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I found me a reason so check me tomorrow we'll see if I'm leaking push and push and push 'til it hurts my devil's on roller skates (devil's on roller skates) down at the roller rink picking up chicks for me ones that push and push and push 'til it hurts push and push 'til it hurts (chorus) dirty enough I got me a love and it's so bad, it's so bad dirty enough I got me a love and it's so bad, it's so bad Life's for the living so check me tomorrow we'll see if I'm kidding push and push and push 'til it hurts ‘Hello Timebomb’ - Matthew Good Band
L’aria era frizzantina. Strana, incredibilmente nuova. Ma in realtà quello non significava niente. Ogni città sembrava nuova. Magari era diversa veramente. Eppure restava desolantemente uguale. Spike, in ogni caso, non era uno che perdeva facilmente la speranza. O che si arrendeva. E così ogni volta, con tutto il suo demone, sperava che potesse essere quella buona. Dopo il Messico, dopo quello che Dru gli aveva detto, aveva deciso di ritornare a Sunnydale. Per risolvere in modo cruento qualcuno dei suoi conti in sospeso con Buffy Summers e i suoi amici di merenda. Del resto era colpa del patto che aveva fatto con quella maledetta Cacciatrice se la sua regina nera aveva sentito addosso a lui puzza di umanità, e l’aveva lasciato. Per qualche ora il suo convincimento era stato totale. È colpa sua. La troverò, l’ammazzerò. E quando proverò a Dru che è morta, lei mi amerà di nuovo… Poi, invece, si era fatto un paio di bevute. E si era, come si può dire… distratto. I tizi che aveva sorpreso nel vicolo, fuori da quel vecchio locale, dovevano essere più ubriachi di lui… Dopo essersi bevuto il primo, provò un vago senso di stordimento. Alla fine del secondo scoprì che aveva difficoltà a stare in piedi. E quello fu un errore che pagò al prezzo di un paio di costole… La ragazzina era uno splendore. Nonostante lo sguardo vacuo e i sensi appannati, Spike percepì lo stesso tutta la sua forza. Nonché la sua dirompente, selvaggia, irruente sensualità. Era una cosetta piccola e bruna. Portava dei pantaloni di pelle e un giubbotti di jeans sopra un top attillato. Dai rigonfiamenti alle caviglie, e sicuramente anche negli anfibi, lui poteva intuire che lei nascondesse dei paletti. Ah… Se la Cacciatrice non fosse stata bionda e sottile, ad avvelenarsi il cervello sulla Bocca dell’Inferno, avrebbe giurato davanti al diavolo che fosse lei… No, questa qui non era la Cacciatrice. Ma a momenti era più carina. Burrosa, occhioni neri come la pece, bocca rosso scarlatto a forma di cuore… Lo sbattè alla parete con una velocità incredibile, fermandolo con una ginocchiata. Lui si chinò. Reprimendo un gemito acuto e scacciando le lacrime che gli addensarono le palpebre. La ragazza lo risbattè alla parete, caricandolo. Il muro alle sue spalle rischiò di sfondarsi. La sua schiena pure. “Ehy, vacci piano bellezza!” La ragazza gli rispose con un ansito, sporgendosi sopra di lui, allungandosi sul suo petto. La sua bocca morbida gli sfiorò la gola e Spike, nonostante fosse ubriaco per le birre e l’alcol che avevano in corpo le due portate della sua cena, ne avvertì il profumo. “Perché dovrei? A che ti serve la colonna vertebrale intatta se stai per morire?” “Mi può servire… non so… per fare questo!” esclamò Spike, disimpegnandosi. Ribaltando le loro posizioni e imprigionandola sotto di sé. “Bella mossa, vampiro” ridacchiò lei. “Mi hai presa..” soffiò, sulla pelle fredda lasciata esposta dalla camicia slacciata, come una gatta. Ma Spike