
E lo guardo come se fosse un oggetto sconosciuto…
Strano…
Il display non è illuminato.
mmm…
Ma allora perché suona?
Lo sbatto a terra quando il rumore diventa insopportabile.
Dannazione smettila!
Smettila smettila smettila smettila!
DANNAZIONE!
Solo quando sento un altro rumore, sordo, capisco che, forse, non è il cellulare, ne il cordeless.
Si, perché, merda, NON è un telefono!
Ecco cos’è!
Pugni.
La porta.
Sarà mia madre!
Ma non penso di poter reggere anche a lei stasera!
No, non apro.
Mi premo il cuscino sulla testa.
Ma lei, la fuori, ostinata, non smette di bussare.
La odio!
La ignorerò!
Ho deciso.
Anzi, no!
Le apro.
E finalmente gliene dico quattro.
Mi avvicino zoppicando incerta fino alla porta.
La apro e “Mamma!” vorrei gridare, ma mi esce un rauco mormorio.
Mi brucia la gola.
E improvvisamente il mondo gira intorno a me. E mi convinco di avere le allucinazioni. E mi sento malissimo.
E penso che tutto questo deve essere un incubo!
È LUI.
Svengo.
Mi sembra di sentirmi un po’ meglio…
Soprattutto non ho più tutto quel freddo.
mmm…
Ma dove sono?
Che è successo?
Letto e coperte calde.
Odore di caffè. E the.
Intravedo dagli occhi appannati qualcosa che mi viene ficcato sotto le narici.
“Su, bevi tesoro” dice una voce accorata che conosco fin troppo bene, mettendomi in mano una tazzona di liquido ambrato bollente e una pasticca.
-mio dio questo deve essere un incubo…-
Penso mettendomi seduta con la schiena appoggiata al testile di ottone lavorato del mio letto.
E lo guardo.
-… o un sogno…-
Così bello…
Per dio! Avevo scordato quanto fosse bello!
Lui sorride comprensivo mentre mi carezza una guancia.
E la mano scivola sotto il mio pigiama facendomi rabbrividire.
-no. Non può! Non si rende conto che non può lasciarmi e prendermi quando gli pare?-
Sto già per raccattare la voce nella speranza di non gracchiare mentre la gola raschia per lo sforzo, quando lui tira fuori il termometro da sotto il mio braccio.
“Trentasette e sei” dice premuroso. “Ti ho preparato un brodino e sistemato un po’ in salotto.
Sono le otto meno un quarto. È mattino.”
Eccolo.
Questo è lui.
Alexis Denisof.
Stento ancora a riconoscerlo.
Senza più gli occhiali dalla montatura metallica a coprirgli i meravigliosi occhi azzurri.
Sembra stanco. Ma non me lo fa pesare.
Deve essere tornato da poco perché non è rasato…
“Alex…” dico, e la mia voce suona ruvida “Che è successo?”
“Ieri sera ero appena tornato da Londra e sono venuto qui. Volevo… mi hai aperto. E sei svenuta.”
“Mi dispiace” mormoro avvilita.
“Ma di cosa?” chiede sinceramente sorpreso
E io lo guardo senza forze “Niente, lascia stare… sono stanca”
“Che è successo?” ripeto
“Ma ti ho…”
“Si” dico leggendogli nel pensiero “Ho capito, mi riferivo al perché tu sia piombato qui in piena notte per parlare con me dopo essere rientrato in città, quando? Un’ora dopo un volo intercontinentale?”
“Ti è tornata la lingua, eh?” mi da un buffetto affettuoso sul mento…
dio, lo faceva sempre. Prima.
“Piena notte? Non esageriamo! Saranno state le nove!”
“Fa lo stesso!” e metto il broncio.
“Allora?” dico antipatica e scocciata senza fare nessuno sforzo per nasconderlo
E lui si rabbuia.
“Mia madre…” mormora
E io sbianco “E' successo qualcosa a Emily?”
Annuisce e incomincia a intravedere tracce umide attorno agli occhi
“E' morta. Tre notti fa. Non c’ero.
Sono arrivato in tempo per il funerale”
Mi snocciola lentamente.
Soffrendo con dignità.
E io mi dimentico tutto.
Dimentico il mio stato.
Dimentico che è lui.
Alex.
Il mio ex marito.
L’amore della mia vita.
L’uomo con cui avrei voluto condividere il resto della mia.
Dimentico che ci siamo lasciati, perché a volte l’amore non basta e i sogni diversi allontanano, specie quando sono a un lampo dal realizzarsi, invece di avvicinare.
Dimentico che la ferita è così profonda e recente che non ha smesso di sgorgare sangue.
E lo abbraccio.
Lo stringo forte.
E lui appoggia la fronte sul mio zigomo ed esala un respiro stanco
“Sapevo che avresti capito” dice. E trema.
E io sono sinceramente devastata per quella anziana donna gentile. E per l’amore che suo figlio le portava negli occhi.
“E tuo padre?” chiedo, insicura.
Non dimentico i rapporti che ci sono tra quei due.
“Starà bene.” Replica infatti, duro.
Si stacca da me improvvisamente serio “Stai riprendendo a scottare. Sta giù.”
“E' un raffreddore, non c’è da preoccuparsi!” dico, però mi stendo sotto le coperte tiepide.
Si alza in piedi. Non sa che fare.
Il suo sguardo vaga sulle superfici lucide dei mobili di legno alla ricerca di qualche dettaglio da cogliere… cosa cerca? Foto? Ricordi di vita insieme?
Non c’è più niente di suo. Quello che non si è ripreso è nascosto in uno scatolone in fondo all’armadio…
Roba di qualche altro uomo?
Nemmeno l’ombra.
“E' carino qui” dice alla fine dell’attenta ispezione “Ma non c’è molto di te…”
Non sa come continuare. Misericordiosa lo salvo.
“E' vero. Ma vivo praticamente a lavoro. Torno a casa solo per dormire.”
Non gli è piaciuta la mia risposta. Si irrigidisce.
“Me lo ricordo bene. Certe tue abitudini non cambiano.”
Allude. E fa male a far riemergere certe sepolture.
Vorrei sinceramente riuscire a lasciarmelo alle spalle…
“E' storia vecchia” replico piano.
“Sei fortunata. Se riesci a pensarlo.”
-dio, no. No-
“Alex, no. Non continuiamo a ripetere gli stessi errori…” dico.
Ma penso che vorrei che mi baciasse.
Si siede sul letto e mi prende la testa tra le mani.
“Mi manchi tanto” dice.
E la testa inizia a girarmi.
“E vorrei averti più vicina.”
“Sei sconvolto per tua madre” dico accaparrando lucidità dove posso “Non sai che cosa dici”
E lui si avvicina di più alla mia bocca “E invece lo so. Ti prego Alyson, ti prego.”
“No, Alex sarebbe un errore” dico e volto la testa “Ora più che mai”
E lui mi tira su contro di sé e mi stringe ancora un po’. Mentre mi culla il profumo di casa che, nonostante tutto, per me solo lui continua ad emanare.
