LE BUONE ABITUDINI NON MUOIONO MAI
(Per Fortuna)
A Chichi.
Perché è come una bestiolina selvaggia.
Irresistibile.
Ma guai a farla incazzare…
E al mio ‘Zagreo club’
Per tutte le volte in cui ho avuto bisogno di sapere che c’era.
E perché, ma si, diciamolo, a cedere al ricatto alla fine mi sono pure divertita.
NOTE : Naturalmente siamo noi. E non siamo noi.
Un salto nel futuro.
In quello che potrebbe, con un po’ di speranza, un pizzico di follia e molta molta fantasia, realizzarsi tra dieci anni.
Alla prima occhiata che gettò nella stanza, Julian per un attimo fu colto dall’impressione che fossero passati i ladri.
I ladri.
Nel suo perfetto, bellissimo, superlussuoso appartamento arredato con gusto moderno-minimalista.
Per sicurezza controllò la serratura. Che non risultò essere stata scassinata.
Quando poi dalla cabina armadio della camera da letto udì una serie di gridolini seguiti da un tonfo, la situazione all’improvviso gli si chiarificò.
“Amore…” - esordì, appoggiandosi allo stipite della porta con nonchalance, contemplando lo spettacolo di ciò che quella mattina era la loro camera in una sola, fugace occhiata. - “Hai bisogno di aiuto per caso?”
“No tesoro, sto bene. E sono qui...” - gridò una voce da sotto un cumulo di vestiario.
Julian misericordiosamente si diresse verso la fonte del disturbo, raccogliendo ciò che trovava sul suo cammino e cercando di sistemarlo sulle superfici piane libere.
Il pavimento era ingombro da un’infinità di magliette, un paio di jeans, un pantalone elegante, qualche camicia e un cappottino. Come ebbe modo di verificare personalmente Julian, quando ripescò la sua donna da sotto quella specie di crollo.
"Dì, stai traslocando?" - le chiese,
tirandola in piedi di peso e lasciando che si scrollasse di dosso i resti di quello che doveva essere buona parte del guardaroba invernale.
“Oh ciao amore. Grazie. E no, non sei così fortunato.” - replicò Michelle soave, aggrappandosi al suo collo e baciandolo. - “Ma in effetti ho in programma il viaggetto di cui abbiamo parlato. Ho solo avuto un piccolo incidente di percorso. Con la tua valigia. Che mi è caduta sopra. E ha provato a uccidermi.” - aggiunse poi, imbronciando un po’ il labbro. - “Me la prenderesti tu? E’ così in alto che non ci arrivo e mentre cercavo di prenderla ho fatto cadere qualcuna delle tue cose insieme alle mie…”
Julian guardò con commiserazione le sue camicie inamidate su cui lei poggiava i piedi nudi senza, almeno apparentemente, accorgersene.
Santo.
Dovevano farlo Santo.
Prima i suoi fratelli. e adesso pure quel tornado nella sua vita.
“Certo.” - annuì smagliante, prendendo il bagaglio rigido e sistemandolo sul letto, dopo aver fatto un po’ di spazio.
Poi Julian si guardò intorno, un pò perplesso. Ma quando parlò, scelse il tono serafico con cui imitava Logan alla perfezione. - “Sei sicura che non sia troppo? Stai via solo una settimana…”
Milchelle si sporse verso di lui, arricciando il nasino e scuotendo la testa - “Amore… dovresti conoscermi meglio…”
E Julian sorrise, di quel sorriso con cui in tribunale inchiodava imputati, pubblici ministeri, giudici e intere giurie. - “Ma io ti conosco. E so che il tuo istinto ti sta suggerendo di mettere in valigia l’intero guardaroba. Battendosi fieramente con la tua parte razionale che alla fine ti obbligherà a portare via l’indispensabile superfluo.”
Michelle non fece nemmeno finta di ascoltarlo. - “Ho un cappottino me-ra-vi-gli-o-so col collo alla coreana che Ale deve assolutamente vedere. E poi ci sono un paio di stivali che faranno impazzire Bibi. Per non parlare dell’intimo che voglio mostrare a Chichi. E i gioielli, falsi più del seno della tua ex moglie , ma così belli che Giulia impazzirà quando glieli farò vedere. E naturalmente questo è il minimo. Poi ci sono i trucchi, le giacche, i maglioncini, i pantaloni…” - elencò, contando tutto sulla punta delle dita man mano che depennava dalla sua lista mentale un oggetto già preso.