non si lasciò ingannare. Intuì, ne fu certo, che fosse riuscito a immobilizzarla solo perché lei gliel’aveva permesso. “Chi sei tu?” La ragazza lo fisso di sotto in su, con gli occhi neri a trapassarlo, coperti dalle ciglia lunghissime e appesantite dal mascara. “Per quelli come te io sono la morte.” “No bellezza. Io sono la morte per quelli della tua razza!” lui rise, spingendosi su di lei. Mutando la sua fisionomia. Trasformandosi. Chinandosi verso il collo della ragazza con i canini snudati. Li passò sopra la pelle sottile della gola. Incise due lievi strisce rossastre sulla carne delicata. Inspiegabilmente non annusò tracce di terrore. Anzi, la ragazza sotto di lui, gli allacciò le ginocchia attorno al bacino. Era leggera. Morbida. Profumata di asfalto, sole e polvere. Si rese conto che l’emergere del suo demone l’aveva eccitata. “Anche tu devi essere una cacciatrice…” Negli occhi neri brillò una scintilla. “Sei carino. Ti vuoi divertire con me…” Spike s’impose di ritrovare la lucidità. Voleva essere sobrio per giocare una bella partita con una ragazzina interessante come questa qui. Si ritrovò quasi a sperare che durasse più delle altre… “Sai chi sono e cosa sto per farti, eppure non hai paura. Che strano…” “Certo che so cosa stai per farmi, ma ci riuscirai? Dopotutto non sai cosa sto per farti io…” Spike rise. Il volto umano che si ricomponeva mentre scompariva quello della caccia. Rise. La risata di un ragazzino. Gettando indietro la testa. E lei lo esaminò attentamente sotto la luce gialla del lampione. Il viso spigoloso, gli zigomi sporgenti sembravano essere stati intagliati nel marmo. La bocca invece era rosea, pareva morbida, attraente. I capelli di un biondo platino very cool lo facevano assomigliare a qualche cantante rock anni settanta. Ma furono gli occhi che la ammaliarono. Che per un istante le fecero dimenticare chi era. Blu, cangianti. Profondi, incantatori. Perfino dolci, assurdo a dire, che cazzata… Si, perfino dolci, ora, mentre rideva… “Che vorresti fare? Mi vorresti scopare forse?” Lei allungò le mani verso le sue guance fredde, socchiudendo gli occhi al contatto. Si avvicinò di più col busto, riassestando meglio il suo peso tra le braccia di lui. A chiunque li avesse osservati, sarebbero sembrati una coppietta intenta ad amoreggiare. “Perché no? Prima ti scopo. E poi ti uccido…” Gli occhi blu di Spike divennero dorati. Lei potè notare i due bianchissimi canini spuntare dalle labbra inferiori. Il resto del suo volto non mutò. “Va bene baby. Ma attenta, si fa a modo mio…” Vedremo poi se mantieni la promessa… Lei non si lasciò scalfire né intimorire da quello sguardo. Da quella voce irrisoria che si insinuava sotto i suoi vestiti come le sue mani. “Puoi giurarci vampiro. Puoi giurarci.” Spike le catturò la bocca con ardore impaziente. Per tacitarla, soggiogarla. Stordirla. Un bacio… da quanto non dava un bacio a una donna viva… Lei lo lasciò fare, s’inarcò di più, si tese come le corde di una chitarra. Ricambiò con lo stesso slancio. Carezzandogli l’interno delle labbra con la lingua. Aveva un buon sapore. Acre, salato. Forte di alcol e sangue. Un sapore che lei, a rigor di logica, avrebbe dovuto trovare disgustoso… Ma se avesse dovuto ragionare per rigidi schemi umani, quello che stava per fare, il sesso con un vampiro, doveva essere considerato aberrante. Soprattutto per una cacciatrice. Invece a lei piaceva. Si strappò il top, e i suoi seni, rotondi e perfetti, emersero sotto il giubotto. “Toccami.” Gli intimò, accellerando battiti e respiro. “Toccami e