E mentre sto per fregarmene di tutte le mie auto-imposizioni mentali e baciarlo mi arriva distintamente all’orecchio il rumore di un raschiamento di gola.
-questo deve essere un incubo!-
Perfettamente speculare all’immagine di mia madre risalente alla mattina prima, sta James.
Con lo stesso mazzo di chiavi che gli pende dalle mani.
“E lei chi è?” chiede Alex con un tono di evidente fastidio
“No, chi è lei.”
-bene, mi dico io, si piacciono!-
Alex e James mi guardano.
Ma io mi ostino a tacere.
Tanto so che appena aprirò la bocca per parlare mi aggrediranno entrambi!
“Allora?” dice finalmente James spostando lo sguardo da me e tornando a fissare Alex
e lui sospira “Alexis Denisof. Mi perdonerà se non aggiungo che è un piacere”
E io lo ringrazio mentalmente per non aver pronunciato quelle due parole.
“Bhe non lo è neanche per me, stia tranquillo.”
“E il suo nome?”
“James Marsters” ma non aggiunge altro.
E poi arriva LA domanda.
“Perché ha le chiavi?” dice Alex.
Serio.
E mi guarda.
E io vado nel panico totale.
Anche perché non lo so assolutamente come possa avere le mie chiavi!
E io guardo James
“Chiedilo a lui” lo indico col mento.
“Le ho trovate. Ieri. Nell’ingresso. Ho pensato di farti una sorpresa.
Ma a quanto pare tu l’hai fatta a me!
Sai che ti dico…”
Avanza minacciosamente tanto che Alex è costretto ad alzarsi e a frapporsi tra noi
“… che sono stanco di trovare uomini in casa tua! O nelle vicinanze!”
“Che storia è?” sbotta Alex, ignorato
“Oh scusa!” faccio io “Scusami tanto se non sono una monaca reclusa e non mi dedico alle preghiere in attesa di te!”
“Te la sei presa per la storia di ieri? Non mi hai creduto… posso darti il numero dello studio di doppiaggio, puoi verificare…”
“Prego?” Alex cerca ancora di capirci qualcosa educatamente
“Ma per chi mi hai preso?” la rabbia mi ringalluzzisce
“Io non faccio certe cose. O ti credo. O non ti credo.
Non sono così meschina.
E non ti credo.”
“Ehy! Ma che ti prende? Sono io che dovrei aggredirti rispettiamo i ruoli!
Io ti ho trovato con un tizio che a momenti ti baciava. Tanto per cambiare!”
“Ma che diavolo va farneticando lei?” sento Alex domandare velenosamente.
-Nemmeno la buona educazione inglese è infinita dopotutto.-
“Non mi stava per baciare!” replico come una stupida.
Ma per non so quale fortuna almeno mi fermo dall’aggiungere –semmai ero io che…-
Però dico “E poi non mi hai mai trovato a baciare qualcuno!”
“Alyson” fa Alex spazientito “Ma si può sapere chi…”
“Senti bello tu non ti impicciare!” dice James passando pericolosamente al tu.
Male!
Penso io. Alex tiene molto alla buona educazione. E tra me e me sogghigno.
La sua reazione non si fa attendere.
Resto imbambolata, infatti, mentre mi sembra di guardare la scena al rallenty e vedere Alex che spintona James per levarselo di dosso, mentre James risponde istintivamente con un pugno.
Grido.
Grido più forte che posso e sento il sapore del sangue della mia gola martoriata invadermi la bocca.
Il mio grido diventa uno stridio selvaggio.
E i due gladiatori si voltano verso di me. Vagamente consci che stavano per scatenare una rissa.
“Fuori” dico.
E nessuno dei due si muove
“Fuori. Tutti e due. Ora.”
Ancora niente.
“Non me lo fate ripetere.”
“Io non me ne vado” mi sfida James ostinatamente.
“Questa è casa mia!” dico allora io
James non se lo fa ripetere due volte che si stravacca sulla poltrona di pelle nell’angolo ai piedi del letto e riprende a fissarmi.
Indispettita lo ignoro
E noto che Alex non ha smesso un istante di seguirlo con lo sguardo.
Ipnotizzato da… -o cazzo!- dal maglione di James!
Che poi sarebbe suo.
Lo era, almeno…
Lo guardo implorante. Senza poter esprimere a parole la mia mortificazione.
E lui, di malavoglia, ma da vero gentiluomo, annuisce.
“Va bene. Ma tornerò. Perché dobbiamo parlare di molte cose.” E torna a fissare James.
Mentre vengo squassata da un provvidenziale attacco di tosse che mi fa piegare la schiena.
E Alex si intenerisce.
E mi regala un sorriso pulito.
E mi sembra il minimo tendere le braccia verso di lui e stringerlo forte per fargli capire che i miei casini non mi impediranno di stargli vicino in questo momento di dolore, se lui lo vorrà.
Come a rispondere alle mie preoccupazioni mi dice “Va tutto bene tesoro” e mi lascia un bacio gentile sulla fronte e James si irrigidisce ed esce dalla stanza.
Alex mi saluta.
E io mi tuffo nelle lenzuola.
Esausta.
Non faccio in tempo a sospirare di sollievo dopo aver sentito la porta d’ingresso chiudersi che nella stanza rientra James a passo di carica.
“Sai…” fa lui per attirare la mia attenzione, alzando il tono
“Ci sento benissimo” gli faccio notare io
E lui non da per niente peso alle mie parole
“…sono stanco pure di dover distribuire cazzotti a destra e manca per colpa tua!” dice e si avvicina al bordo del letto, piegandosi sui talloni per stare alla mia altezza.
Io intanto mi tiro di nuovo seduta.
“Nessuno ti ha pregato. Anzi, non avresti dovuto farlo.” E sono serissima.
“Allora, chi era lui?” dice più serio di me
“Lui è… era…un amico.” Dico poco convinta. Ma istintivamente non voglio che James sappia che sono stata sposata.
“E adesso non lo è più?”
“Cosa?” chiedo interrompendo il filo dei miei pensieri
“Cosa? Tuo amico!
Mi prendi in giro!
Quella non era amicizia. Quella era intimità.
E scommetto anche qualcos’altro.
Cos’è, siete stati a letto insieme?”
-oh si!-
No, meglio non dirlo!
Meglio cambiare argomento, anzi!
Ma cosa? cosa? COSA dico?
Ecco!
“Se con David avevi un motivo, sebbene non valido, Alex non avevi alcun diritto di aggredirlo. E ringrazia di non averlo colpito. È cintura nera.”
“Tremo di paura”
dice, ma si vede che è stranito.
Immagino si aspetti una spiegazione, non vedermi tessere l’elogio del tizio che ha provato a stendere.
-deve essere già stato abbastanza umiliante non esserci riuscito!-
ma sono troppo confusa per pensare a cosa si aspetta lui.
“E io faccio sul serio.
Non mi piacciono gli uomini violenti.”