Naturalmente quando arrivò a dieci e le dita furono finite, pretese di utilizzare quelle di lui.
Julian resistette stoicamente per metà dell’inventario.
Poi pensò bene di attuare la tattica di distrazione che funzionava meglio con la sua donna. E quindi la baciò e se la portò a letto.
***
“Mi mancherai un pò ” - confessò poi Julian, con semplicità. Riuscendo a far sembrare credibile un pensiero da Harlequin.
“Vieni con me, allora.” - propose Michelle, rapita, carezzandogli il petto nudo - “Sono certa che le ragazze adorerebbero conoscerti. E poi non saresti da solo. Ci sarano anche Eddy e Methos. I fidanzati di Bibi e Chichi. Credo che potreste andare d’accordo.”
Julian le baciò una tempia, e poi la bocca. - “No, non vedi le tue amiche da almeno un anno. Che centro io?”
Michelle lo fissò improvvisamente incredula. - "Tu centri sempre Juls. Centri con me ."
Julian la baciò ancora, zittendola e stordendola come sempre. - “Sarà meglio. Non intendevo in quel senso. Intendevo che suppongo vorrete spettegolare.”
“Ovviamente.” - ribattè lei, senza nemmeno battere ciglio.
“E allora rifletti, come fareste a spettegolare in santa pace se l’oggetto dei vostri pettegolezzi, cioè io, fosse sempre fra i piedi?”
Michelle dovette convenire che il ragionamento non faceva una grinza.
Ma aggiunse, con una punta di malizia, che Julian si riteneva un po’ troppo presuntuoso se pensava che avrebbero parlato per tutto il tempo solo di lui.
Ci sono anche Eddy e Methos. E Viggo e Orlando…
“E poi…” - Julian aggiunse per dovere di cronaca - “Non parlo la lingua. E non posso lasciare lo studio in mano a Christian per una settimana!”
***
Il taxi, bianco e non giallo perché eravamo in Italia e non a New York, si fermò al centro di una piccola piazzola.
Michelle scese, e prese la borsa e il beauty.
Il tassista, rassegnadosi all’evidenza dei fatti, decise di toglierle dal bagaiaio la valigia enorme, aspettandosi poi una mancia extra. Che non venne.
Michelle infatti lo ricompensò con il suo più bel sorriso e tante parole di ringraziamento.
Il tassista, stranamente, si limitò a ingoiare una bestemmia in dialetto toscano. Poi scosse la testa, pensando che certi tipi di donne erano proprio una rovina per l’economia turistica…
Michelle, rimasta sola, ripescò dalla tasca il foglietto su cui si era appuntata l’indirizzo.
Le bastò attraversare la strada per trovare il palazzo.
Osservò con ammirazione la bella architettura, la finezza delle cancellate in ferro battuto, la cura dei giardini che lo circondavano.
E poi il citofono. Su cui tenne premuto il dito per il tempo necessario a rendere idrofoba una suora.
Quei Coventy... Che non aprivano...
Attese un tempo ragionevolmente lungo per la sua impazienza. Ovvero una manciata scarsa di secondi, prima di ripetere l’operazione.
Alla quarta volta sentì il rumore di una serranda che veniva alzata e di una finestra che si apriva cigolando sui cardini.
Bibi si sporse dal balcone, sterrefatta. - “Un momento! Abbiamo capito, l’interruttore elettrico non funziona!”
Michelle fece qualche passo indietro per entrare in aperta visuale. Un sorriso enorme sulla faccia.
“Ma… Micia!” esclamò Bibi alla finestra - “Ragazzi c’è Micia!” gridò verso l’interno - “Eddy, che fai lì impalato, vai ad aprirle, no? E prendile la valigia, non vedi quanto è grande, chissà come avrà fatto a portarla da sola povera stella!”
Poi tornò a rivolgersi a lei, mentre alle sue spalle si sbracciavano in festosi saluti almeno altre tre paia di mani.
“Sei arrivata in anticipo! Ti aspettavamo domani”
“Volevo farvi una sorpresa.”
"La sorpresa... la sorpresa voleva farci! E c'è riuscita!" - mugugnò Methos, scendendo le scale. Edward lo precedeva con più calma.
“Ciao Eddy!” - gli corse incontro Michelle quando lo vide.
Nella vita le erano sempre piaciuti i bruni. Ma doveva ammettere che Eddy era una splendida eccezione che confermava la regola.