prendimi.” “A modo mio, te l’ho detto.” Spike si puntellò contro il muro, spostando le gambe di lei come fossero le proprie. Modellando il corpo di quella piccola ninfetta bruna come fosse una bambola di cera tiepida fra le sue mani. Oh, si… e lui voleva farla bruciare… Le sue dita fredde s’inserirono sotto la cinta. Giocarono con il bottone della chiusura. Poi lo fecero saltare, per l’irruenza con cui l’aprì. I pantaloni si strapparono. Rimase deliziato di scoprire che lei non indossava biancheria… La ragazza assaltò nuovamente la sua bocca, la linea volitiva e scolpita della mandibola, il collo. Lasciò una traccia umida sulla pelle pallida. Poi con le mani gli solleticò gli addominali. Godendo della consistenza serica della pelle, della concretezza di quel fascio di nervi e muscoli sotto i polpastrelli. “La cintura baby, e poi i pantaloni.” Sussurrò Spike, portandosi le mani di lei sul cavallo “E poi la tua bocca…” continuò, trasformando un gemito in un gorgoglio quando le labbra di lei scesero a solleticargli il pube. Con dignità la ragazza s’inginocchiò sull’asfalto. E con praticata esperienza lo prese in bocca. Il membro duro di Spike era fresco, morbido, invitante. Fu piacevole lambirlo con la lingua. Ma poi si sentì tirare per i capelli. Lui la rimise in piedi, sollevandole senza parole un ginocchio all’altezza della sua spalla. Permettendole di bilanciare tutto il suo peso sull’altra gamba. Le strinse i polsi dietro la schiena. Le solleticò l’interno coscia con i denti. Ma la penetrò senza preliminari. Gli si mozzò il fiato mentre la ragazza stringeva i suoi muscoli attorno a lui. E incontrava le sue spinte. E lo seguiva in un ritmo veloce e autodistruttivo. Più era violento e più sembrava piacerle… E a ogni entrata si apriva di più, cedeva di più, si dilatava e lo accoglieva. Le avvisaglie dell’orgarsmo li fecero tendere all’unisono. Si muovevano con coordinazione e intimità come se fossero amanti da sempre. Il piacere arrivò nello stesso momento per entrambi. Lei reclinò indietro la testa, lasciando che lui vagasse con i denti sul suo collo. Sudata e ansimante lo fissò con sospetto. Scagliandolo al lato opposto del vicolo con rapidità ed efficienza. “Questo non te lo posso permettere.” Gli disse, incombendo si di lui. Ancora scomposta. Ancora sconvolta. “Perché no? Scopare si, ma mordere proibito? È la tua regola? Devi essere una cacciatrice ribelle…” Spike si rialzò in piedi, barcollando per la tensione appena rilasciata. “Bhe, io me ne sono sempre fottuto delle regole altrui. Ho seguito solo le mie…” Tentò un secondo attacco. Usando tutta la sua potenza. Ma la ragazza lo bloccò ancora. Tenendolo per il collo. I capelli lunghi e neri che ondeggiavano come se fosse un’amazzone. Lo rispedì indietro. Spike si fermò dopo aver riacquistato l’equilibrio. “Vai.” Gli sillabò. Lui ritornò verso di lei, incredulo. “Mi stai lasciando andare?” Lei con uno scatto invisibile perfino ai suoi occhi, gli puntò un paletto sul cuore. “Servono i sottotitoli?” gridò, appoggiando e affondando. Ma fermandosi in tempo. Spike arretrò. Il legno che gli usciva dal petto, quando lei ritirò la sua arma, risuonò con uno schiocco viscido, sembrò un’imene che si lacerava. “E perché Cacciatrice? Perché te l’ho dato come si deve?” “Si. Esatto.” Spike perse ogni accezione ironica “Mi stai lasciando andare veramente?” Lei lo fissò, senza espressione. E poi si riassettò il giubotto per coprire la maglietta strappata. “Non ti sto lasciando andare. Domani ti ritrovo…”
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