Fa la faccia dura. Ma si vede che è ferito dal mio commento sprezzante.
Si sta preparando la risposta.
Ce l’ha lì, sulla lingua. Ma esita.
Deve essere qualcosa di cattivo.
“E a me non piacciono le sgualdrine!”
dice infatti.
Dopo un istante di totale sbigottimento la rabbia e l’umiliazione per un’offesa simile, proprio da lui, mi imporporano i lineamenti del viso.
Gli do uno schiaffo. Che risuona secco nella stanza.
“Vattene.”
“No” dice ma non ha il coraggio di guardarmi. Però si rialza in piedi.
“E invece ora te ne vai. Perché non sto bene.
Ma soprattutto perché non ho mai permesso a nessuno nemmeno di pensare una cosa simile di me.”
“No” ripete e si siede sul letto “Mi dispiace. Scusami.
Dire che sono mortificato è banale. Ma è così”
E mentre lo dice tutta la sua collera sembra evaporata.
“Non mi interessano le scuse tardive.”
“Alyson…” tenta di nuovo, provando ad allungare una mano verso il mio viso. Mano di cui io evito il contatto, tirandomi indietro di scatto, schifata. E facendo bene attenzione che si veda.
James si alza di nuovo in piedi.
E gira sui tacchi.
Se ne sta andando.
Sono quasi tentata di fermarlo per cantargliene altre quattro.
Quasi.
E infatti esce dalla mia visuale. Non prima di aver sbattuto la porta della mia camera, ovviamente.
Uno come lui non se ne va di scena in punta di piedi…
Non posso impedire ad una stupida lacrima di rotolarmi sulla pelle dello zigomo.
La ripulisco, stizzita.
Ma non faccio in tempo a dispiacermi che sia andato vai nonostante tutto.
Che sento la porta riaprirsi e andare a sbattere, spalancata, sonoramente contro il muro.
“Non penserai di cavartela così?”
-è…matto?-
lo fisso ma non spiaccico parola.
“Perché pensi che me la sia presa tanto?
Andiamo, non sei una bambina!
Secondo te perché sono così incazzato? Perché ho provato a stenderlo?
E perché sono venuto qui stamattina, alle quattro albe con uno stupido pacchetto di briosce?”
E mi viene quasi da ridire pensando alle quattro albe…
Sto quasi per chiedergli –e le altre tre sono andate a farsi un giro?-
Ma non mi sembra il caso.
James si è accorto che non lo stavo seguendo nel suo sproloquio, visto che mi limitavo a fissarlo imbambolata e mi scuote le spalle con le mani.
“Rispondi” insiste
ha gli occhi impossibilmente blu ricchi di sentimenti che si agitano veloci nelle iridi. Sentimenti difficilissimi da cogliere.
E questo mi da una brutta sensazione. Come di… paura.
“Io non lo so” dico con voce flebile, e sono sincera.
Io non so perché viene sempre qui nei momenti più assurdi.
Ma che vuole da me?
“Ah! Sei una bugiarda!” esclama un po’ più calmo.
E finalmente l’incantesimo azzurrino dei suoi occhi libera i miei.
E sono libera di guardarlo con calma tanto da vicino.
Così bello che fa male fissarlo intensamente.
Ma non è solo bellezza fisica.
È qualcosa a cui non so dare un nome.
Indefinibile, ma presente in ogni oncia di questo magnifico uomo.
Sotto pelle. Mi sembra quasi di sentirlo sibilare.
Ma che vuole da me?
“Ma si può sapere che vuoi da me?”
E penso di aver detto la cosa peggiore perché quel sibilo si fa più forte nelle mie orecchie.
“proprio non ci arrivi?” mi chiede duro.
E si getta su di me.
E prima che io possa anche solo pensare di gridare, la bocca di lui è già sulla mia.
-Mi sta baciando-
ma non è aggressivo come temevo.
Questa è adorazione. Mi dico mentre le sue labbra carezzano le mie.
È rispetto. Mentre la sua lingua mi chiede timida il permesso di duellare con la mia.
Passione e sentimento.
Questo è più di un bacio rubato dopo un litigio.
Lo guardo e cerco di riprendere fiato. Mi allontano da lui di pochi centimetri.
E lui si avvicina riportando la distanza di un soffio tra le nostre bocche.
Vorrei dirgli mille cose.
Ma mi zittisce con un altro morbido bacio stavolta leggero e setoso.
E io rimango lì. Immobile.
A cercare di trovare le parole per descrivergli il momento.
O forse non è il bacio.
Ma lui.
Sorride. E “Sono geloso” dice con espressione da monello.
Spalanco gli occhi.
-ge-lo-so?-
“E tu mi piaci tanto rossa!”
La circonferenza dei miei occhi è aumentata oltre misura e fa a gara con quella della mia bocca spalancata.
“Non hai niente da dire?” mi provoca sorridendo
e io faccio segno di no con la testa.
“Tesoro, ti consiglio di chiudere quella bocca se non vuoi essere baciata di nuovo!”
-adorabile bastardo!-
Ci penso su un secondo. E poi chiudo la bocca.
Ed è peggio di una doccia fredda per la sua aria tracotante e sorniona.
S’intristisce. E sta volta sono convinta che se lo lascio uscire se ne andrà davvero.
“Devo essermi sbagliato, allora” dice e mi da le spalle avvicinandosi allo stipite.
Non ha capito la mia provocazione. Il mio scherzo.
Dio, James certo che voglio essere baciata!
“James…”
Si volta speranzoso “Si?”
“Non mi sento bene. Prima di andartene faresti una cosa per me?” gli dico davvero sadica, cercando di non scoppiare a ridere per come lo tengo sulla corda.
Ma voglio fargliela pagare per avermi chiamata sgualdrina.
Sospira “Tutto quello che vuoi”
“Le pasticche nella scatolina grigia” dico a caso
Lui si guarda un po’ intorno e poi le trova.
Le prende e si riavvicina al letto per l’ennesima volta.
Le posa sul comodino.
Mi guarda interrogativo.
“Il termometro” faccio io, complimentandomi segretamente con me stessa
si gira a si mette a cercarlo mentre io lo ficco sotto al cuscino perfettamente consapevole che era sul comodino affianco al letto.
Dopo cinque minuti di ricerca obbligatoriamente infruttuosa, spazientito esclama “Dannato coso! Dove diavolo ti sei cacciato?”
Soffoco un risolino
E quasi mi sgama quando all’improvviso si volta per dire “Non lo trovo, mi dispiace. Vado a comprartene uno?” si offre spontaneamente
Il mio cervello pensa no –resta-
E la mia bocca dice “Si”
“James” lo chiamo “Prendi le chiavi, non voglio alzarmi per aprirti”
annuisce distrattamente, forse offeso di venire trattato come un cameriere
-così impari!- mi dico
“Altro?”
“Per ora no!”
Mentre James è fuori la febbre la misuro davvero.
Trentasette.due.
Sono praticamente guarita.