“Cognatina... siamo contenti di rivederti.” considerò lui, allegro e ricambiò l'abbraccio con pacata compostezza. Era inglese. Così inglese .
Eddy era sempre uguale. E l’immortalità in quella sensazione centrava molto poco. Il calore dei suoi occhi e la dolcezza dei suoi modi rimanevano inalterati nel tempo, indipendentemente da quanto ne trascorresse.
“Era il minimo! La mia Bibi si sposa! Era ora, dopo questa vostra infinita convivenza…”
Eddy scosse i riccioli. Da anni predicava che i capelli corti erano più comodi. Ma se Bibi li preferiva lunghi…
Per affondarci dentro le mani, diceva sempre.
“Senti chi parla!Sei l'ultima che può farci prediche su convivenze lunghe.” - ritorse, prendendole di mano il beauty.
“Che centra? Io applico alla perfezione la regola preferita dalla tua promessa, Eddie. Fai come ti dico, non fare quello che faccio.” - sorrise Michelle, affibiandogli anche la borsa, "Grazie caro, sono così stanca..."
Eddie, con la pazienza che lo contraddistingueva, accettò il carico. E lo consolò malignamente il pensiero che la valigia non era responsabilità sua.
“Methos è qui apposta!” esclamò cogliendo al volo l'occasione mentre lui sbucava dalla rampa di scale.
"Apposta per dare consigli matrimoniali, o per portare la mia valigia?" - domandò Michelle, sollevando un sopracciglio.
“Guardate che vi sento! Non sono una bestia da soma. E poi Coventy aspetta di diventare esperto in materia. Chi lo sa…”
“Mai!” - ribattè il ragazzo con fierezza. - “La mia esperienza comincia e finisce con Lisie!”
“Suona biblico…” - considerò Methos, dando di gomito a Michelle.
"Un vero romantico."
La finestra si riaprì. E stavolta la voce di Chichi si elevò distintamente sopra tutte le altre. - “Vi comunico che mentre voi facevate convenevoli è andata via la corrente, quindi niente ascensore! Methos dai una mano, renditi utile!” proclamò, richiudendo l’imposta prima di un’eventuale rifiuto.
“Si Methos, renditi utile!” parodiò Michelle, incominciando a salire le scale con le mani occupatissime da occhiali da sole e telefonino.
Eddy il più veloce possibile, salì dopo di lei. E Methos rimase da solo nell’androne con la valigia rigida.
La guardò in cagnesco.
E poi si rimboccò le maniche.
“A noi due.” - Intimò al suo nemico.
***
Sarà forse che era disgustosamente di parte e che non si era mai vantata di essere un tipo obiettivo, e sarà pure che quando le cose capitano raramente le si apprezza sempre di più, ma ogni volta che Michelle rivedeva le sue amiche le ritrovava sempre più belle.
Incontarsi tutte le volte che si poteva in una città diversa era una sana, vecchia, gloriosa abitudine.
Si conoscevano da anni. Ed erano riuscite miracolosamente a tenere in piedi un’amicizia decisamente fuori dal comune nonostante le distanze.
Le loro vite andavano avanti su binari paralleli. Mai troppo vicini, ma destinati a incontrarsi all’infinito.
Giulia, Chichi, Ale e Bibi sedevano in fila compostamente sul divano quando entrò trionfante seguita da Eddy.
Di Methos invece si erano perse le tracce. Ma in compenso se ne sentivano distinatamente l’arrancare e i grugniti.
Michelle le guardò tutte insieme con aria interrogativa. Poi si mise le mani suoi fianchi. - “Bhe? Chi è la prima?”
Giulia si scambiò uno sguardo con Bibi, mentre Ale schioccò la bocca e Chichi scosse la testa. - “Non ci siamo ancora messe d’accordo.”
“E adesso come si fa? Mica penserete di far decidere me?”
“Potremmo fare una gang bang!” - esclamò Ale, sempre propositva.
“Io approvo.” - rispose Giulia.
“Pure io. Seguo la filosofia del più si è, meglio è!” commentò Chichi, lanciando a Methos, finalmente giunto al piano affannato e sudato, occhiate allusive che l’altro finse di non cogliere.
“Se Eddy non è geloso…” indagò Bibi.
Il ragazzo sollevò gli occhi al cielo “Geloso delle tue femmine? Non posso reggere il confronto.”