E mi è venuta fame per cui mi alzo e vado a mangiarmi pure uno dei dolci che mi ha portato lui.
-che carino voleva fare colazione con me!-
ma me ne ha combinate troppe nelle ultime ore.
Facciamolo pagare ancora un po’!
Appena sento il rumore delle chiavi nella toppa schizzo di nuovo a letto.
Entra con la sua incredibile camminata fluida.
Ha un sacchetto marroncino in mano
“Termometro. E pasticche per la febbre. Ho preso anche le vitamine nell’incertezza!”
Starei quasi per commuovermi se non dovessi crepare di risate.
“Un bicchiere d’acqua”
Sospira di nuovo e me lo va a prendere.
Quando rientra noto che si è tolto la giacca.
Ha capito l’antifona.
Me lo porge.
“Che altro posso fare?” chiede servizievole.
Sospetto che abbia capito e voglia prendersi gioco di me.
Ah si...
E così sono andata avanti tutta la mattina e anche metà pomeriggio.
Ci ho preso gusto.
E furbescamente lui non si lamenta ma accetta la punizione in silenzio.
Perciò da che è rientrato in casa la terza volta è stato tutto un “James la presa nel bagno non funziona! – James la fontana della cucina gocciola – James potresti dare una spolveratina ai libri del mobile in salotto?”
Piccoli lavoretti che da mesi dovevano essere fatti.
E lui è andato in giro a sistemare ogni cosa.
Ero tentata di chiedergli di sistemare lo scarico del wc ma non ho voluto infierire fino a questo punto!
A metà mattinata si è tolto il maglione ed è rimasto in camicia.
Nel primo pomeriggio ha dovuto togliere anche quella visto il piccolo incidente con la fontana della cucina…
mmm… mi è passato avanti un po’ troppo spsso per farsi ammirare da quando se l’è tolta.
Devo mortificarlo ancora un po’!! e ci ripenso sul wc…
“Mmm... James” lo chiamo con voce carezzevole
E lui sbuca immediatamente sulla porta
“Si?”
E' ancora svestito.
“Avrei bisogno di un ultimo favore!”
Alza gli occhi al cielo, senza speranza.
“E dopo potrò baciarti?” mi chiede con occhi dolci colmi di aspettativa
intenerita e vinta, capitolo definitivamente.
“Potresti baciarmi anche adesso se volessi” dico senza ripensamenti, ma con un po’ di rimpianto per lo scarico del water che dovrà aspettare l’idraulico.
“Me lo sono già guadagnato? E l’ultimo lavoretto?” dice ma si avvicina e mira alla mia bocca
Ma io per gioco mi allontano. E rido.
“Credimi ti conviene non fare domande in questo caso!” e rido di nuovo
Alza un sopracciglio, ma non commenta.
Si puntella su un gomito dopo essere scivolato al mio fianco sulle lenzuola.
“Mi perdoni per come sono stato stronzo?”
Sono ancora un po’ indecisa.
Mi ha fatto male quell’accusa. E mi fa male che potrebbe pensarlo davvero.
Per questo smetto di sorridere.
E lui mi da un bacetto rumoroso sulla guancia.
“Va bene, non importa. Aspetterò!”
Ancora non dico nulla.
E James non riesce più a trattenersi “Ah merda Alyson! Ma certo che importa! Non voglio pensi che posso credere che sei una sgualdrina! L’ho detto per ferirti…
Sono stato il tuo schiavetto fedele per tutto il giorno. E ho accettato di rimanere qui nonostante sia chiaro che c’è qualcosa tra te e l’inglese!
Non conta niente per te?”
Oh, si! Certo che conta.
Gli accarezzo con calma i lineamenti corrucciati della fronte e poi gli concedo due baci uno su ogni zigomo.
“Va bene. Ho capito.
Stai un po’ con me.” Dico e mi sistemo più comoda sui cuscini.
“Faremo le cose per bene io e te?” gli chiedo copiando la sua domanda
“Si le faremo” mi rassicura lui. E si stende cercando libero accesso alla mia pelle sotto il pigiama.
Poggia la testa nella nicchia del mio collo e, finalmente, esala un respiro di beatitudine.
Mi sento felice mentre lentamente gli occhi mi si chiudono e scivolo nel sonno.
Ma è un altro il viso che vedo appena i sogni mi vengono incontro…
Ancora così presto…
Così presto…
Oh James perché ti ho incontrato adesso? Perché non ti ho incontrato prima?
Nel dormiveglia mi agito. Ma ci sono le sue mani a stringermi.
Un leggero mal di testa mi ricorda che la mia salute non è ancora al meglio.
Ma sento questo calore… questo senso di protezione… non viene solo dalle coperte.
James.
Le braccia di James.
Il corpo di James.
E il mio.
E sono così felice che sia ancora presto.
Che siano passati pochi minuti da quando mi sono addormentata tra le sue braccia nella confusione di questo pomeriggio…
James dorme.
E questa è la seconda volta che ho la fortuna di scrutare in profondità le piccole rughe del suo volto.
E trovarle bellissime.
James ha quello sguardo.
E quel sorriso.
Imprescindibili dalla sua fisionomia.
Se penso a James non posso non pensare al blu oltremare dei suoi occhi. E al dolce ghigno predatorio che gli solleva gli angoli della bocca.
James E’ i suoi occhi e il suo sorriso.
Ma James è anche così nuovo e improvviso e imprevisto.
Sotto il ragazzo patinato (e platinato mi suggerisce una vocina) c’è qualcos’altro.
Non ho ancora capito cosa.
Ma mi è Chiaro che non voglio perdermelo.
Qualunque cosa sia.
Mi alzo cercando di fare meno rumore che posso. Ma tanto il bel giovane se la dorme della grossa!
Non posso neanche prendermela… devo averlo sfiancato!
Ma non ho voglia di ridere pensando che è nel mio letto.
Che potrei baciarlo accostando le mie labbra alle sue.
E che lui bacerebbe me.
Perché sono stanca.
E non è solo stanchezza fisica.
Dopo un matrimonio fallito e disperatamente rimpianto, una serie di storie da mezza tacca e la solidissima convinzione di non avere un futuro sentimentale, scivolare nell’apatia mi sembra il minimo.
È dura convincersi di dover abbandonare tutte le fantasie romantiche e i pensieri di riconciliazione sul tuo ex per far posto ad un nuovo scintillante wonder-boy…
James non si merita di venire battuto alla partenza dall’ombra di Alex.
E Alex non si merita di diventare l’uomo che mi ha impedito di trovare una stabilità affettiva.
Così come io non merito di trovarmi rannicchiata sul tappeto della mia stanza da letto mentre cerco di riattaccare le briciole del mio cuore e ridargli una forma decente…
Dannazione!
Detesto fare la patetica.
Detesto piangere.
Io non piango mai…
Ma sembra proprio che stavolta i fiumi abbiano rotto gli argini…
Dannazione!
Quando faccio una cosa la faccio in GRANDE!
Però perché proprio mentre il mio futuro interesse amoroso si stiracchia tra le lenzuola?
Ehi tu!!! Dannato idiota! Svegliati!!!
Non vedi che ho bisogno di te?
Delle tue mani? Di essere consolata…
Non vedi che tremo su questo pavimento duro come una bambina mentre avrei bisogno che qualcuno mi assicurasse che non dovrò mai più giocare al restauro con altri miei organi anatomici di vitale importanza?
Ho bisogno di rassicurazioni, certezze!
James!!!
Ho bisogno del tuo calore. Quello che mi regalavi poco fa, fino a che non ho trovato soffocante la tua stretta.
-James svegliati, baciami e dimostrami che posso amare di nuovo-
penso mentre mi avvio verso la doccia.
E lui rimane immobile, e ignaro, tra le lenzuola di cotone.
“Ciao tesoro. Ti senti un po’ meglio?”
Mi sorprende la sua voce roca mentre rientro in camera avvolta dal mio accappatoio azzurro polvere.
“Si” bascico senza entusiasmo.
James mi si avvicina e mi abbraccia passandomi le mani dietro la schiena e sfregando il tessuto umido del telo.
“Lascia che ti aiuti” dice dopo aver sciolto i miei capelli dall’asciugamano che li imprigionava.
Comincia a pettinarli con le mani, a soffiare tra i riccioli, a perdersi in carezze intrecciate.
“Vado a prendere un pettine”
E quando lo dice una tristezza incomprensibile mi assale.
Non voglio assolutamente che mi lasci.
E così lo fermo.
“No, non andare” dico e mi sento una stupida. Lo tratto come se fosse un soldato in attesa di partire per la guerra.
E James mi guarda per un istante senza capire prima di sorridere.
Mi prende la mano.
“Vieni con me, allora! Asciughiamoli. O prenderai freddo.
Dopo ceneremo. Ho cucinato.”
Non può accorgersene mentre mi trascina verso il bagno, ma una lacrima mi disegna una traccia bagnata che si confonde con le gocce d’acqua che cadono dai capelli.
Alex, il mio Alex, faceva lo stesso.
“Allora stai un po’ meglio?”
mi chiede James apprensivo accarezzandomi la fronte per controllare se scotta.
Sarà almeno la settima volta che lo fa da che sono uscita dalla doccia.
Siamo sul divano, davanti al mio impianto home theatre. Con un dvd che avevo in casa de “il paziente inglese”. Dopo aver mangiato un brodino vegetale io e una cotoletta di pollo lui.
Non so quanto sia colpa del film, ma non posso dire che la mia depressione stia migliorando.
James si accorge che sono pensierosa e mi sorride, per riavere la mia attenzione.
“No, non sei calda”
Ha ragione. Sto bene. Sono guarita.
E più plausibilmente non mi sono mai ammalata. Sarà stato un colpo di vento e lo stress della giornata a farmi sentire così male!
Sorrido. Ma sono ancora stanca. E tesa. E impossibilmente confusa.
“Vuoi che me ne vada?” mi chiede James all’improvviso, sbarrando i suoi grandi occhi blu con un moto di consapevolezza.
Non gli rispondo a parole. Mi fa male la gola. Ma scuoto convinta la testa. E mi sistemo meglio sul cuscino sulle sue gambe.
Sorride sollevato. Non voleva andarsene. E io non volevo ferirlo.
Ma ammetto che mi sarebbe piaciuto rimanere sola e in pace questa serata.
Cerco di riprendere il filo del film… per tante volte che l’ho visto l’unica cosa che riesco a ricordare perfettamente sono le parole di lei sul finale. Quando prima di morire nella grotta dice che siamo tutti viaggiatori….
Infatti mi devo essere persa delle scene fondamentali, perché non mi raccapezzo più!
Sarà forse perchè ho smesso già da un po’ di guardare lo schermo…
James ha un’espressione incredibilmente assorta mentre guarda Ralph Finnies bendato che racconta la storia dell’amore della sua vita all’infermiera Juliet Binoche.
Gli si formano delle piccolissime rughe intorno agli occhi quando li restringe per mettere meglio a fuoco i particolari di una scena.
Chissà cosa prova un attore quando vede un bel film…
“Avresti voluto essere tu il protagonista?” gli domando. E un po’ me ne pento. Perché è una domanda molto sciocca.
Mi sorride sghembo prima di arruffarmi i capelli caldi.
“Dolcezza io non sarei stato intonato!”
Mi piace molto che sia così autoironico.
“Hai ragione!” e mi sollevo un po’ col collo per accarezzargli le radici scurissime dei capelli.
“Ma perché li hai tinti?”
solleva un sopracciglio “Proprio non ti piacciono, eh?”
“Mi piacciono invece. Mi piace tutto di te! Ma non mi fa tanto piacere che tu sia così VISIBILE! Se per un qualche caso una ragazza non ti nota con i tuoi capelli naturali, così…”
“Dolcezza… NON ci sono ragazze che NON mi notano!”
“Ah… chiaro!”
Che dicevo sull’autoironia?
“Insomma li hai tinti perché…?”
“Ho perso una scommessa!”
Mmm… naturalmente non mi ha convinta. Ma non sono sicura di volerne sapere di più!
“Guardiamo il film” dice. E taglia il discorso.
Sto in silenzio.
Cullata dal suo petto che si alza e si abbassa vicino al mio viso.
Intreccio la mano alla sua sopra il mio seno.
E mi addormento.
Whoa!
Ma perché girano le pareti??
Suppongo si dovuto al fatto che è la mia testa che non smette di girare…
Afferro con la mano un lembo del lenzuolo e lo butto per terra. Ho caldo. Molto caldo.
Questo probabilmente perché mi sarà risalita la febbre!
Eppure la fronte è fresca. No!
Decido che il termometro non ho voglia di cercarlo ovunque per poi scoprire che ho ancora quei tristissimi decimi… oggi ho voglia di uscire, vedere i miei colleghi, andare dal parrucchiere e comprarmi un vestito! Magari non in questo ordine…
Si, in fondo vedere i colleghi non è che mi ispiri poi tanta impazienza… in fondo ho ancora la febbre, sono malata, sarebbe imprudente andare a lavoro se sono ancora malata…
senza considerare che così sarei costretta ad andare dal parrucchiere durante la pausa pranzo e troverei un sacco di clienti davanti a me!!
E poi, in effetti se dovessi andare a lavoro dovrei sbrigarmi a uscire di casa perché sono già le nove e sarei in un ritardo pazzesco…
invece se sto a casa mi curo, mi rimetto…
me la prendo comoda: più tardi in mattinata vado a fare shopping e nel primo pomeriggio vado dal parrucchiere!
Ecco, perfetto! James sarà contento!
Anche se non sono sicura che sia giusto mettermi in tiro per lui considerando quello che ha fatto: ma dico… alle sei del mattino mi ha svegliato! Alle sei!!
Ma quando mai io mi sono svegliata alle sei?
Non sapevo nemmeno che esistessero le sei del mattino!