“Che strano. Parli come Christian!” commentò Michelle, guardandolo.
“No, parla come Lindsey piuttosto!” - rispose invece Bibi.
“Allora questa gang bang?” esclamò Giulia, impaziente.
***
Dovendolo ammmettere, Michelle non si fece pregare a dire che era sempre stata gelosa marcia delle famose riunioni milanesi alla sala del the.
E così, quando le ragazze le chiesero dove voleva andare per fare due chiacchiere in pace, colse al volo l’occasione per dichiarare che, anche se non erano a Milano, voleva la sala da the pure lei.
Si lasciarono guidare tutte da Bibi, che ormai, vivendoci da un anno e mezzo, conosceva Firenze benissimo.
“Allora, gli argomenti su cui fare pettegolezzo sono troppi! Io propongo di procedere con ordine!” - dichiarò Giulia brandendo un biscotto secco.
“Si. Ma quale? Alfabetico? Per similarità? Per importanza? E poi chi lo decide?” - commentò Ale, sorbendo una sorsata di the alla pesca.
“Mettiamo ai voti!” propose Chichi - “Da che partiamo?”
“Il matrimonio!” esclamò Michelle, senza nemmeno pensarci.
“Il matrimonio!” risposero anche Ale e Giulia quasi contemporaneamente.
Bibi le guardò tutte atterrita. E poi si scambiò uno sguardo d’intesa con Chichi - “Dimmi che almeno tu avresti risposto qualcos’altro…”
“Potrei. Ma dovrei mentirti.”
Le ragazze naturalmente pretesero di sapere tutto.
E non si accontentarono di quel genere d’informazioni generiche del tipo -dove eravate- -in che modo te l’ha chiesto- oppure -cosa hai provato quando è successo-
No, naturalmente no!
Vollero indagare le più recondite ripercussioni psicologiche. Analizzare lo spettro completo delle emozioni provate e dimostrate. Vollero stabilire con precisione certosina chi di loro quattro l’aveva detto per prima che entro l’anno Eddy si sarebbe finalmente dichiarato.
Finirono con il dover ammettere che almeno su questo ultimo punto non si sarebbero mai trovate d’accordo.
Bibi subì con buona tempra quella palese invasione della sua privacy. E anche se la sua indole riservata le imponeva quasi di tacere certi particolari, alla fine cedette e vuotò il sacco su tutta la linea.
“Non posso credere che te l’abbia chiesto il giorno del vostro anniversario, che dolce!” - esclamò Giulia sbattendo le mani.
Chichi la guardò con sospetto - “Com’è che quando vi ho raccontato di come si è dichiarato Methos, tu tutto questo entusiasmo non l’avevi?”
“Bella forza! Devi ammettere Chichi che chiederti in moglie mentre tu lo tenevi per il collo minacciando di staccargli la testa con le cesoie del giardino non è esattamente romanticismo puro! Se Methos non t’avesse sposato tu l’avresti fatto secco!”
“Mica scemo l’immortale!” commentò Ale
“Scusa ma i secoli di esperienza e le sessanntotto mogli precedenti dove li metti? Gli avranno pur insegnato qualcosa..” valutò Michelle, succhiando il cioccolattino che le avevano portato col caffè.
“Non ci posso credere! Hai voluto la sala da the e non hai ordinato il the!” commentò Bibi guardandola. - “Sei senza vergogna.”
“Che centra? Noi siamo qui per l’atmosfera. Non per il the! Avessi voluto il the me lo sarei fatto nella tua cucina!”
“Oh bella! Grazie!” rispose Bibi.
“Prego.” - sogghignò Michelle, senza sapere esattamente di cosa era stata ringraziata.
Le loro voci si accavallarono e Chichi pretese nuova attenzione. - “Ma ragazze, si, ammetto che forse sono stata un po’ violenta. Ma le cesoie arrugginite sono state una buona idea, su non lo pensate anche voi?”
“Certo. Un vero tocco di classe.” - concordò Bibi, magnanima.
“Hai dimostrato un bello stile. Ma perché spaventarlo con l’intimidazione? Tanto ormai lo sappiamo che sparisce, minaccia di non farsi vedere, ti fa disperare, ma non può stare senza di te. Tu… tu sei la sua svampit !” - esclamò Michelle, decidendo nel frattempo che quello era un buon espresso, ma un po’ leggerino per i suoi gusti.