“Scusa tesoro, ma volevo proprio darti un bacio…”
mi ha detto con quel suo sorriso da monello.
“Va bene, dammi questo bacio. Che mi rimetto a dormire!!”
Mmm… no sono stata proprio garbata…
E infatti lui ha tirato su le sopracciglia e mi ha guardata di sottecchi. “Cara, temo che dopo che ti avrò baciato il sonno ti passerà definitivamente!”
Cazzo! Come aveva dannatamente ragione!!
Non c’è niente da fare!
Sono perseguitata dal mio cellulare. Da che sono uscita non fa che squillare.
Gerome. Il mio collaboratore.
Pare che non sappiano proprio cavarsela senza di me…
E pare proprio che quella Julie Adams non sia stata una scelta felice per la parte di Willow…
La settimana prossima iniziano le riprese e lei non si decide a studiare le battute, non fa che chiedere modifiche al copione… manco fosse la gheller!
Non ho voglia di pensarci. Sono malata!
Mi dico mentre mi osservo nello specchio della boutique e la commessa cerca di convincermi a spendere un quarto dei miei risparmi attuali per comprare il vestito più bello che io abbia mai visto. E che, tra l’altro, sembra sia stato disegnato sulla mia pelle.
Gucci. E quando dico Gucci, è chiaro che è sinonimo di eleganza: collo alto ricamato di strass, scollo all’americana e schiena scoperta quasi fino ai glutei.
Mio dio…
“Mi spiace, ma non posso proprio permettermelo…” bascico senza speranza.
“Facciamo così” mi dice la commessa simpateticamente “Glielo metto da parte per qualche giorno… magari ci ripensa. Le sta d’incanto!”
“Pronto!” ringhio nel cellulare appena esco dal negozio convinta che siano di nuovo quelli della produzione… ma basta! Non possono perseguitarmi a oltranza!
È stato già abbastanza imbarazzante che mi abbiano cercato a casa e che io non abbia risposto.
Ho dovuto inventare che stavo andando dal mio medico generico per un paio di prescrizioni e una visita.
Ma questo due ore e mezza fa… E da allora non fanno altro che chiamare ogni venti minuti!
Ma che vogliono? Controllare l’orario in cui rientro a casa??
“Ehy tesoro! Tutto bene?”
perfetto! Appena sembra che la mia depressione post-trauma-sentimental-distruttivo si affievolisca, ricompare bello preciso davanti ai miei occhi il motivo precipuo di tale depressione…
“Si, Alex. Ciao. E scusami. Mi sono presa una giornata di malattia, ma dal lavoro non fanno che chiamare…”
“Allora sei a casa… perché non hai risposto?”
Eccone un altro. Ma tutti il giorno in cui cerco di frodare i miei capi si ricordano di me?
“Mmm no, veramente io sono fuori…”
“AH!”
Dal tono capisco che ha capito. E non voglio ramanzine. Così dirotto il discorso prima che possa attaccare la tiritera
“Sono da Gucci. Stavo tentando di comprarmi un vestito… ma in effett-” “Tentando?”
Alex certe cose proprio non le capisce
“sai, costava un po’ troppo… la commessa me lo ha messo da parte, ma non credo riuscirò a venire a comprarlo.”
“Hai la giornata libera Alyson?” taglia lui.
I miei discorsi sui vestiti non lo hanno mai molto interessato.
“Perché?” chiedo sospettosa
“Dobbiamo parlare. Ti avevo anticipato che ci sono cose che è meglio risolvere tra noi…”
Cazzo no!!! Inventa una scusa!
Pensapensapensa!
“Mmm... Alex io veramente stavo andando dal parrucchiere…”
Mio dio, mi complimento con me stessa, davvero geniale… penso con la mia espressione disperata mentre mi abbatto su una panchina
“Adesso?” esclama lui “E' ora di pranzo. Nessun parrucchiere è aperto a quest’ora. Dove sei? Passo a prenderti.”
Ecco! Quattro frasi precise. E il mio castello di poche carte mangiucchiate crolla con un colpo di fiato.
Evabene! Mi dico. Che sarà mai pranzare con un ex?!!
Ho chiamato James. Non voglio avere segreti con lui. Voglio essere corretta.
Voglio essere una donna di cui lui si possa fidare.
Senza contare il fatto che con la sfiga cosmica di questi giorni capace che incontravo James nello stesso posto in cui mi porta Alex…
e allora vaglielo a spiegare poi…
Così gli ho detto che andavo a pranzo con Alex.
Senza chiaramente specificare che sia il mio ex-marito. Va bene l’onestà…
Ognuno ha i suoi piccoli segreti dopotutto…
Non è stato molto felice della cosa. e ha mugugnato che spennerà come un pollo quel suo sedere insopportabilmente inglese se fa una mossa azzardata.
L’ho trovato molto carino!
Abbiamo confermato l’appuntamento di stasera. Mi ha detto di non divertirmi troppo senza di lui e abbiamo riagganciato.
Il posto è appropriato. Elegante ma non pretenzioso.
Come Alexis…
Lo guardo affascinata mentre dà prova del suo charme entrando nel raggio visivo di tutte le donne della sala (e di un paio di uomini) solo dopo che ci siamo comodamente seduti e stiamo mangiando e chiacchierando da una mezz’oretta.
Alexis è il tipo d’uomo che non si fa notare subito. Infatti si ha con lui sempre la sensazione che in qualunque posto sia, si trovi nel suo ambiente.
Ha questa capacità di sentirsi a suo agio. E far sentire a proprio agio le persone che sono con lui… una capacità rara…
Ecco. Adesso gli occhi verdi si sono tinti di blu scuro.
Si sta pulendo la bocca col fazzoletto. Si versa un po’ di vino dopo che gli ho fatto cenno di non volerne.
Beve una lunga sorsata. E poi allunga una mano sul tavolo. Verso la mia.
Vado nel panico all’idea che possa prenderla tra le sue.
Ma lui si limita a sfiorarmi il dorso col pollice e a sorridere.
“Non pensavo che mi saresti mancata tanto in questi mesi Alyson”
Merda! Stiamo cominciando MOLTO male…
Sono corsa a casa dopo aver avuto con Alex uno di quei colloqui che definirei catartici.
Quelle classiche discussioni in cui cerchi di esprimere tutti i tuoi pensieri, di chiarificare, di mettere tutto a posto, di spiegare i dettagli microscopici.
Per poi renderti tristemente conto che il tuo interlocutore non ha capito quasi niente!!
Più cercavo di spiegargli che resterò sempre legata a lui perché è stato mio marito e perché un affetto (-amore- mi dice dispettosa una vocina in falsetto) un AFFETTO come il nostro difficilmente si dimentica; e più lui capiva che lo amavo ancora.
“Dove andremo a finire io e te?”
mi dice a un certo punto.
“Quando sarà passato abbastanza tempo perché io smetta di pensarti… smetta di amarti” sussurra.
“Alyson…” dice ancora con quel suo timbro forte e dolce
AH! Colpo di grazia!