“Oh per carità, ti sentisse l’osservatore… dice che solo lui può chiamarmi così!” - rispose Chichi, allungando la mano nella borsetta.
“E’ molto geloso.” - commentò Ale.
“Si, credo sia un po’ innamorato di lei. Fortuna che non sono possessiva...” bisbigliò Giulia.
“Ferma là!” esclamò Bibi in direzione di Chichi che si apprestava a scartare un leccalecca. - “Non qui dentro! Non in un posto in cui voglio tornare e non abbiamo ancora scandalizzato i camerieri! E soprattutto non mentre vi parlo degli addobbi della chiesa!”
***
“Ragazze, siamo proprio sicure che vogliamo parlare ancora della qualità del tessuto per i merletti delle panche della cappella? Penso che ci siamo fatte prendere dall’entusiasmo…” - azzardò Ale.
Giulia alle sue spalle soppresse di mala grazia uno sbadiglio.
Le ragazze si erano spostate dalla sala da the ai giardini pubblici. E quando si era fatto troppo buio erano rientrate nell’appartamento dei futuri coniugi Coventy.
Di Eddy e Methos, che probabilmente avevano ben chiara l’antifona, nessuna traccia.
“Ancora? E io che credevo fossero passate ai vestiti delle damigelle!” - esclamò Chichi pimpante e vendendo avanti nel salotto con un vassoio e dei bicchieri. - “Bibi, fai il tuo dovere di padrona di casa e offrici il cicchettino della staffa!”
“Ma dai! È già così tardi?” - commentò Bibi alzandosi, “Michelle ha iniziato a declamare le qualità del cotone rasato per le tovaglie. Ma io su questo chiuderei, almeno per oggi, il dibattito. Il mio cervello ha dato forfait. Troppe informazioni.” - Sparì verso la cucina, per fare quanto richiestole.
“Oh sta tranquilla! Viste le tue numerose incombenze, sappi che sarò ben lieta di alleviarti del peso scegliendo personalmente il mio vestito da damigella!” le gridò dietro Michelle, senza pietà.
“Hai capito la micia che altruismo?” ridacchiò Ale, “Bibi posso scegliermelo anch’io il vestito?” - aggiunse mentre Bibi rientrava con un paio e di bottiglie.
“Certo. Al mio matrimonio non ci saranno spumoni di tulle per le damigelle. Quanto alla micia, sono ormai talmente tanti anni che ci conosciamo che so quanto profonda sia la sua abnegazione!” - confermò solenne Bibi uscendo nuovamente dalla stanza.
“Vero?” esclamò Michelle, andandole dietro per schioccarle un bacio sulla guancia - “Sono o non sono profondamente... abnegata?”
“Perfetta come Julian. Quel tuo ragazzo perfetto ce lo devi presentare proprio! Siamo stufe di sapere tutto di lui solo a parole!” - la incalzò Bibi staccandosi dalla sua forma polipoide e ritornando sul divano, portando con se crackers, bistottini e patè.
“Già! Sappiamo pure quanto ce l’ha lungo, ma non l’abbiamo mai visto dal vivo!” - sentenziò Chichi, allungandosi sul divano come una gatta e incrociando le gambe alle caviglie.
“Chichi!” esclamò Ale scandalizzata. E poi si girò verso Michelle - “Micia! Hai raccontato quanto ce l’ha lungo? Ma io dov’ero?”
“Sarai stata impegnata come tuo solito!”
“Mai nessuno mi dice niente! E tutte usate sempre la scusa che sono impegnata!” - bofonchiò Ale, affogando indignazione e dispiaceri nel vino. E poi addentando una tartina che le passò Bibi.
“Si, già, che tragedia! Impegnata tra Viggo e Orlando deve essere un tale sacrificio!” - commentò Giulia togliendosi le scarpe e rannicchiandosi nella poltrona. - “A me Duncan non da mai quel tipo di problemi…”
“Vuoi dire che non ti porta mai a casa un altro maschione con cui condividere?” - indagò Ale.
“Mai.”
“Già non l’ha mai fatto nemmeno Julian” - commentò Michelle. - “Peccato…”
“Nemmeno Eddy, veramente.”
Trascorse un momento di silenzio.
Poi le quattro ragazze si guardarono tra loro.
E fissarono contemporaneamente tutte Chichi che giocava col suo bicchiere e sembrava beatamente ignara.
“Ma… ma Chichi… Methos…?...”