Come si fa a resistere?
Sono donna anche io? Mi chiedo allibita mentre mi allontano da lui ed esco dal locale senza aggiungere una parola…
Cammino sicura. Sono una donna di classe.
Con non chalance mi sposto i capelli lunghi dietro l’orecchio…
e appena esco fuori di vista comincio a tremare come una foglia.
Nemmeno me ne sono accorta.
Sto piangendo.
Ci sono momenti nella vita di una donna.
Momenti in cui è pronta a esporsi anima e corpo, nuda, all’osservazione esterna di un altro essere umano.
Qualcuno di cui si fidi e da cui possa trarre giovamento, consiglio e appoggio.
Questa persona fondamentale e insostituibile tende a diventare il punto focale delle nostre esistenze: il parrucchiere!
Tutte le donne conoscono la sua vitale importanza.
“E questo è tutto…”
dico asciugandomi il naso col dorso.
“Cara, lascia che ti dica una cosa, un mio piccolo parere che credo ti risolleverà il morale…” dice Alfredo.
Dopo che, mentre mi faceva la maschera ammorbidente-splendente-districante, gli ho condensato i miei ultimi giorni di vita dal momento in cui sono entrata tremante e distrutta dalla sua porta appena James mi ha chiamato per mandare a monte l’ennesimo appuntamento.
-scusa cara, sono impegnato con le registrazioni strumentali di un pezzo con la band.-
Ma che cazzo!
Sei un attore? Sei un cantante?
DECIDITI!!!
“E’ un COGLIONE!!”
continua Alfredo perdendo il suo charme. E questo richiama la mia attenzione dalle reminescenze in cui mi ero persa
“Chi, Alex?” chiedo istupidita dai vapori della tintura che si accinge a farmi
“Ma NO!! Mon petit!!Questo James! Rozzo, discolaccio volgare… come si permette di dare una buca a questo mio fiorellino… Ma guardati cara! Così per un uomo! Così appassita!”
Vorrei commentare a mia difesa che gli uomini sarebbero due, ma temo di peggiorare la questione.
Rimango un po’ in silenzio e poi gli faccio l’unica domanda possibile:
“Che dovrei fare secondo te?”
mi guarda mentre con occhio d’artista mette a posto le ultime gocce che colano dalla carta argentata sulla mia testa.
“E' semplice cara! Mandarli a cagare!
SHAMPOOO!”
Grida dirigendosi soddisfatto dalla prossima cliente.
Sono una donna psicologicamente distrutta.
Una donna psicologicamente distrutta molto attraente.
Alfredo ha fatto veramente un buon lavoro!
Anche se il mio umore non tocca terreno sotto le mie suole firmate, non posso che ammettere di sentirmi ancora triste.
Apro la porta.
Poso giacca e borsa sulla poltrona all’ingresso e scalcio le scarpe vicino alla lampada.
Qualcosa di cartaceo scivola dal mobiletto dell’ingresso e finisce sotto i miei piedi.
Lo butto in un angolo.
E poi LA vedo.
Una scatola bordeaux posata sullo scrittoio di legno.
Grande abbastanza da contenere… un VESTITO!
Esclamo con un’espressione di gioia assoluta e assoluto stupore quando mi accorgo che non è un vestito. Ma IL vestito!
Lo sollevo dalla scatola e lo poggio addosso!
Lo vorrei mettere e uscire per strada e ballare a piedi nudi solo per farmi vedere con le mie forme perfette e la mia chioma lucida!!
No, meglio di no…
Ma adesso sono davvero felice!
Un momento…
Chi è che regala un vestito a una donna? E…
O mio dio entranelsuoappartamento!
Spia furtivo i suoi movimenti per capire le sue abitudini e i suoi gusti! E le comincia a fare regali misteriosi prima che la sua follia omicida lo spinga a stuprarla in un angolo solitario di strada o nel letto del suo appartamento vuoto!!
Omiodio!
Un killer! Un assassino!
Uno stupratore!
Sono vittima di uno stupratore!
O mio dio chi può essere?
Il garzone del supermercato la settimana scorsa mi ha guardato le cosce…
Oppure quel viscido tassista che mi ha riaccompagnata spesso a casa dall’ufficio nel periodo in cui mi ritirarono la patente per la faccenda di quella multa scaduta da tre mesi…
Ah!! Oppure il tecnico del suono!
L’ho sempre detto che aveva uno strano sguardo quel bastardo!!
Ah! Aiutoaiutoaiuto!
Quando squilla il telefono per poco non mi viene un infarto!
È James.
“Scusa se non sono li con te. Ma qui andiamo per le lunghe” dice.
Non presto nemmeno attenzione a cosa gli rispondo. Troppo occupata a guardarmi in giro.
“Senti come è andata con Alex, poi?”
“Uh? Ah, si. Bene”
“Capisco. Volevo anche dirti tesoro che la prossima settimana sarà molto difficile che riusciremo a vederci. L’album esce a fine mese e noi abbiamo qualche ritardo per questioni tecniche. Voglio essere presente per capire cosa faranno della MIA musica!”
“Certo!” dico io
–la vita fa schifo, dovevo accettare la corte di Alex-
“Ma ho già trovato il modo di farmi perdonare!” dice
“Cosa hai in mente?” chiedo in un guizzo inatteso di curiosità
“Bhe, dovresti essertene già accorta!”
Cavolo! Il vestito è suo??!!
“Omiodio James è meraviglioso!! Ma come hai potuto indovinarlo? Era esattamente quello che volevo!”
“Sono contento rossa! Non volevo farti pensare che sto perdendo interesse. Perché al contrario, sono MOLTO interessato!”
e lo dice con una voce tale che mi scivola sotto il vestito, risale per le mie gambe e si ferma lì dove non dovrebbe.
Arrossisco. E rido felice.
Questa settimana è stato un vero inferno!
Le riprese cominciano lunedì prossimo e questa dannata Julie non fa che creare problemi!!
Dannazione a me e a quando l’ho assunta!
Il problema non sarebbe, in effetti, trovarne un’altra. IO sono la casting creator! Non fosse che il casting è finito…
Si può dire che ormai le sue battute le so a memoria per quanto le ho lette cercando di associare alle frasi un volto… ma niente… le lentiggini di quella Julie oscurano il mio campo visivo!!
In più James non si è veramente fatto vivo nemmeno una volta.
e se non fosse per quel magnifico vestito non vorrei più sentirne parlare!
Devo trovare una soluzione ai miei problemi lavorativi. E anche a quelli sentimentali!
Nemmeno Alex si è fatto vivo…
No. Nonono! Andiamo Aly fa la brava! NON pensarci!!!
Concentrati! Julie…
–Alexis-
Willow Rosemberg…
–Alexis-
fa il tuo lavoro da brava!
–Alexis-
James!!
–Alexis-
Il VESTITO!!
Ah!!!
Ecco, vedi? funziona!
Ho smesso di pensare all’innominabile!
Jamesjamesjames pensiamo a James.
Squilla il cellulare!
“James!!”
Dall’altra parte una voce elegante e irrigidita sussurra “No” in evidente imbarazzo.
Mi pietrifico!
Alex.
Oh merda!!
-No, Alex aspetta, non è come credi!- grido nella mia testa! Ma non ho nemmeno la forza di dirlo!
“Scusa, non volevo essere importuno! Avrei dovuto capirlo dal fatto che non mi hai chiamata per il vestito che non avevo speranze. Non ti importunerò più!”
E riaggancia.
Piùpiùpiù.
Solo quella stupida parola mi si ripete nelle orecchie.
E poi, naturalmente, quell’orribile suono del telefono riagganciato.
Solo dopo un minuto di assoluto stordimento mi costringo a ripensare alla conversazione.
Uh? Vestito?
“Devi ascoltarmi!”
Esordisco quando uno sbalordito Alexis mi apre la porta del suo appartamento in affitto.
“Alyson ma…”
“Sta zitto e ascolta!
Ho guidato come una pazza furiosa per mezza città dopo la tua stupida telefonata! Ma non lo sai che le persone bisogna ascoltarle? Che razza di educazione inglese è la tua?
Io sono stata tesissima per tutta la settimana perché tu, dopo la tua tardiva dichiarazione sei sparito senza una parola! –“Mi hai lasciato al ristorante come un cretino a metà conversazione mentre ti stavo aprendo il mio cuore!” mi interrompe teatralmente e un po’ indignato
“Sta zitto! Sai quanto ho aspettato io di sentirti dire che mi amavi ancora? Lo sai quante notti prima di firmare quegli stupidi documenti e anche DOPO ho atteso una tua telefonata? Un cenno? Lo SAI?
NO! Decisamente non lo sai!
Non ti andava bene niente della mia vita Alex! Non ti andavano bene le mie ambizioni, il mio disordine, i miei capelli sul pavimento! Non ti andava bene che non volessi bambini per un po’… per un po’ Alexis non PER SEMPRE! Nessuna donna vuole avere dei figli appena sposata mentre il suo lavoro sta cominciando ad andare bene! Ma potevi aspettare tu? No, è chiaro!
E allora cosa decidi? TU, sottolineo che TU decidi!
Vai dall’avvocato tre anni dopo.
E chiudi con una firma e quattro cartacce dieci anni di vita insieme e di amore!!
Vai in un’altra città e lasci me in preda alla solitudine. Senza spiegazioni! Con quattro bavose telefonate del tuo bavoso avvocato!
Hai preso le tue cose dalla nostra casa mentre io non c’ero!
Mentre NON C’ERO!
E quando finalmente mi rifaccio una vita e sto per innamorarmi di nuovo di un ragazzo così sbagliato che potrebbe essere quello giusto, tu ripiombi qui a dire che non hai mai smesso di amarmi? Ma che uomo SEI??”
Ansimo.
Sono sfinita!
Mio dio. Ho veramente detto quello che penso di aver detto?
Ma non c’è filtro tra quella fogna che è la mia bocca e il mio fottuto cervello?
Lo guardo veramente sotto shock.
E lui invece di sbattermi fuori a calci mi fa sedere e mi porta un bicchiere d’acqua.
“Scusami” mormoro senza voce.
“Non preoccuparti” mi dice con grandi occhi caldi.
“Scusami. Sono mortificata.
Non so cosa mi ha preso…
È che quella telefonata… il nostro disastroso incontro al ristorante… e poi sapere del vestito… Non avevo capito fosse tuo, giuro! Ti avrei chiamato subito altrimenti, quantomeno per educazione!
Io… non so che dire”
“Allora ascoltami.
Quando abbiamo divorziato ho cambiato città per evitare d’incontrarti, è vero.
E ho preferito farti sapere del divorzio dal mio avvocato dopo aver tentato sei volte di parlarne con te Alyson: sei!
Ma tu eri sempre troppo occupata a litigare con me per capire cosa volevo dirti veramente!
E allora ho pensato che cercare di metterti di fronte al problema in maniera diretta fosse una buona idea! Ho sperato che tu rifiutassi quelle carte, che non le firmassi, che mi cercassi!
Ma tu non hai battuto ciglio!
E dopo che ho portato via la mia roba hai cambiato la serratura.
Hai fatto cambiare il numero di casa!!
Cosa dovevo pensare?
Che non mi amassi più mi sembrava la sola risposta! Che non mi avessi mai amato…
Ti sono stato vicino in questi mesi di separazione.
Mi informavo di come andava avanti la tua vita dagli amici comuni, da tua madre.
Sono perfino stato a cena con lei e tua sorella qualche volta.
Non ho mai permesso che te lo dicessero…
Come hai potuto pensare che non ti volessi? Che ti avessi dimenticata?
Tu sei stata tutta la mia vita!”
Oh, Alex…
Lo guardo con i miei occhi verdi appannati dalle lacrime di commozione!
E capisco che anche lui è stato tutto la mia vita.
Cosa potevamo fare se non baciarci?
“Lo sai…” mi dice carezzando piano la mia spalla nuda, sotto le coperte del grande letto.
“Che questo mi è sempre mancato?”
“Fare l’amore con me?” gli chiedo sorridendo con una punta di malizia.
“No. Cioè si, anche. Ma mi è sempre mancato il tocco della tua pelle.
Nessuna mai ha avuto la tua morbidezza…” sorride e io gli carezzo piano i capelli corti in punta di dita. Scendo sulla tempia e seguo il contorno del filo di barba sulle guance fino alla mandibola.
Mi ferma di colpo la mano. Ha sempre sofferto il solletico sulla fossetta del mento.
Rido.
“Vuoi la guerra?” mi chiede coi suoi grandi occhi verdi
“E se fosse?” gli rispondo io
E lui mi tira sotto di sé e mi fa il solletico sui polsi, il mio punto debole. E mi tocca piano l’incavo del ginocchio con l’altra mano mentre mi soffia dietro l’orecchio.
Scoppio a ridere.
E sono così felice di questa nuova vecchia abitudine…
Mi tira sopra di sé e mi abbraccia le spalle e la schiena. Poggia il mento sul mio collo.
“Tra due giorni parto.” Mi dice.
È serio adesso. I suoi occhi sono di colpo di nuovo il colore del grigio di Londra.
“Lo sapevo” gli rispondo io.
E continuo a stringerlo.
“Vorrei che tu venissi…”
Dove? Con lui, in Inghilterra?
All’aeroporto a salutarlo?
Dove, Alex, dove vorresti che io venga?
“Verrò”
dico.
E lo bacio.
Sappiamo entrambi che non ci rivedremo mai più.
“No. Nono. NO! Così non va!”
Basta! Quella Julie è davvero pessima!
Ma come è possibile che non sappia recitare? Che non impari il copione? E soprattutto come è possibile che io l’abbia assunta?
Mi prendo la libertà di fermare le prove. Joss, il mio capo, sul set, non proferisce parola.
“Ma possibile