***
“Quanto ti fermi?” le chiese poi Chichi mentre fuori albeggiava.
Michelle non le rispose, e sorridendo si voltò verso di lei, dando le spalle alla finestra. - “Vedi? E’ già quasi mattina! A questo punto che senso ha addormentarsi? Metto su il caffè!” suggerì entrando in cucina e sentendo le altre tre rimaste sul divano ridacchiare mentre si scambiavano gli ultimi segreti.
Chichi le andò dietro. “Te lo ricordi che mi devi una risposta?”
“Certo!” sorrise ancora l’altra ragazza, accendendo il gas e cercando il latte per macchiare il caffè - “E te la do anche. Qualche giorno. Di più non posso, purtroppo! Ma tanto stavolta ci rivediamo a breve! Tra due mesi Bibi si sposa, vuoi che non torni per le nozze?”
Pescò dalla credenza le fette biscottate e sistemò la tovaglia sulla tavola.
Era prestissimo, ma le era venuta voglia di una colazione come si deve.
All’improvviso scoppiò in una risata. “Te lo ricordi Chichi? Te lo ricordi quando ci vedevamo alle convention e tu mi sfottevi perché io ero sempre quella che se ne andava a dormire per prima?”
Chichi iniziò a ridere anche lei - “E perché quella volta che fummo costretti a farti passare una mezza sbornia? Bambina quante ce ne hai combinate…”
“E perché la prima volta che mi son scordata il tuo compleanno, invece? Dio quanto ti sei incazzata…”
“Incazzatura giustificatissima! Sei proprio una bestia… ma ricordo di averti punito adeguatamente se non sbaglio…”
Chichi sorrise e poi scosse la testa. C’era la solita domanda che le doveva fare. Era la forza dell’abitudine. - “Sei felice lì? Sei felice tanto lontano da casa, micia?” domandò, aiutandola a sistemare delle tazzone di ceramica tutte colorate e tutte diverse su un vassoio.
“Si.” Michelle sorrise, rassicurandola che tutto andava bene. - “Ho sempre desiderato andarmene via. C’è stato un periodo della mia vita, mentre ancora studiavo, che vivevo come in attesa. Sai, come se fosse imminente questo punto di svolta di proporzioni cosmiche che avrebbe improvvisamente raddrizzato la mia vita… te lo ricordi? Te ne parlavo.”
“Si. Ma eri felice comunque no? Eri felice quando stavi qui, vero?”
“Ma si, certo che si! Solo che dopo lo sono stata di più!” confidò, facendole l’occhiolino. E spense il gas sotto il caffè che saliva nella macchinetta da espresso napoletano. -
“Bibi ne ha comprata una tempo fa perché sa che non mi piace il caffè troppo leggero. È incredibile! Ci vedremo si e no due volte all’anno ma tiene in casa la macchinetta di espresso napoletano per me!”
“Beh micia…” esclamò la su detta Bibi entrando in cucina e portandosi dietro Ale e Giulia, manco fossero due borsette. - “Come ti ho sempre detto, è divertente viziare le sorelline minori!”
“No…” la contraddisse Michelle, per il solo gusto di farlo - “E’ molto più divertente essere viziate che viziare!”
“Ma vi rendete conto che abbiamo chiacchierato ininterrottamente da ieri pomeriggio?” esclamò Ale addentando una fetta biscottata - “E voi siete tutte belle pimpanti, perfino la micia che solitamente dorme in piedi oltre un certo orario… dio! Chissà che occhiaie!”
“Ma va là che sei bellissima con quegli occhioni blu! E poi non c’è niente che un buon fondotinta non possa sistemare!” commentò Giulia, con praticità, assestandole una spinta e raddrizzandole ego e schiena in un colpo solo!
“Sarà l’adrenalina, l’emozione! Magari adesso appena ci sediamo attorno al tavolo ci addormentiamo e andiamo giù come tronchi…” suggerì Bibi mettendo il caffè nelle tazze. Michelle le passò lo zucchero mentre Ale prendeva il bricco del latte. E quella era la perfetta coordinazione con cui Angel e Spike si passavano le spade.
“Ma noi come facciamo a stare separate tanto a lungo?” chiese Giulia mescolando pensosamente nella sua tazza.
Michelle le osservò una per una. -
“Non lo saprei spiegare. Ma è certo che quando ci vediamo io mi dimentico di come è la mia vita senza di voi.”
E so per certo che non è altrettanto bella.